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Argomento presente: « PER ARGENZIANO E PENZA »
ID: 6308  Discussione: PER ARGENZIANO E PENZA

Autore: Vito D'Adamo  - Email: Viad37@online.de  - Scritto o aggiornato: mercoledì 4 luglio 2007 Ore: 22:20

Carissimi,
Nonnovito, dopo l'invio senza problemi de "La Trappola", non riesce più ad inserire messaggi nel FORUM. Ho avvertito dell'inconveniente il Dott.Penza, inviandogli privatamente lo scritto, a lui destinato. Che è successo, a parte gli effetti della senilità, da domenica ad oggi? Vi prego, pertanto, di usarmi la cortesia, solita ed apprezzata, di venirmi in aiuto, provvedendo a inserire al posto giusto nel FORUM gli scritti allegati ( Sul peccato, sub titulo "Per Franco Penza" e Il Calitrano come contributo agli argomenti dell'Argenziano) Grazie e a buon rendere. Ciao a tutti.
Nonnovito.

Un rigo in bianco in alto prima del messaggio o uno spazio innanzi al primo rigo in alto dà errore e il messaggio non parte.

Egregio Argenziano,

desidero offrire un contributo alle tue ricerche sui dialetti campani, segnalandoti una rivista, corredata da foto d’epoca ed attuali, che tratta di storia, costumi e parlata locale, e che riporta brani, in rigorosa trascrizione dialettale, con testo italiano a fronte:

“IL CALITRANO”, diretto dal Dott. Raffaele Salvante – Via Canova, 78 – 50142 Firenze – Tel. 055.783936.

Forse il mensile già ti è noto. Nel dubbio, lo segnalo ed approfitto dell’occasione per inviare un particolare pensiero al valido Salvante, con il quale ho talvolta collaborato, inviando servizi su manifestazioni, organizzate dai Calitrani, residenti in Germania.

Con i migliori auguri per le tue ricerche, ti saluta Nonnovito.

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Caro Franco Penza,

accenni, nella tua lettera, ad un argomento biblico: il peccato originale; e mi trascini in un campo minato.
Innanzitutto,

a) dobbiamo riportarci ai tempi, ai costumi, alle credenze della società, cui erano indirizzate norme di carattere fondamentalmente religioso, alle quali uniformarsi;

b) avere sempre presente che l’agiografo propone un insegnamento, sottostante alla veste narrativa – vero genere letterario -, che informa il suo esprimersi, proponendo il messaggio nei modi e negli schemi, comprensibili ai destinatari, uomini dal sentire semplice ma ricettivo.

Ciò considerato, tentiamo una definizione del termine peccato, da vedere quale trasgressione, intenzionale o anche involontaria, che investe i rapporti divinità-uomo; è, quindi, un’infrazione delle norme, che li regolano e che disciplinano la religione. Vi sono, quindi, precetti preesistenti da rispettare. In caso di contravvenzione, pertanto, fanno seguito il giudizio: l’inchiesta, l’interrogatorio, la sentenza, le conseguenze (Gen. IV, 1-24),
Tutto ciò è puntualmente precisato dall’agiografo Non si identifica sempre con il nostro concetto di reato, che attiene alla sfera dei rapporti di civile convivenza, anche se i dieci comandamenti mosaici plasmano ancora oggi la sostanza dei nostri codici.

Il problema sorge, quando si cerca di legare l’aggettivo "originale" (termine, che non compare nella narrazione in esame), al sostantivo da specificare. Qual è, dunque, la collocazione di “originale”, rispetto a “peccato”?

Si possono congetturare, tra molte altre, talune ipotesi:

1) L’aggettivo “originale” è stato usato posteriormente alla redazione del passo in esame, magari a fini pratici per rubricare ed individuare l’episodio;
2) l’aggettivo vuol precisare la collocazione nel tempo come “prima” e gravissima infrazione dell’uomo al volere divino;
3) si riferisce al peculiare grado di trasgressione, talmente grave da essere particolarmente sottolineata.

Mi pongo queste domande, rivisito tali problemi. Personalmente, penso che il peccato, definito “originale” sia da considerare come disobbedienza da parte dell’uomo ad una calda raccomandazione, ad un divieto, espressi da Dio, aggravata dall’appropriazione, dal furto di una delle più squisite attribuzioni divine; ed aderisco a quanto confermato da molti esegeti e teologi, secondo i quali il peccato, cosiddetto originale, non può essere attribuibile a comportamenti di sfrenata sessulalità, tenuti dai nostri immaturi progenitori.

...Or, figliuol mio, non il gustar del legno
fu per sé la cagion di tanto essiglio,
ma solamente il trapassar del segno...

Dante Alighieri, Paradiso (XXVI, 115-117)


Nonno Vito


 
 

ID: 6316  Intervento da: Vito D'Adamo  - Email: Viad37@online.de  - Data: mercoledì 4 luglio 2007 Ore: 22:12

AGGIUNTA a "Per Argenziano e Penza".
Continuazione, dopo i versi di Dante, allo scritto per Franco Penza:
Nelle annotazioni, sempre commisurate al bisogno di chiarezza, apposte alla traduzione della Bibbia, da me curata, manca il commento a questa pagina difficile del Vecchio Testamento, senza che il revisore, né la Curia Arcivescovile di Napoli, cui spettava concedere l’imprimi potest e l’imprimatur, abbiano avuto qualcosa da ridire.
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Scopro – una vera sorpresa - che qualcuno mi considera l’Alberto Moravia di Torre del Greco, cosa che m’induce a credere che tale accostamento derivi più da un confronto tra le immagini fotografiche del Moravia e del sottoscritto, che pongono in risalto i segni dell’età, che dai miei meriti letterari, invero molto modesti per poter reggere ad una simile identificazione.
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Se ti è più comodo, puoi senz’altro portare francobolli, documentazione e copie di giornale in tipografia: mia sorella o il figlio provvederà a ritirare il tutto e farmelo avere. Grazie.

Ti ringrazio anche per la trascrizione di “Io e il vibrione” di Enzo, brano che avevo letto su diverse pubblicazioni; e non saprei dove trovarle. Grazioso il quadretto “pizzaiolo”, da te schizzato con l’occasione: una testimonianza di vita, convivialità e costumi torresi. Sono particolari, minimi, se vuoi, che però danno un sapore speciale ai ricordi di chi è lontano.

A risentirci. Un abbraccio da Nonnovito.
E saluti a tutti.


ID: 6312  Intervento da: Luigi Mari  - Email: info@torreomnia.it  - Data: mercoledì 4 luglio 2007 Ore: 18:51

Mio caro Vito,
a volte bsta un parametro di formattazione dl Word che blocca l'invio del messaggio.
Adesso sembra vada tutto bene.

Un abbraccio Luigi

P.S. - Riguardati guaglio', hai visto Angelo per fare il giovanotto ha avuto una blla scalmana.


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