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Argomento presente: « LA CORRIDA »
ID: 6772  Discussione: LA CORRIDA

Autore: Vito D'Adamo  - Email: Viad37@online.de  - Scritto o aggiornato: martedì 7 agosto 2007 Ore: 01:54

Cari amici,
inizio settimana con proposta di scriittura europea: che Dio me la mandi buona! Qui andrebbe bene un manifesto di corrida, magari con nomi come El Cordobes,
Nicanor Villalta o l'Ortega. Tenterò di mandare la riproduzione di un manifesto. Ciao, affettuosità a tiutti.
Nonnovito.

- Hombre!- lo salutò Gayetano di sotto la tettoia delle biciclette.
- Hombre!- gli rispose Giuseppe. - Que va?
Gayetano gli andò incontro e quando Giuseppe gli fu a tiro, gli diede una manata sulle spalle, da buon compagnone.
Scambiarono quattro chiacchiere sul tempo, mentre si avviavano agli spogliatoi, in un linguaggio italo-ispano-alemanno. Passarono, quindi, ad informarsi sullo stato di salute delle rispettive consorti e sulle più recenti monellerie dei figli; commentarono, come di prammatica, le ultime imprese del Caudillo e di Rumor, le fasi della vertenza cipriota e le attività sotterranee dei vari servizi segreti.
- Hasta luego, Pepito.
- Arrivederci, Gaetano.
Durante le pause, poi, si ritrovavano nella Kantine e, inevitabilmente, il discorso cadeva sull’Italia, sulla Spagna e sulla Germania.
- Hombre-, diceva Gayetano - aqui hace frio e in Italia si fanno ancora i bagni.
- Si, di pioggia-, ribatteva Giuseppe. - In Spagna ve li fate i bagni.
- Oh, egàal! Filait llueve di meno, ma llueve anche lì.
- Governo ladro!
- Siempre!
Ormai nessuno faceva più caso a come si parlava: bastava ci si intendesse. Un linguista avrebbe risicato l’infarto, a sentirli; sarebbe per lo meno rimasto senza fiato. Ma poi forse avrebbe pensato che doveva considerarsi fortunato, ché stava assistendo alla genesi di un nuovo esperanto europeo ed avrebbe finito per prenderne nota.

Nella foto a lato: Gli "stadi" dove si svolge la corrida, somigliano alle arene dei gladiatori e il conseguente sacrificio dei cristiani.

- Come va il lavoro?
- Sciaise: il cottimo è una maledizione. Perché non avete lavoro in Italia? Verrei volentieri a lavorarci. Alla FIAT, per esempio, o all’ALFASUD.
- Ed io andrei volentieri in Spagna. Ma a mirar la corrida.
- No me gusta la corrida!
Troppo in fretta e troppo reciso aveva risposto Gayetano.
- Perché non dici una parolina al “beneamato” - incalzava Giuseppe -, forse provvederebbe ad abolirle. E così i tuoi compatrioti avrebbero un pretesto in più per rivoltarsi, forse si deciderebbero una buona volta.
- Sangre de la gran puta: lo dices en broma?
- No, Gayetano, non ti sfotto. E’ un’idea come un’altra.
- Sentido, amigos? Franco te abole la corrida e nos lo matamos!
Immediatamente il coro:
“Franco, Franco,
tiene il culo blanco
porque sa mujer
lo lava con Ariel”,

sulle note dell’Imno de los Falangistos.
Giuseppe non aveva mai udito uno spagnolo all’estero, almeno fino a quel momento, ammettere che le corride gli piacessero. Forse soffrivano come di un complesso, vivendo in Paesi dominati dalle società protettrici degli animali. Il totem, con quanto di primitivo connesso, che si è fatto civile associazione, siamo lì: andava bene l’amore per le bestie, ma esagerare era sempre esagerare. Niente era cambiato, tranne le forme; e l’animale era più che mai tabù. Strengverboten, assolutamewnte vietato, quindi, parlar bene della corrida fuori di casa. “Di questo magnifico spettacolo”, dava sotto Giuseppe, sbirciando Gayetano, che cominciava a contorcersi, “il più bello, il più maschio, il più interessante, il migliore che sia ancora dato di vedere al mondo, anche al punto in cui oggi è la corrida”. E via discorrendo, sempre più infervorandosi, descriveva ai presenti una corrida, idea universale della corrida. Gayetano, ora, non solo si dimenava visibilmente, ma cominciava a battere le mani, come sanno batterle gli spagnoli, e a gridare olè, a ritmo.

Nella foto a lato: Un'azione del toreador che avrà pure un none, ad esempio "cross" per il calcio.

Nel frattempo arrivavano altri spagnoli, attratti dal tempo di flamenco e dagli olè del loro compatriota, e la cosa finiva in cerchio, un vero ruedo, la Plaza de toros, parata, infiocchettata, tutte le pletoriche radici iberiche, moresche, gitane, barocche e grandodispagna in mostra, la fiesta dei colori giallorossi, il paseo e la banda, che ora taceva, ma le note del paso doble, appena eseguito, risuonavano nel cuore degli astanti, con Giuseppe che, sintetizzando le reminiscenze hemingwajane del periodo spagnolo, descriveva il toro e le suertes, il torero e la sua quadrilla; ed era un torero muy hombre, una guapa quadrilla e un toro de bandera, un Miura abierto de cuerna, e tutti a battere le mani in cerchio e a gridare olè alle suertes; e chi eseguiva fluide veronicas e chi sentiva prudersi le mani, talloni incollati, ritto sulle punte dei piedi con il sudor diaccio alla fronte e le braccia levate, magro magro magro, in attesa statuaria, con le banderillas alte sopra la testa, pronte ad infilzarle per correggere le tendenze del senor toro ad incornare; e chi si preparava a finire il nobile animale con l’estoque, battendo un piede per richiamarne l’attenzione, ed incitava:
- Aca, toro, torrrro!,
con passione e pregava la bella Vergine del Pilar di assisterlo e sostenerlo nel momento de la verdad e fissava fiero e attento le puntute corna del torazo, cui faceva abbassare la testa con il gioco della muleta, e vibrava, infine, in un guizzo l’affondo: preciso l’estoque penetrava tra le scapole del toro, che cadeva sulle ginocchia e dalla bocca gli fuoriuscivano bava, sangue e lingua; e moriva con gran tonfo sul cemento della Kantine della Norbert Reiff e Co. Metallwarenfabrik.
- Olè, olè! -, gridavano gli spagnoli come impazziti, mentre Giuseppe si tergeva il sudore -Olè! -. E poco mancava che non fosse levato a braccia e portato in trionfo per la fabbrica, una singolare vuelta al ruedo, alto sulle macchine, stringendo nella destra le orecchie mozze del toro appena liquidato.
Intanto erano sopraggiunti, al chiasso, altri iberi ed il glossario s’arricchiva di parole portoghesi. Gli alemanni guardavano e commentavano:
- Ausländer dumm!-, ed anche di peggio.
- Che ci capiscono loro, eh, Pepito?-, strizzava l’occhio Gayetano, strutto dalla passione, a Giuseppe.
- Que la corrida no te agrada, eh, Gayetano?
- Como que no, amigo; como que no! -, gridava Gayetano, stropicciandosi le palme, rosse e dolenti per il gran battere che aveva fatto.



Vito d’Adamo dalla Germania


 
 

ID: 6774  Intervento da: la redazione  - Email: info@torreomnia.it  - Data: martedì 7 agosto 2007 Ore: 01:54

Il bel racconto di Vito D'Adamo, perlinato dai dialoghi dell'idioma iberico, tratta contenutri che sensibilizzano il fruitore sulla violenza ragionata perpetrata agli animali, dove l'orrenda vivisezine appare addirittura neno grave del sacrificale ludico o spettacolare.

"Quest’anno abbiamo preferito entrare nelle arene quale osservatori, mentre gli allievi della scuola di tauromachia spagnola davano la loro « prestazione ».
Eravamo una trentina nelle arene (dove per la circostanza l’entrata era gratuita) senza segni distintivi, né striscioni, per non provocare.
Abbiamo osservato ciò che avveniva durante l’ultima mezza ora di questo odioso spettacolo.
Gli organizzatori ci hanno reperito molto presto, così come alcuni spettatori che ci hanno rivolto degli insulti.
Anche se non c’è stata messsa a morte, noi dobbiamo deplorare il traumatismo subito dall’ultimo vitello, a causa di uno scontro frontale sulla staffa in ferro del picador.
Di fronte a questa grave ferita, assimilata ad un cattivo trattamento verso gli animali, la nostra amica Delphine Simon ha subito reagito chiamando la polizia, affinché venisse fatta una constatazione dei fatti, e che un veterinario fosse contattato al più presto.
Quale scandalo, quando si :
- che questa « scuola » di apprendimento della tortura e della morte recruta dei ragazzi dell’età di 10 anni!
- che essa è finanziata grazie ai denari pubblici : dal Municipio di Tarascona, dalla « Caisse d'Allocations Familiales des Bouches-du-Rhône, » e dallo Stato.
Un grande grazie a tutte le persone che sono venute per sostenerci".

Joël Lunel

MI VIENE IN MENTE UNA LOCUZIONE: "QUANDO L'UOMO AMMAZZA LA TIGRE LO CHIAMA "SPORT", QUANDO LA TIGRE AMMAZZA L'UOMO LA CHIAMA "FEROCIA".
COS'E' GIUSTO, COS'E INGIUSTO?
TUTTI I PESCI, DAL PIU' GRANDE AL PIU' PICCOLO SI DIVORANO TRA DI LORO. IL PICCOLINO E' "VEGETARIANO":

NON SONO CAPACE DI SCAGLIARE LA PRIMA PIETRA, QUALCUNO DALLA FOLLA POTREBBE GRIDARE: "QUANTI VITELLI, TORI, CAVALLI, PECORE ECC. VENGONO AMMAZZATI PER FAR MANGIARE CON GUSTO L'UMANITA', ANCHE QUELLA UMANITARIA, MORALISTA E QUELLA DEGLI OBIETTORI DI COSCIENZA.

LA CATENA ALIMENTARE? SI PUO' VIVERE SENZA CARNE ANIMALE.

SPERIAMO, ALMENO, CHE ANDANDO COSI' LE COSE, NON DIVERREMO TUTTI DEI CONTI UGOLINO!

Luigi Mari



DIETRO LA CORRIDA


LA MORTE DEL TORO


NOTIZIE DI REPERTORIO (Wikipedia):

La corrida è una tradizione popolare praticata in varie zone della Spagna e in maniera spesso diversa anche in Portogallo, sud della Francia, alcuni Paesi dell'America latina come Messico, Perù, Venezuela, Ecuador e Colombia.
Da molti cittadini spagnoli è considerata una tortura legalizzata, mentre tanti altri la considerano un'arte.
Le regole sono più o meno definite anche se vi possono essere varie differenza da caso e caso. In genere in una corrida tre toreri "toreano" sei tori alternandosi tra loro.
All'inizio della corrida tutto l'insieme delle persone che verranno coinvolte escono nell'arena (paseíllo), sfilando in un corteo davanti al pubblico. Prima due alguacilillos che chiedono simbolicamente al presidente (unico giudice della corrida) le chiavi della porta da dove usciranno i tori. Poi i tre toreri seguiti dalle rispettive cuadrillas composte di due picadores a cavallo, tre banderilleros e gli incaricati di ritirare il corpo del toro dopo che questo sarà stato sacrificato. Ogni toreada è poi suddivisa in tre o quattro parti.
Nella prima il torero studia il toro, saggiando con la cappa la corsa e la prestanza del toro. Nella maggior parte dei casi, in questa parte entrano anche i picadores che a cavallo sfiancano il toro con una lancia mentre questo tenta di rovesciare il pesante cavallo bardato (a volte riuscendoci).
Successivamente i tre banderilleros infilzano le banderillas nel corpo dell'animale. Infine il torero con una cappa più pesante all'inizio (capote) e più leggera in seguito (muleta) torea il toro sfiancato per poi tentare di finirlo trafiggendolo al cuore con la spada. La bravura del torero è valutata anche nell'efficacia e rapidità di questo gesto, una sola stoccata basta ad uccidere il toro altre volte bisogna ripetere l'operazione più volte.
In tutti i casi il toro viene poi ucciso con un colpo di grazia sicuramente mortale dato dai peones al toro moribondo.
A seconda del comportamento del torero e della qualità del toro il presidente su richiesta del pubblico può offrire al torero una, due orecchie o come massimo onore la coda, che vengono tagliate una volta che l'animale è stato ucciso. Infine il toro viene trascinato fuori dall'arena per essere macellato.

La redazione


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