![]() |
Torna all'indice Comunità |
||||
Puoi anche Tu intervenire a questo argomento o invia un post alle e-mail private |
|||||
Argomento presente: « NEWS TORRE 17 07 2007 » | |||||
|
ID: 6531 Intervento
da:
la redazione
- Email:
info@torreomnia.it
- Data:
martedì 17 luglio 2007 Ore: 10:42
Sulle navi che portano i falsi Napoli capolinea della contraffazione cinese: 15mila container ogni settimana FULVIO MILONE Povera Napoli, qui pure le macchinette per il caffè, il top delle bevande per chi vive sotto il Vesuvio, vengono dal Far East. Come le scarpe Nyke, le borse D&G e Vuitton, gli orologi Rolex, i gadget della Disney e i dvd, cappelli, misuratori per la pressione e stetoscopi, rasoi elettrici e cannocchiali, trapani e scope rotanti pubblicizzate in tv, pezzi di motore e motorini. Tutto falso, quasi tutto made in Cina. Destinazione: il porto di Napoli, meta preferita dalle imprese asiatiche alla conquista del mercato illegale europeo perché si raggiunge percorrendo la rotta più breve ed economica. Un tempo, subito dopo la guerra, quando tutt’intorno la città mostrava le ferite dei bombardamenti, questa mezzaluna di cemento e acciaio poggiata sul mare davanti a Capri era il regno dei borsaneristi che si accaparravano, spesso con la complicità dei militari americani, le derrate provenienti dagli Stati Uniti e destinate alla popolazione. Oggi il porto è il crocevia di un altro traffico non meno illegale, quello dei falsi, del finto lusso riservato a chi sogna una griffe ma non può permettersi quella autentica. Le cifre stratosferiche sfornate dalla Guardia di finanza dicono che il mercato è in enorme ascesa: se l’anno scorso è stata sequestrata merce per sei milioni di euro, nel primo semestre 2007 il valore dei prodotti contraffatti caduti nelle mani del «nemico» ha superato i 24 milioni. Merito delle indagini delle Fiamme gialle, certo, ma anche segno del boom della falsa griffe. Quei dati, però, vanno calcolati per difetto, perché riguardano solo la merce individuata dagli investigatori. E’ impossibile stabilire quanta roba passi inosservata attraverso le maglie dei controlli eseguiti dai finanzieri, che lavorano a stretto contatto con le autorità doganali. Se ne può avere un’idea ascoltando le parole del colonnello Luigi Della Volpe, comandante del nucleo di polizia tributaria della Finanza di Napoli: «In città e in provincia, nel 2006, abbiamo sequestrato cinquanta milioni di articoli, e se nello stesso anno le persone coinvolte erano circa 700 nei primi sei mesi del 2007 abbiamo già raggiunto quota 646». Il porto di Napoli è una città (ricca) nella città (povera), con i suoi 950 metri di banchina, 130 mila metri quadri di terminal container e trentamila metri quadri esterni. Qui si concentra il 70 per cento dell’export mondiale via mare del sud est asiatico. Le navi provenienti soprattutto dai porti della Cina sfornano ogni settimana 15 mila container. La parte del leone la fa la Cosco, il colosso asiatico che, consorziato con altre compagnie, gestisce questo fiume in piena di merce di ogni genere. Occupa il più grande dei tre terminal container di cui il porto è dotato. L’area è inaccessibile, una sorta di Fort Knox del commercio internazionale protetto da un piccolo esercito di poliziotti privati e, naturalmente, sotto il costante controllo di un nucleo operativo della finanza guidato dal capitano Cristiano Tomassi. I mastodontici container da 30 metri quadri, spiegano gli investigatori, possono celare di tutto: borse nascoste fra i semi di soia, macchine per riprodurre loghi di famosi cosmetici occultati da rotoli di carta per stampanti, pupazzi della Disney «mimetizzati» fra gli addobbi natalizi. Spesso gli oggetti stipati dei container sono sottovuoto, per creare più spazio. Controllarli è un’impresa complessa e difficile, anche perché occorre fare in modo che l’accuratezza degli accertamenti non rallenti troppo i ritmi di lavoro che nel porto sono frenetici. E poi ci sono i container diretti ad altre città d’Italia e all’estero: quelli dovranno essere controllati dalle autorità dei luoghi di destinazione. Sì, perché le griffe taroccate non si fermano tutte a Napoli: buona parte della merce è dirottata verso il nord Italia, in Francia, in Spagna e in altri Paesi europei, per finire sulle bancarelle degli ambulanti africani che si trovano all’ultimo posto della filiera. Più in alto ci sono i grossisti, e prima ancora gli imprenditori italiani che trattano l’acquisto delle merci con gli industriali cinesi avvantaggiati, nel loro Paese, dalla totale assenza di regole in nome dello sviluppo economico. Capita spesso che a trattare con gli imprenditori asiatici siano dei personaggi campani. E camorristi. «Da alcune indagini è emerso come i vertici di clan molto agguerriti abbiano gestito direttamente la distribuzione di prodotti contraffatti provenienti alla Cina - spiega il colonnello Luigi Della Volpe -. La camorra si muove anche sul fronte per così dire "interno": abbiamo accertato, infatti, l’appartenenza ai clan di ditte che producevano griffe false in Italia». Imprese che sfruttano il lavoro di immigrati clandestini, spesso cinesi, pagati con un tozzo di pane. Ma questa è un’altra storia. Fonte www.lastampa.it |
ID: 6530 Intervento
da:
Serena Mari
- Email:
sery_mari@hotmail.com
- Data:
martedì 17 luglio 2007 Ore: 01:04
ALLARME (O ALLARMISMO) PER L’OSPEDALE NAPOLETANO DEL MARE Sarebbe a rischio di eruzione vulcanica, secondo Martino Cavalli di Economy, la sicurezza dell’Ospedale del Mare, in via di completamento a Napoli, nella zona orientale. Secondo il giornalista viene costruito “ a pochi metri dall’area a massimo rischio”. Ora è vero che l’ospedale, con 450 posti letto, è al limite, anche un po’ rientrato, della cosiddetta zona rossa. Ma il pericolo, salvo imprevedibili ipotesi di eruzione proprio al limite dell’area, è altrove: migliaia di abitazioni civili costruite ed abitate ben più dentro e faglie che attraversano scuole e si perdono a mare dove ribolliscono da Torre del Greco a Torre Annunziata, piccolissime bocche eruttive. Ma nessuno, salvo qualche interrogazione parlamentare con ambigue risposte di qualche anno fa, dice nulla. Fonte www.iniziativameridionale.it |
ID: 6529 Intervento
da:
Serena Mari
- Email:
sery_mari@hotmail.com
- Data:
martedì 17 luglio 2007 Ore: 00:58
Tennis: Fed Cup Bnp Paribas, Torre Del Greco Candidata Per Eventuale Finale Gio 12 Lug, 4:32 PM L'eventuale finale della Fed Cup BNP Paribas a Napoli. E' quanto ha chiesto questa mattina la dirigenza del Garden Vesuvio 1972 di Torre del Greco al presidente della Federazione italiana Tennis, Angelo Binaghi, al quale ha presentato la propria candidatura per organizzare l'eventuale epilogo della manifestazione il 15 e il 16 settembre. Nel prossimo week-end sono in programma le due semifinali: l'Italia, campione in carica, ospita a Castellaneta Marina la Francia, nella rivincita della semifinale dello scorso anno che vide le azzurre trionfare proprio ai danni delle transalpine e in trasferta. L'altro confronto vede una di fronte all'altra gli Stati Uniti e la Russia. Se le azzurre del capitano Corrado Barazzutti dovessero spuntarla contro la Francia e gli Usa delle sorelle Williams avere la meglio, la finale della Fed Cup BNP Paribas si disputerebbe in Italia. Fonte it.eurosport.yahoo.com |
ID: 6528 Intervento
da:
Serena Mari
- Email:
sery_mari@hotmail.com
- Data:
martedì 17 luglio 2007 Ore: 00:55
Il motivo della lite: la morte di un parente anziano Maxi rissa a Torre del Greco, scattati dieci arresti E' stata una violenta lite quella che si è scatenata sabato scorso a seguito della morte naturale di un anziano. Protagonisti dell’amara vicenda: due famiglie, che, hanno iniziato a discutere animatamente proprio a causa della morte dell’ottantenne. I parenti infatti, inizialmente si sono accusati a vicenda, fino poi ad arrivare alle mani, attribuendo la responsabilità della morte dell’anziano ad una mancata assistenza da parte di uno dei due figli. E così l’abitazione dell’ottantenne defunto, situata in via Monsignor Felice Romano, è diventata scenario di una vera e propria rissa: a fronteggiarsi erano uomini e donne. A questo punto è giunta la segnalazione al commissariato di Torre del Greco, ed immediatamente c’è stato l’intervento di una volante. Nonostante l’arrivo degli agenti, la lite è continuata coinvolgendo addirittura i due poliziotti intervenuti, che poco dopo sono stati accompagnati al pronto soccorso e le cui lesioni sono state giudicate guaribili in sette giorni. Epilogo della serata: dieci arresti per cause varie. Dalla rissa aggravata alle lesioni e alla violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Tra le persone finite in manette anche una donna che però, feritasi durante il litigio, sconterà la pena ai domiciliari. Paola Russo Fonte www.latorre1905.it |
Puoi anche Tu intervenire a questo argomento o invia un post alle e-mail private |
|
Ogni
risposta fa saltare la discussione al primo posto nella prima pagina
indice del
forum. L'ultima risposta inviata, inoltre, che è la seconda in alto a questa
pagina "leggi", aggiorna sempre pure data e ora
della discussione
(cioè il messaggio principale), |
|
T O R R E S I T A' |
Autore unico e web-master Luigi Mari |
TORRESAGGINE |
|