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Argomento presente: « Assente...mio malgrado... »
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ID: 7247  Discussione: Assente...mio malgrado...

Autore: Cosimo CANFORA  - Email: cosimoblanc@hotmail.fr  - Scritto o aggiornato: venerdì 9 novembre 2007 Ore: 12:14

Ciao a tutti! Per causa di forza maggiore (interruzione del servizio di connessione Internet) sono stato nell' impossibilità di postare. Ho pensato molto a voi tutti e spero di partecipare il più possibile in futuro. Salutissimi!




CANFORA COSIMO
torrese dalla Francia


 
 
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ID: 7354  Intervento da: Cosimo CANFORA  - Email: cosimoblanc@hotmail.fr  - Data: giovedì 11 ottobre 2007 Ore: 20:50

Perdonate il disturbo...ma quando penso che all' origine del vostro scambio/dialogo che, mi sembra di aver capito, è di lunga data, c'è una mia semplice comunicazione di ritorno...mi sento quantomeno un pochino corresponsabile. Sono certo che vi volete bene e le...botta e risposta che posso leggere mostrano chiaramente (ma forse mi sbaglio) l' Amicizia appassionata che vi lega. Spero che non me ne vogliate troppo, per questo mio umile intervento e vi ricordo che l' argomento è rivolto anche e, soprattutto, a tutti gli Amici Torresi che per una ragione o l' altra, si assentano momentaneamente dal Forum. VOGLIAMOCI SEMPRE BENE! D A V I V I...



Cosimo Canfora torrese dalla Francia


ID: 7259  Intervento da: salvatore argenziano  - Email: salvatore.argenziano@fastwebnet.it  - Data: mercoledì 3 ottobre 2007 Ore: 20:08

Che bella spalla che saresti tu, sulo ca a fernisse ’i fá u fareniello e ti dedicassi un poco a catalogare i termini desueti che conosci.

Per tutto lo scibile sei un prolifico scrittore.
P’a lenga turrese sî na molla ’i vrachiero.

vrachiérö: s. m. Parauallaro. Cinto erniario. Molla ’i vrachiero. Persona lenta, fracicone.

Sgruttendio, La Tiorba a Taccone:

O, s' io non so' sommiero, (somaro)
Na guallara sî tu senza vrachiero.

Versione di Roberto Murolo (5 mega)

Pigia la freccetta per l'ascolto, regola il volume - Fonte http://www.eddyburg.it


ID: 7258  Intervento da: salvatore argenziano  - Email: salvatore.argenziano@fastwebnet.it  - Data: mercoledì 3 ottobre 2007 Ore: 19:45

Caro Giggino,
io rico “a” e tu subito t’azzuppi u ppane e scrivi nu rumanzo.
Comunque hai propeto raggione. A mme na parola turrese me fa nu cierto effetto ca nun tu pozzo ricere pe crianza.

Sî ghiuto a nefreciá nt’i ccarte vecchie r’u forummo, pe piglià na mia risposta ’i quann’ero ancora guagliunciello. Mo te rico a verità.

La tua definizione di riscenziello è perfetta. Qualche anno fa, quando sul forum ci confrontavamo a botta e risposta, alcuni amici “vecchi” come me, non conoscevano questa accezione della parola. Per loro era la cacarella. La cosa mi sembrò strana e volli capirne la ragione.
In effetti la parola ha due significati ma per me i riscenzielli restano soltanto quelle convulsioni dei bambini.

Riporto dalla Lenga Turrese:
rïscënziéllö: s. m. 1. Convulsione dei bambini. Il venir meno. Eclampsia infantile. etim. Lat. “descensus”, discesa, caduta.
- 2. In origine, nel linguaggio medico, il nome indicava la diarrea.

Nella foto a lato: La nuova compagnia di Canto popolare.
Il termine non è esclusivamente torrese.
U guarracino
.....pe la paura a nu piscitiello
le venette nu riscinziello
(...s’arrugnaie lu ciciniello).


Pigia la freccetta per l'ascolto, regola il volume - Fonte http://www.accordone.it

Forse questi nostri amici del chiaito (discussione) sono più antichi di noi due che conosciamo l’accezione più moderna.
A risentirti per i prossimi dieci lustri (meno qualche anno già passato).



Salvatore Argenziano



ID: 7256  Intervento da: la redazione  - Email: info@torreomnia.it  - Data: mercoledì 3 ottobre 2007 Ore: 16:04

LE LINGUE, LA MIA OSSESSIONE

Caro Salvatore,
non voglio spiazzare nessuno, tanto meno Te che sei il Maestro inconfutabile della "Lenga turrese"; sai che sono cristiano, cattolico professante, quindi mi dispiace nominare il Signore invano, ma credo Egli mi perdoni se dico che quando ha creato il mondo ha avuto una distrazione, una dimenticanza, se posso azzardare: una imperfezione in un mondo perfetto: ha creato la donna con la lingua.
E' vero che la vecchia calata nel pozzo dal marito agitava indice e anulare per insistere, mentre affogava, che i pesci si tagliano con le forbici e non con il coltello; ma pensa che bello una donna che infierisce solo con i gesti e non con il suono diabolicamente articolato della fonetica orale.
Riporto la foto di una immagine del sogno che faccio tutte le notti da anni. Da premettere che a casa ho cinque donne ed è palese la locuzione "Quattro figlie e una madre. cinque diavoli per un padre".

LINGUA BIFORCUTA

Poi c'è un altro incubo che mi ossessiona. La lingua biforcuta di alcuni torresi. Questa non fà: bla, bla, bla, ma: zac, zac, zac, infilza il bidente nella carne e spinge, squarcia, fino a che la preda non soccombe "come corpo morto cade".
Queste, tutto sommato, sono le lingue peggiori che esistono, sono l'espressione più infima e squallida dei rapporti umani, sono l'immagine crudele dell' "homo homini lupus" di Plauto, reiterato da Hobbes.
Fortuna che ci sono le lingue degli animali domestici che leccando affettuosamente, ripagano, insieme allo scodinzolare, di tutto il male che talvolta ci fanno i nostri simili: i cosiddetti "Specie animale superiore". Fortuna, ancora, che ci fu la linguaccia di Einstein che dimostrava che con la lingua anche gli scenziati, insomma gli austeri, possono prendere la vita non troppo sul serio.
Infine c'è "A LENGA TURRESE"
(clicca sulla foto a lato)
quella che abbiamo nel nostro cuore perché sa di latte di mamma, di carezze di padre, di sogni spesso perduti all'alba.
'A lenga turrese quella che vedeva chiaro nel dialogare dell'epoca senza virtuosismi, e dottrine non quella di una città trasformata, come oggi, ultralaureata e decaduta nei sentimenti; era una lingua semplice, che interpretava sentimento e soluidarietà in ogni azione, come il linguaggio poveroi di Gesù che faceva migliaia di seguaci e non quello dotto teologico che fa molti increduli.
Oggi rimane, appunto, il linquaggio nodoso dei dotti, nel tentativo disperato, di scuotere, sensibilizzare, con la satira e con l'iperbole, negatività stagnanti di un epoca moderna incerta e perigliosa.
Forse 'A LENGA TURRESE di una volta, recuperata da Salvatore u curallino, rimane l'unica speranza per la razza torrese.

Nella foto a lato: Salvatore Argenziano pargolo, "detto 'A lenga curallina", è l'icona rappresentativa dell'innocenza della vecchia "Lenga turrese".




Luigi Mari





ID: 7255  Intervento da: Salvatore Argenziano  - Email: salvatore.argenziano@fastwebnet.it  - Data: mercoledì 3 ottobre 2007 Ore: 14:49

Caro Giggino.

Se tu mi rispondi così mi tagli le gambe. Nisciuno è nato mparato ed io non ne sapevo niente della Lenga Turrese. Solo il confronto con gli amici, anche con te, ha potuto far scaturire qualche considerazione. Tutto da verificare.

Tu dimmi dove non sei d'accordo e già questo sarà uno sprono per approfondire l'argomento. E nun te ncazza' quanno te rico ca songo u turrese.

E poi non pensare ca penzo sulo a Lenga. Mi piacciono tante altre cose... che ho da fare nel futuro ma nun ti pozzo ricere.

Sono certo che ci sentiremo ancora per cose diverse per i prossimi dieci lustri di vita che ti auguro con affetto.



Tore u turrese.



ID: 7254  Intervento da: Luigi Mari  - Email: info@torreomnia.it  - Data: mercoledì 3 ottobre 2007 Ore: 14:20

Caro Salvatore,

ricevi un sussulto quando senti i termini della vecchia "parlata torrese"? Io avevo una suocera che era una miniera di termini e locuzioni tali. Purtroppo sta tra i... torresi pentiti nel settimo cielo.

"Riscenzielli" termine prettamente torrese sta per convulsioni infantili. Non mi chiedere l'origine o l'etimologia, non lo so. tocca a Te. Chi simulava i riscenzielli eludeva qualche dovere da ottemperare con la scusa di star male.

Come ad esempio "Vrachieri" molto in uso nell'anteguerra a Torre stava per "cianfrusaglie" ciarpame inutile che di solito si portava nelle tasche dei pantaloni, appunto: braghe. Il trermine si adoperava quando si voleva dissuadere qualcuno a non perdere tempo con oggetti, idee o azioni inutili o non condivisibili.

E così: "I mali i ndo' ndo' ", probabilmente rafforzativo troncato di 'ntonio, stava per "mali simulati" per non andare a scuola o per non lavorare.

Per non andare a scuola a Torre si usava anche l'espressione: "Vuo' u lappese russe?" che stava per "trovi la scusa per marinare la scuola", perché nell'anteguerra era difficile trovare le matite rosse poiché, a parte inchiostro e pennino, allora le matite erano solo di grafite nera, fino a quando non apparvero sul mercato " i pitturelle" di cera, nel dopoguerra, termine derivato dall'italiano "pastelli".

Se ho l'imbeccata riesco a sciorinate tutte le enciclopedie di mia nonna Savarina e di mia suocera Virgenella.




Gigi



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