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Argomento presente: « TORRESI ATEI E CRISTIANI »
ID: 6335  Discussione: TORRESI ATEI E CRISTIANI

Autore: Penza Francesco  - Email: francopenza@interfree.it  - Scritto o aggiornato: giovedì 5 luglio 2007 Ore: 16:59

Caro Vito D'Adamo,
Pure in questo forum c'è sentore di ateismo, ma a noi che ci affasciano le cose bibliche cerchiamo di stare più lontano di sette peccati capitali citati per la prima volta da S. Tommaso D'Aquino.

Superbia
Avarizia
Ira
Lussuria
Gola
Invidia
Accidia

I sette vizi che crediamo devastino la mente di chi non sta bene con se stesso e rompe le sactole all'altre compromettendo una intera comunità cittadina.

Il peccato originale-La mela-Il serpente

Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, popolarmente si dice, mangiarono una mela proibita. Conviene subito notare che nel racconto non si menziona una mela.
Quest’idea deriva dalla versione latina della Bibbia. In questa lingua mela si traduce malus e male malum. Adamo ed Eva non mangiarono il frutto del male (malum), ma si pensò ad una mela (malus) a causa di un’assonanza tra i due lemmi latini.
Oggi che le Bibbie non sono più in latino, ma in lingua volgare, leggiamo che non mangiarono una mela ma un frutto proibito.

Dio non mortificò Adamo ed Eva solo per aver mangiato un frutto.
Il serpente è un simbolo, come il frutto.
Dai moderni studi biblici ed archeologici si sa che il serpente era il simbolo della religione Cananea, che gli Israeliti conobbero, entrando nella terra promessa. I cananei avevano come simbolo della divinità il serpente, che aveva fama di conferire l’immortalità per il cambio della pelle, che garantiva il ringiovanimento; che dava fecondità strisciando sulla terra, che per gli orientali rappresenta la dea madre, feconda e donatrice di vita; che trasmetteva saggezza.

Queste tre caratteristiche dettero al serpente il simbolo della saggezza e dell’immortalità, non solo tra i Cananei, ma anche tra gli Egizi, i Sumeri, i Babilonesi.
Il rapporto tra Israele e la religione cananea fu sostanziale. Quando gli Israeliti entrarono nella terra promessa, trovarono una popolazione evoluta e sviluppata. Il loro Dio si chiamava Baal ed era un Dio che concedeva la pioggia, il raccolto abbondante e la fertilità delle campagne. La forma più comune di rappresentanza di Baal era il serpente, simbolo della vita e dell’immortalità. Baal aveva la compagna Ashera, dea dell’amore e della fecondità. Il culto alle divinità era reso dai Cananei mediante la prostituzione sacra. Essendo un popolo eminentemente agricolo, essi pensavano che la fertilità della campagna e l’esito del raccolto dipendessero dall’unione sessuale di Baal con la sua sposa Ashera.

Pertanto si dovevano riprodurre sulla terra e non soltanto nel regno degli dei questi rapporti allo scopo di mantenere costante la fecondità. Per questo motivo i Cananei rendevano attuali i rapporti divini con le meretrici sacre, predisponendo piccole camere di fianco al tempio. Gli Ebrei cominciarono a rivolgersi al serpente, simbolo di Baal, sebbene avessero Jahvé come Dio Nazionale. Dopo secoli gli Ebrei si affrancarono dai Cananei, sostituendo i sacrifici di bambini primi nati all’agnello, ricordando il tutto quale peccato originale.

Dott. Franco Penza

 
 

ID: 6338  Intervento da: Luigi Mari  - Email: info@torreomnia.it  - Data: giovedì 5 luglio 2007 Ore: 16:59

Questa testimonianza è doverosa in questo contesto.

Io distribuisco matriale relativo a Torreomnia da molti anni. Solo per amore delle origini.

Franco Penza fa volontriato e geriatria e quando ho fatto qualcosa per lui o la sua famiglia in Torreomnia, mi ha regalato libri ed altro:

Fatto non consueto a Torre. Più i personaggi sono ricchi e più sono avari. Ma un'avarizia stupida, siamo al livello di un caffè, di una caramella.

Il Dott. Penza si è disposto a cedere una collezione di francobolli al nostro Vito D'Adamo. Ora è in Tipografia, passerà la sorella di Vito a ritirarla.

Mi guardo bene dal dire che io e Franco e Vito siamo migliori degli altri in senso assoluto. Avremo tanti difetti. Ma la generosità, molto sorella della carità, a Torre del Greco non dico che è rara, ma non è molto consueta.

Se poi scendessimo nei particolri con l'aneddotica sarebbe l'inferno.

Luigi Mari




ID: 6337  Intervento da: la redazione  - Email: info@torreomnia.it  - Data: giovedì 5 luglio 2007 Ore: 16:31

IL BENE E IL MALE.
A TORRE PIU' CONOSCIUTO COME IL DIAVOLO E L'ACQUA SANTA:

MESSAGGIO:

www.torreomnia.it/cristo.htm

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CICCIO RAIMONDO DICE:

www.torreomnia.it/novita/mmiria.htm

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ID: 6336  Intervento da: Vito D'Adamo  - Email: Viad37@online.de  - Data: giovedì 5 luglio 2007 Ore: 16:18

Caro Franco,

accenni, nella tua lettera, ad un argomento biblico: il peccato originale; e mi trascini in un campo minato.
Innanzitutto,

a) dobbiamo riportarci ai tempi, ai costumi, alle credenze della società, cui erano indirizzate norme di carattere fondamentalmente religioso, alle quali uniformarsi;

b) avere sempre presente che l’agiografo propone un insegnamento, sottostante alla veste narrativa – vero genere letterario -, che informa il suo esprimersi, proponendo il messaggio nei modi e negli schemi, comprensibili ai destinatari, uomini dal sentire semplice ma ricettivo.

Ciò considerato, tentiamo una definizione del termine peccato, da vedere quale trasgressione, intenzionale o anche involontaria, che investe i rapporti divinità-uomo; è, quindi, un’infrazione delle norme, che li regolano e che disciplinano la religione. Vi sono, quindi, precetti preesistenti da rispettare. In caso di contravvenzione, pertanto, fanno seguito il giudizio: l’inchiesta, l’interrogatorio, la sentenza, le conseguenze (Gen. IV, 1-24),
Tutto ciò è puntualmente precisato dall’agiografo Non si identifica sempre con il nostro concetto di reato, che attiene alla sfera dei rapporti di civile convivenza, anche se i dieci comandamenti mosaici plasmano ancora oggi la sostanza dei nostri codici.

Il problema sorge, quando si cerca di legare l’aggettivo "originale" (termine, che non compare nella narrazione in esame), al sostantivo da specificare. Qual è, dunque, la collocazione di “originale”, rispetto a “peccato”?

Si possono congetturare, tra molte altre, talune ipotesi:

1) L’aggettivo “originale” è stato usato posteriormente alla redazione del passo in esame, magari a fini pratici per rubricare ed individuare l’episodio;
2) l’aggettivo vuol precisare la collocazione nel tempo come “prima” e gravissima infrazione dell’uomo al volere divino;
3) si riferisce al peculiare grado di trasgressione, talmente grave da essere particolarmente sottolineata.

Mi pongo queste domande, rivisito tali problemi. Personalmente, penso che il peccato, definito “originale” sia da considerare come disobbedienza da parte dell’uomo ad una calda raccomandazione, ad un divieto, espressi da Dio, aggravata dall’appropriazione, dal furto di una delle più squisite attribuzioni divine; ed aderisco a quanto confermato da molti esegeti e teologi, secondo i quali il peccato, cosiddetto originale, non può essere attribuibile a comportamenti di sfrenata sessulalità, tenuti dai nostri immaturi progenitori.

...Or, figliuol mio, non il gustar del legno
fu per sé la cagion di tanto essiglio,
ma solamente il trapassar del segno...

Dante Alighieri, Paradiso (XXVI, 115-117)


Nelle annotazioni, sempre commisurate al bisogno di chiarezza, apposte alla traduzione della Bibbia, da me curata, manca il commento a questa pagina difficile del Vecchio Testamento, senza che il revisore, né la Curia Arcivescovile di Napoli, cui spettava concedere l’imprimi potest e l’imprimatur, abbiano avuto qualcosa da ridire.
_________________________________________

Scopro – una vera sorpresa - che qualcuno mi considera l’Alberto Moravia di Torre del Greco, cosa che m’induce a credere che tale accostamento derivi più da un confronto tra le immagini fotografiche del Moravia e del sottoscritto, che pongono in risalto i segni dell’età, che dai miei meriti letterari, invero molto modesti per poter reggere ad una simile identificazione.
_______________________________

Se ti è più comodo, puoi senz’altro portare francobolli, documentazione e copie di giornale in tipografia: mia sorella o il figlio provvederà a ritirare il tutto e farmelo avere. Grazie.

Ti ringrazio anche per la trascrizione di “Io e il vibrione” di Enzo, brano che avevo letto su diverse pubblicazioni; e non saprei dove trovarle. Grazioso il quadretto “pizzaiolo”, da te schizzato con l’occasione: una testimonianza di vita, convivialità e costumi torresi. Sono particolari, minimi, se vuoi, che però danno un sapore speciale ai ricordi di chi è lontano.

A risentirci. Un abbraccio da Nonnovito.
E saluti a tutti.


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