ID: 7180 Intervento
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martedì 25 settembre 2007 Ore: 12:11
I DIZIONARI DI ARGENZIANO Note di Luigi Mari
Tator', giusto per stare in tema. Salvatore di nome e di fatto. Per carità, anni luce da noi l'idea dell'accostamento con il "Salvatore" propriamente detto, ma egli, Salvatore l'argenziano, qui lo conio: silver, per il suo animo chiaro disponibile, sottoponendolo, però a Nostro Signore: Gold alias God. (Iago permettendo N.d.r.)
 Tator' è per Torreomnia il Vate, il Virgilio delle contrade coralline, l'Omero dell'odissea del mostro ignivomo, turrito come la stessa Torre, e letale come l'ostinazione dei torresi che da sempre vogliono l'insidia a cavalcioni o cavaceci che dir si voglia. Tator', dunque, l'Omero delle nostre parti, non solo, è altresì l'òmero destro del sottoscritto. Chè, Torreomnia, sarebbe sensibilmente impoverita senza i suoi prestigiosi lavori.. Ho già parlato di lui ampiamente nell'intro che scorta tutte le sue fatiche su Torre pubblicate in Torreomnia. Inevitabilmente nasce qualche piccolo screzio polemico in rapporto con gli addetti ai lavori specie locali, e Tator' lì a raccomandarmi: Marittie' quattro righi, se vuoi, ma che apprezzano il lavoro, non me. Candido, come tutti i torresi extra moenia, purificati e redenti in fatto di provincialismo, falso pudore, lobbismo e molti vizi caratteriali che il nostro retaggio di marittimi ci ha lasciato contaminare nel pianeta, insieme, per fortuna alla scaltrezza difensiva, alla maestria professionale, all'ingegnosità, avviluppati, però, nell'autarchia domestica, per il timore atavico della detronizzazione, retaggio di un popolo eternamente dominato lungo la storia. Candido, il nostro Salvatore, che sembra ignorare l'autobiografismo che si ravvisa, discernendolo, in ogni lavoro letterario se pur tecnico. Parlare bene di un'opera è comunque valutare chi la partorisce (sic). Mi dispiace, Tato', la tua modestia non può essere appagata. Il maschio scrittore, sappi, eccelle perché i suoi prodotti rappresentano una sorta di maternità accomodata, proprio come la freudiana invidia femminile del pene. E poi... io sfido a trovare un torrese che non ti voglia bene, dopo tutto quello che fai per questa nostra enciclipedia fuori lucro. L'ho già detto mille volte il successo a Torre del Greco si misura col silenzio. Le critiche, invece, arrivano subito e numerose. I complimenti vanno estraggono dalle corde vocali dei torresi con la pinza del dentista | Per noi i complimenti, la gratitudine, equivalgono ad una confessione segreta, un esibizionismo erotico da celare sotto l'impermeabile. Un tabù che si scioglie in catarsi solo in punto di morte A Torre, come si dice, non gìà i figli, ma i compaesani si baciano nel sonno. Tato' speriamo solo che l'ecclissi della rete superi questa fase stagnante e che le tue gemme risplendano nella giusta luce sotto gli occhi di tutti, torresi e non. Consolati con i diversi linguisti nazionali professionisti, che, senza torresaggine, ti hanno già tanto gratificato. I dizionari di Salvatore Argenziano sono univoci. La molla che spinge Tator' a queste ricerche, talvolta affannose, è l'amore per le radici. L'amarcord torrese intorno alla sua età evolutiva, a cavallo del secondo conflitto mondiale, spinge dai precordi a mo' di materiale igneo. Grazie pure alla distanza che lo divide da Torre sin dal dopoguerra. Che stupido chi ha coniato il detto "lontano dagli occhi, lontano dal cuore". Io credo che la contronaturalità del matrimonio con le sue odierne, devastanti conseguenze, sarebbe sconfitta modificandolo in matrimonio per corrispondenza. E' il gomito a gomito che devasta e deteriora. Tator' vuole essere sì l'antesignano di queste fatiche, non l'autore assoluto; agogna una sorta di collettività procreativa, anche se, con riferimento a più sopra, è lui, infine, a partorire e ad imporre il nome alla creatura. Le vorrebbe opere scritte a mille mani, una sorta di orgia letteraria, perché, infondo, più menti sono e più ampio sarà il panorama lemmistico. A parte alcuni collaboratori, il resto giacciono sotto il giogo dello voyeurismo e del feticismo, annaspando, rispettivamente, capillarmente, in silenzio nei meandri di Torreomnia, nei dedali ed anfratti della sua ampia architetura, magari in fretta, senza seguire il metodo suggerito per navigare, la ricerca interna, l'indice analitico, giudicando l'opera un ambage zibaldonica; in secondo luogo immaturamente tengono stretti sul petto i feticci: foto, scritti, documenti, versi, spesso interessanti e originali, che, con l'irreversibile nostro destino di mortali, se non finiscono nell'avello, sono destinati alle pattumiere domestiche dietro il commento ironico dei congiunti: erano i suoi vrachieri! Le fatiche di Salvatore Argenziano, perché, credete, tali sono, rappresentano delle gemme incastonate nel colliere culturale di Torre del Greco. Purtroppo l'avvento Internet pur essendo una delle più grandi espressioni democratiche planetarie, ha finito con divenire dispersivo a causa della megagalattica offerta, ponendo tutto il valente in oceani di zavorra, finendo col saturare l'utente, quindi, contestualmente offusca elementi comunicativi ed artistici che, scandagliati col cartaceo, sprigionavano e diffondevano tutto il loro valore, tutta la loro utilità, tutta la loro bellezza propriamente detta.
Luigi Mari
Tratto dalla prefazione del "Dizionario del Mare" in Torreomnia scritto nel 2005 ai tempi della "piccerella".
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ID: 7179 Intervento
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la redazione
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lunedì 24 settembre 2007 Ore: 21:57
 SEZIONI NEL FORUM DEDICATE AL PRESTIGIOSO COLLABORATORE DI TORREOMNIA SALVATORE ARGENZIANO TORRESE DOC DA BOLOGNA.
SEGUONO I LINK DELLE SUE OPERE:
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ALCUNE SEZIONI DI SALVATORE IN TORREOMNIA:
NUOVA EDIZIONE IN PDF DEL DIZIONARIO DEL MARE http://www.torreomnia.it/Testi/argenziano/dizionario_mare/set_fra_dizionario_mare.htm
DIZIONARIO TORRESE DEL MARE: www.torreomnia.it/Testi/argenziano/dizionario_mare/set_fra_dizionario_mare.htm
NUOVA EDIZIONE IN PDF DEL DIZIONARIO TORRESE-ITALIANO: www.torreomnia.it/Testi/argenziano/Dizionario_pdf/set_fra_dizionario_pdf.htm
VECCHIA EDIZIONE IN HTLM DEL DIZIONARIOTORRESE-ITALIANO: www.torreomnia.it/Testi/argenziano/dizionario/set_fra_dizionario.htm
LA GASTRONOMIA TORRESE: www.torreomnia.it/gastronomia/argenziano_gastronomia/set_fra_gastr_arg.htm
LA GASTRONOMIA TORRESE legenda: www.torreomnia.it/gastronomia/argenziano_gastronomia/frontespizio.htm
RICORDI TORRESI DI ARGENZIANO IN HTLM E PDF: www.torreomnia.it/Testi/argenziano/ricordi.htm
LA TRAGEDIA DI BALVANO CON 30 MORTI TORRESI: www.torreomnia.it/Testi/argenziano/argenziano_treno/set_fra_treno.htm
SPRULUQUIANNO: www.torreomnia.it/Testi/spruloquianno/sprouloquianno.HTM
UNA FAMIGLIA DI PESCATORI DI CORALLO: www.torreomnia.it/storia/pescatori_argenziano/set_fra_pescatori%20.htm
POESIE DI SALVATORE ARGENZIANO www.torreomnia.it/Testi/argenziano/poesie/set_fra_poesie.htm
GLI ARTICOLI IN TORRESE: www.torreomnia.it/Testi/argenziano/Dizionario_pdf/02.Lenga_Turrese_Articoli.pdf
RACCONTI IN DIALETTO TORRESE: www.torreomnia.it/Testi/falanga.htm
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IL QUARTIERE www.torreomnia.it/Testi/argenziano/quartiere.htm
FALANGA ANTONIO www.torreomnia.it/Testi/falanga.htm
SEGUENDO LA VIA DEL SOLE di ANGELO GUARINO, COSTRUITO DA ARGENZIANO: www.torreomnia.it/storia/america_guarino/set_fra_america.htm
LA GENOVESE... TORRESE: www.torreomnia.it/gastronomia/piatti_napoletani.htm
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POESIE di SALVATORE ARGENZIANO Nota di Luigi Mari
Non è mia intenzione tessere una nuova apologia a Salvatore Argenziano; ma sento l'obbligo, nella poliedricità del cultrore che ben conosciamo, di cogliere l'essenza di questo nuovo veicolo di drenaggio dei sentimenti del Nostro, conosciuto come linguista, glottologo, insomma prevalentemente studioso di vernacolo. Solo apparentemente si colgono di primo acchito oggetti, strutture, pietre, natura, in una parola la materia ambientale vesuviana rappresentata dai suoi odori. Poesia, dal greco "poieo", sta a significare il fare artistico. Questo è un modo di esprimersi del poeta, che, lasciandosi trasportare all'infinito dall'immaginazione e abbandonandosi all’incanto, fa sì che la “verità” si manifesti. Salvatore Argenziano, intanto, non ha saputo scindere contenuto ed estetica e ha fatto di melodia fonica vernacolistica, senso olfattivo, reminiscenze, precordi e rimembranze tutt'uno. Ma il poeta espone la sua di verità. E' la condivisione più ampia possibile di queste vibrazioni dialettali che determina la valentìa dell'autore e la fortuna dei composti semplici ed opali colme ostie del pensiero. Ogni poeta, ogni vero poeta, è un “puro ascoltatore” e quando il suo essere “in ascolto” trova corrispondenza tra ciò che “urge” e “sussurra” dentro di lui e ciò che chiede di essere detto, allora si può dire che crea. I versi di questa raccolta apparentemente espliciti sottintendono una scenografia di vapori diafani quali solo la fantasia e l'onirico possono trarre dall'olfatto. Poesia da sentire, poesia da vedere. Ora poesia da fiutare per rinverdire la memoria. Quasi una finzione, un disinganno ingenuo perpetrato dal tempo a se stesso prima che al lettore, che produce nel suo stato poetico partenopeo sensazioni come il piacere, la felicità, estremamente non già trasmissibili, ma inoculabili, come un antitodo contro le ansie quotidiane. Salvatore è entrato in questa ottica giocoforza. La lirica reale sta nei muri, nella pece, nella salsedine, nei pollini; egli ne è la custodia mnemonica, la memoria biologica. Un poeta rumeno contemporaneo dice: “... una poesia non ha metafore, tutta la poesia è, in se stessa, una metafora”. Argenziano sfata questo assioma. I suoi versi sono musica e ritratto lineare, di significato estremamente espliciti, ma di grande efficacia lirica. Infatti la traduzione a fronte dei versi pur contenendo i significati tattili e fotografici rivela la didattica della chiosa, cioè discorso, o ragionamento, o comunicazione, in cui prevalgono elementi di ritmo, cadenze, ripetizioni, immagini che alterano i significati immediati delle parole e che gli conferiscono anche contenuti interiori; ma scompare il contrappunto del variegato artistico, la pasta di miele vesuviana sotto il palato dell'anima che solo l'infanzia perduta e la lingua parlata materna trasmette nel lettore come afflato lirico. Egli stesso recita:
Quando il ricordare è gradito i sensi tutti fanno a gara nell'esercizio della memoria. Il più discreto è l'olfatto. Chiudo gli occhi ed aspiro profondamente e ritorno dov'ero una volta.
Salvatore non ricerca né si sottopone al giogo dell'artificio, non intende dire qualcosa di elevato e di nobile, di rassicurante o di commovente o di rasserenante, di vivace, pungente, pur di fare sensazione. Nemmeno cade nella trappole della nostalgia. Nessun effetto coreografico che distrae. La funzione naturale dei suoi versi sono il riposo, la dolcezza, l'amorevolezza, il trasognamento. Pur operando secondo i canoni odierni sotto l'assenza di metrica, non compie lo sforzo dei vistosi versi molto ritmati, molto connessi da assonanze o da omofonie, con la prevalenza di una dimensione fonica o ritmica da sensazione.
Salvatore vi contrappone una poesia senza rime, con ritmi meno insistenti, con pause ritmiche meno folte, ma soprattutto senza pathos creativo. Argenziano scrive: Fa ampresso, priésto. Vintun'ora è già sunata; sta pe fernì' a jurnata.
Se confrontiamo il Nostro con una delle poesie più famose del mondo di Quasimodo:
Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.
Notiamo la magistrale naturalezza espressiva di Argenziano, con buona pace di Quasimodo, che, pur non cadendo nelle metafore esistenziali e psicologiche del grande poeta scomparso nel '68, non impone un significato metaforico chiaro, indicativo, ma vago, evanescente, al punto da miscelare sentimento ed esteriorità senza l'artificio del mestierante, senza nulla togliere al grande autore di "Ed è subito sera". Dipende dal lettore e dal suo stato d'animo, dalla sua cultura interpretare i versi come: "un giorno che è trascorso e la serenità del riposo notturno" oppure come "Il "giorno della vita" che si avvia alla cosiddetta "discesa della china" dell'esistenza. Mentre il significato di Quasimodo è inequivocabile, pur se magistralmente imbroccato ed universalmente riconosciuto, quello di Argenziano non ostenta tormento e culturalismo, ma comunque l'autore si rivela valido portatore di un suo particolare modo di intendere la vita e la realtà vesuviana nel tiepido crepuscolo dei ricordi, con un suo personale punto di vista, non trascurando l'ispirazione, che nel suo vernacolo corallino, si manifesta ora come domanda ora come risposta, è anche, provocazione d’amore, perché richiama il poeta fuori da se stesso. Il temperamento di Argenziano si rivela in questi versi. La sua poesia non vuole comandare, non vuole persuadere, non vuole indurre, non vuole dimostrare. Certamente la poesia finisce con l'imporsi, anche se subisce, come qualsiasi monologare, ma riesce ad imporsi questa volta solo con l'autorità dell'istituzione letteraria che essa evoca o rivive, quella umanistica e romantica da cui Argenziano imbeve per formazione culturale degli anni 50, con l'adempimento di un rituale, di un cerimoniale che inevitabilmente si associa ad una scuola, pur senza volerlo.
'Naddora i maletiempo. Mo m'arravoglia. Pare tanno. Salata comm'a chianto e nneglia sbentuliata a rusca 'i mare nfracica vasuli niri e petturate e 'nfosa spercia i panni.
E qui la materia e l'olfatto sono solo un pretesto per definire con parole i moti dell'animo. Molti sanno che Goethe vecchio affermava: "Quando si hanno delle cose da dire si dicono in prosa; è quando non si ha nulla da dire che si scrivono poesie". Detto da uno che ha scritto migliaia di poesie la cosa sembra incomprensibile, o quanto meno altolesionistica. Invece proprio con l'assenza di scolastica nei versi di Salvatore abbiamo una chiave per interpretare la locuzione di Goethe. La poesia non necessariamente deve "dire", ma soprattutto anche solo trasmettere sensazioni, sentimenti, umori, ricordi, nostalgie, in ultima analisi: amore. In altre parole si può dire che anche la poesia più apparentemente privata, autobiografica, chiama in vita una parte della coscienza collettiva, soprattutto nell'estroversione partenopea connaturata, e allude al valore non individuale del linguaggio, produce un senso comune, almeno per quelli coinvolti in tale etnia, in tale campanile, nella fattispecie vesuviani. Argenziano propende per i componimenti di facile comprensione, limpidi, cristallini. non solo perché la poesia, per tornare ad essere fruita ed apprezzata dal lettore medio, deve essere, appunto, chiara, di facile approccio, comprensibile. Pensiamo alla povertà dei mezzi, in fondo, di cui si serve la poesia: carta e penna sono sufficienti per realizzare un ipotetico capolavoro. Il nostro poeta è celato nella sua immagine puerile sulla copertina de '"a Lenga turrese" coi suoi boccoli d'oro, il suo candore da comunicando. Sin d'allora Egli sa, per sua fortuna, che la poesia è una carezza, un bacio, uno sguardo, una tenerezza!, E' poesia un fiore, una goccia di rugiada, l'arcobaleno. E' poesia l'amore, quand'esso frantuma l'incomprensione, o peggio l'invidia, l'odio ed il rancore che ottenebrano la razza umana. Umori, suoni, contatti, visioni, eventi, raccolti nel PROFUMO dell'infanzia lontana, che ha scavalcato il destino nel suo torto di farci crescere e finire.
Luigi Mari
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