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Argomento presente: « TORRESI ATEI E CRISTIANI » | |||||
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ID: 6338 Intervento
da:
Luigi Mari
- Email:
info@torreomnia.it
- Data:
giovedì 5 luglio 2007 Ore: 16:59
Questa testimonianza è doverosa in questo contesto. Io distribuisco matriale relativo a Torreomnia da molti anni. Solo per amore delle origini. Franco Penza fa volontriato e geriatria e quando ho fatto qualcosa per lui o la sua famiglia in Torreomnia, mi ha regalato libri ed altro: Fatto non consueto a Torre. Più i personaggi sono ricchi e più sono avari. Ma un'avarizia stupida, siamo al livello di un caffè, di una caramella. Il Dott. Penza si è disposto a cedere una collezione di francobolli al nostro Vito D'Adamo. Ora è in Tipografia, passerà la sorella di Vito a ritirarla. Mi guardo bene dal dire che io e Franco e Vito siamo migliori degli altri in senso assoluto. Avremo tanti difetti. Ma la generosità, molto sorella della carità, a Torre del Greco non dico che è rara, ma non è molto consueta. Se poi scendessimo nei particolri con l'aneddotica sarebbe l'inferno. Luigi Mari |
ID: 6337 Intervento
da:
la redazione
- Email:
info@torreomnia.it
- Data:
giovedì 5 luglio 2007 Ore: 16:31
IL BENE E IL MALE. A TORRE PIU' CONOSCIUTO COME IL DIAVOLO E L'ACQUA SANTA: MESSAGGIO: www.torreomnia.it/cristo.htm ![]() CICCIO RAIMONDO DICE: www.torreomnia.it/novita/mmiria.htm ![]() |
ID: 6336 Intervento
da:
Vito D'Adamo
- Email:
Viad37@online.de
- Data:
giovedì 5 luglio 2007 Ore: 16:18
Caro Franco, accenni, nella tua lettera, ad un argomento biblico: il peccato originale; e mi trascini in un campo minato. Innanzitutto, a) dobbiamo riportarci ai tempi, ai costumi, alle credenze della società, cui erano indirizzate norme di carattere fondamentalmente religioso, alle quali uniformarsi; b) avere sempre presente che l’agiografo propone un insegnamento, sottostante alla veste narrativa – vero genere letterario -, che informa il suo esprimersi, proponendo il messaggio nei modi e negli schemi, comprensibili ai destinatari, uomini dal sentire semplice ma ricettivo. Ciò considerato, tentiamo una definizione del termine peccato, da vedere quale trasgressione, intenzionale o anche involontaria, che investe i rapporti divinità-uomo; è, quindi, un’infrazione delle norme, che li regolano e che disciplinano la religione. Vi sono, quindi, precetti preesistenti da rispettare. In caso di contravvenzione, pertanto, fanno seguito il giudizio: l’inchiesta, l’interrogatorio, la sentenza, le conseguenze (Gen. IV, 1-24), Tutto ciò è puntualmente precisato dall’agiografo Non si identifica sempre con il nostro concetto di reato, che attiene alla sfera dei rapporti di civile convivenza, anche se i dieci comandamenti mosaici plasmano ancora oggi la sostanza dei nostri codici. Il problema sorge, quando si cerca di legare l’aggettivo "originale" (termine, che non compare nella narrazione in esame), al sostantivo da specificare. Qual è, dunque, la collocazione di “originale”, rispetto a “peccato”? Si possono congetturare, tra molte altre, talune ipotesi: 1) L’aggettivo “originale” è stato usato posteriormente alla redazione del passo in esame, magari a fini pratici per rubricare ed individuare l’episodio; 2) l’aggettivo vuol precisare la collocazione nel tempo come “prima” e gravissima infrazione dell’uomo al volere divino; 3) si riferisce al peculiare grado di trasgressione, talmente grave da essere particolarmente sottolineata. Mi pongo queste domande, rivisito tali problemi. Personalmente, penso che il peccato, definito “originale” sia da considerare come disobbedienza da parte dell’uomo ad una calda raccomandazione, ad un divieto, espressi da Dio, aggravata dall’appropriazione, dal furto di una delle più squisite attribuzioni divine; ed aderisco a quanto confermato da molti esegeti e teologi, secondo i quali il peccato, cosiddetto originale, non può essere attribuibile a comportamenti di sfrenata sessulalità, tenuti dai nostri immaturi progenitori. ...Or, figliuol mio, non il gustar del legno fu per sé la cagion di tanto essiglio, ma solamente il trapassar del segno... Dante Alighieri, Paradiso (XXVI, 115-117) Nelle annotazioni, sempre commisurate al bisogno di chiarezza, apposte alla traduzione della Bibbia, da me curata, manca il commento a questa pagina difficile del Vecchio Testamento, senza che il revisore, né la Curia Arcivescovile di Napoli, cui spettava concedere l’imprimi potest e l’imprimatur, abbiano avuto qualcosa da ridire. _________________________________________ Scopro – una vera sorpresa - che qualcuno mi considera l’Alberto Moravia di Torre del Greco, cosa che m’induce a credere che tale accostamento derivi più da un confronto tra le immagini fotografiche del Moravia e del sottoscritto, che pongono in risalto i segni dell’età, che dai miei meriti letterari, invero molto modesti per poter reggere ad una simile identificazione. _______________________________ Se ti è più comodo, puoi senz’altro portare francobolli, documentazione e copie di giornale in tipografia: mia sorella o il figlio provvederà a ritirare il tutto e farmelo avere. Grazie. Ti ringrazio anche per la trascrizione di “Io e il vibrione” di Enzo, brano che avevo letto su diverse pubblicazioni; e non saprei dove trovarle. Grazioso il quadretto “pizzaiolo”, da te schizzato con l’occasione: una testimonianza di vita, convivialità e costumi torresi. Sono particolari, minimi, se vuoi, che però danno un sapore speciale ai ricordi di chi è lontano. A risentirci. Un abbraccio da Nonnovito. E saluti a tutti. |
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