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Argomento presente: « RASSEGNA STAMPA TORRE 17-10-07 »
ID: 7403  Discussione: RASSEGNA STAMPA TORRE 17-10-07

Autore: Salvatore De luca  - Email: info@tipografiamari.it  - Scritto o aggiornato: giovedì 18 ottobre 2007 Ore: 14:40


Musica. Pigia la freccia e regola il volume

Parlato. Pigia la freccia e regola il volume


ULTIMI STUDI SCIENTIFICI SUL RISCHIO VESUVIO

di GIORGIO PRINZI

Il Vesuvio potrebbe dare luogo ad un'eruzione catastrofica, simile a quella del 79 d.C., tra il 2015 ed il 2030. Su cosa si fonda una previsione così precisa, ma al tempo stesso così generica ed indeterminata per poterla utilizzare come preallarme, ad esempio per evacuare in tempo la zona?
Alla fine degli anni settanta Quaderni Radicali promosse un convegno su "Il rischio Vesuvio". Di recente ne ha parlato Agenzia Radicale (Rischio Vesuvio: la Cnn denuncia pericoli e scelte politiche; 5 ottobre 2007, cronaca); chi scrive ha trattato l'argomento anni orsono con tre articoli pubblicati (L'opinione) l'8 ed il 9 ottobre, il 22 novembre 1997.

L'interesse all'argomento nacque per chi scrive da un incontro con il professor Giovanni Gregori, un fisico dell'atmosfera che si era interessato di fenomeni vulcanici.
Il professor Gregori aveva notato che le curve d'intensità di alimentazione di Etna e Vesuvio relative agli ultimi sei secoli risultavano correlate e che lo erano, entrambe e senza alcun ritardo di fase, con l'andamento dell'attività solare. Mentre la prima correlazione era sotto certi aspetti attendile, non lo era affatto la seconda di cui, peraltro, solo uno studioso di fenomeni astrofisici poteva accorgersi.
L'analisi, ripetuta per tutti i vulcani del mondo (in totale altri trentasei) di cui si disponeva di dati (almeno trenta eruzioni in periodo storico) di lungo periodo, portò a riscontrare che esisteva una sincronia planetaria delle rispettive sorgenti di alimentazione termica. Venivano così a cadere tutte le preesistenti ipotesi sui meccanismi di formazione e di alimentazione dei vulcani. Il fenomeno doveva essere spiegato in modo diverso, secondo una teoria, detta dello "effetto dinamo", di cui sentii allora per la prima volta parlare.
Le sonde Pioneer nel 1973 e Voyager nel 1979 hanno rilevato che Giove emette sotto forma di radiazione più del doppio dell'energia che riceve dal Sole. Essendo la sua massa troppo piccola per consentire l'innesco di reazioni termonucleari, quali quelle che hanno luogo nel Sole, il fenomeno deve venire spiegato in altro modo. Al fenomeno è stato dato l'immaginifico nome di "effetto dinamo", perché in analogia di quanto avviene con una dinamo, rotazioni relative all'interno dei nuclei planetari "elettrizzati" generano un flusso di emissioni. L'effetto dinamo sarebbe una caratteristica anche della Terra, alla stregua di tutti i pianeti che hanno al loro interno nuclei fluidi elettricamente carichi.
A completare il quadro del fenomeno le osservazioni delle sonde Voyager in relazione ad "Io", una delle lune di Giove. Io si rivelò essere il primo corpo conosciuto del Sistema solare a manifestare un'attività vulcanica, simile a quella terrestre. Tale attività viene attribuita alle sollecitazioni gravitazionali cui il satellite è sottoposto. Paragonabile per dimensioni alla Luna, Io viene continuamente sollecitato e "stirato" da un lato dall'attrazione gravitazionale di Giove, dall'altro da quella dell'omologo satellite Europa, che orbita a distanza ravvicinata con un periodo di circa 84 ore. Si ritiene che la sua attività vulcanica, sia dovuta al surriscaldamento del nucleo del corpo satellitare in seguito alla forze di trazione indotte dall'alternanza delle sollecitazioni gravitazionali.
Sulla Terra il fenomeno sarebbe più complesso, comunque più sfumato nelle cause e con cicli di lungo e lunghissimo periodo. Ad influenzarlo dovrebbero essere fenomeni gravitazionali, dipendenti dalla posizione del sistema solare, quindi della Terra, nell'Universo, e dalle caratteristiche della zona spaziale attraversata, quali il cosiddetto "Serbatoio di Oort", in grado di alimentare con più intensità la "fornace solare", di conseguenza l'intensità dell'effetto dinamo sul nucleo fluido terrestre, con conseguenze su tutti i fenomeni fisici terrestri che l'estensione delle ricerche ad altre discipline, quali la climatologia, l'oceanografia, la fisica dell'atmosfera, comincia a rilevare.
In particolare, per l'attualità del tema a seguito del conferimento del "Premio Nobel" ad Al Gore ed al "Cartello Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici" (IPCC, nell'acronimo inglese), vogliamo richiamare l'attenzione sul fatto che sui fondi marini si trova scritta la storia delle variazioni climatiche ricavata analizzando il contenuto dell'isotopo pesante dell'ossigeno (O18) con l'ossigeno-16 (O16) nei sedimenti fossili di foraminiferi, forme di vita unicellulari che costituiscono parte del plancton oceanico.
Il carbonato di calcio contenuto nel guscio dei molluschi fossili presenta quantità variabili di ossigeno 18, a seconda che l'organismo sia vissuto in acque calde o fredde. Misurando le quantità di questo isotopo nei fossili contenuti negli strati sedimentari è pertanto possibile ricostruire l'andamento dei climi nel corso della storia geologica. Queste variazioni potrebbero essere state causate dalla variazioni del flusso del calore di origine endogena, che si può supporre ingenerato dal cosiddetto "effetto dinamo".
Un altro metodo si basa sulla misura del rapporto tra gli isotopi dell'Ossigeno 16 e 18 nei ghiacci perenni. Il rapporto della loro quantità nella neve (e quindi poi dei ghiacciai) dipende dalla temperatura media annuale.
I carotaggi fossili hanno anche dimostrato un andamento sincrono tra variazioni di temperatura e contenuto di anidride carbonica (CO2) nell'atmosfera terrestre, ma senza essere sinora in grado di stabilire se esista un nesso di causalità o di semplice concomitanza dei fenomeni. Chi scrive propende per questa seconda ipotesi.
La figura mostra l'andamento della concentrazione di CO2 in ppm (parti per milione) e della sincrona variazione di temperatura negli ultimi 400.000 anni. La presenza antropica è divenuta significativa solo negli ultimi due secoli, con un impatto crescente a seguito delle emissioni di anidride carbonica dovute a combustione di idrocarburi. Se l'ipotesi che la sua concentrazione nell'atmosfera, a partire dalla rivoluzione industriale, sia legata alla produzione di energia da idrocarburi e carbone appare plausibile, è assolutamente da escludersi per i millenni precedenti nei quali l'impatto antropico era irrilevante sotto questo profilo. Colpa dei dinosauri?
Fatta questa digressione su una questione di attualità, che sta facendo discutere, in quanto si ipotizzano intrecci politici, economici, geopolitici e geostrategici, torniamo al caso Vesuvio, in particolare alla sua ciclicità, riscontrata da tempo, anche se non spiegata nelle cause e non correlata alla generalità dei fenomeni geofisici, comprese le variazioni climatiche, che a tal punto appaiono come influenzate dagli astri. Gli antichi, grandi osservatori del cielo, ci avrebbero visto giusto, anche se avevano spiegato il fenomeno con una interpretazione superstiziosa e non scientifica.
Facciamo parlare il professor Giovanni Gregori, riportando integralmente stralci dalla sua relazione agli Atti del Convegno dell'Istituto "Luigi Sturzo" sul tema "Clima come storia e come storiografia", svoltosi nel novembre 1994.
A proposito del Vesuvio, il cui ciclo si espleta in tre fasi che delineano un grafico con l'andamento a "tridente", si legge: «Si condiderino gli intervalli di tempo che intercorrono fra due successive eruzioni di un medesimo vulcano, e si constati come ci siano intervalli (o di numerosi decenni o di secoli) durante i quali le eruzioni si susseguono con ritmo relativamente frequente, intercalate da altri intervalli durante il quale il tempo intercorso fra due eruzioni successive è molto lungo. Il grafico relativo mostra molto chiaramente una regolarità che alterna cicli di maggiore e minore attività (figura 3a). È questo un algoritmo che è stato applicato per la prima volta nel 1928 dal professor Giuseppe Imbò, che è stato successivamente Direttore dell'Osservatorio Vesuviano».
«Applicando il medesimo algoritmo di Imbò, menzionato più sopra, anziché sull'arco di 5-6 secoli sulla scala degli ultimi due millenni, si è trovata una ricorrenza ciclica (strutturata) (figure 3b e 3c) secondo la quale se il Vesuvio ha iniziato un nuovo "tridente" nel 1944, la prossima eruzione dovrebbe avvenire attorno al 2015÷2029. Dall'analisi della morfologia delle eruzioni, si è poi trovato anche che a conclusione o di un "primo" o di un "terzo dente" di ogni "tridente" si è sempre verificata un'eruzione sub-PIiniana. Dato che la prossima eruzione concluderebbe un "primo dente", dovrebbe dunque essere sub-Pliniana.
L'ultima di tal fatta risale al 1631, provocò fra 2.000 e 10.000 vittime, che fu un gran numero considerando la ridotta densità abitativa dell'epoca. Vennero eruttati circa 0.35km3 di materiale prevalentemente nell'arco di 30 ore, durante le quali un'"alluvione" violenta e rapidissima di fango rovente investì soprattutto il versante occidentale del vulcano, fino a modificare la linea di costa del Golfo di Napoli.
Quanto all'affidabilità di questa "previsione", va detto che l'occorrere dell'evento in un futuro imprecisato è un fatto da anni previsto e paventato da tutti i vulcanologi più autorevoli. La novità della "previsione" sta piuttosto nell'aver fornito un'indicazione temporale molto circostanziata. L'indeterminazione di 14 anni è poca cosa, considerando che un ciclo del Vesuvio ha una durata dell'ordine di 7 secoli, ed un errore di 14 anni è solo del 2%. Cicli di durata confrontabile, o comunque plurisecolare, sono stati riportati a posteriori anche in occasione di altre recenti eruzioni molto violente di altri vulcani (Unzen, Pinatubo).
La "previsione" per il Vesuvio si basa su una presunzione di ragionevole regolarità del fenomeno, in base alla quale se il Vesuvio ha già completato due di tali cicli plurisecolari, è nella logica stessa del metodo scientifico attendersi che ne stia preparando un terzo. Tutto ciò deve dunque venire accettato come ragionevole ed attendibile, almeno finché non si sappiano addurre ragioni oggettive che possano far presumere che qualcosa sia cambiato nei meccanismi che alimentano il vulcano. Finché qualcuno non avanzi una qualche convincente ipotesi di tal fatta, comunque motivata, deontologicamente il geofisico non può esimersi dall'aspettarsi l'evento malaugurato. L'evento va temuto, ed è realistico paventarlo per quella data approssimativa (ma potrebbe anche anticipare o posticipare di qualche anno, peraltro con minor probabilità di occorrenza)».
All'epoca qualcuno giudicò i miei scritti, che esponevano le teorie del profesor Gregori, alquanto allarmistici. C'è un esplicito riferimento a ciò nel pezzo del 22 novembre 1997. Comunque, l'allarme era stato dato ed oggi il Vesuvio è uno dei siti terrestri più attentamente e puntigliosamente sorvegliati. Su di esso vigila anche un satellite, perché l'unico vero segno premonitore che un'eruzione è prossima è un lieve sollevarsi del cratere, talmente piccolo da non potere venire rilevato da terra persino con i più sofisticati strumenti, mentre non sfugge all'osservazione di particolari strumenti satellitari detti interferometri.
Oggi che il duplice servizio della CNN è tornato sull'argomento, ipotizzando l'eventualità di un'eruzione persino più disastrosa di quella del 79 d.C., sia pure con un rischio non temporalmente allocato, tornano di attualità le teorie e le previsioni del professor Gregori. Se, come sembra, il rischio di una disastrosa eruzione nel volgere massimo di un paio di decine di anni appare credibile e razionale, probabilmente anche a seguito degli studi e dei rilievi che si sono fatti in questi anni (l'allarme del professor Gregori non è stato ignorato), ci si deve chiedere se i piani di evacuazione approntati sono adeguati ad un'emergenza di questa portata, ed, in particolare, se Autorità locali e popolazione sono pienamente consapevoli del rischio e della sua portata e, magari, non abbiano invece vissuto come una sorta di eccentrica festa le esercitazioni che pure si sono fatte a riguardo.
Allora si pone nuovamente il problema. L'informare del rischio di una catastrofe ritenuta ragionevolmente ipotizzabile significa fare allarmismo? Certo occorre grande responsabilità nel farlo e, a tal punto, il compito trascende persino il dovere di informare e la responsabilità nell'informare di noi giornalisti.
Però, se gli studi, i dati e le osservazioni di questi ultimi anni, pur non dandone la certezza, portano a collocare il rischio di una nuova catastrofica nel volgere di qualche decennio, la popolazione, con tutte le cautele e senza allarmismi, deve, comunque a nostro avviso, venire correttamente ed esaurientemente informata. Un compito di cui le Autorità devono farsi carico nell'ambito dell'approntamento dei piani d'emergenza.

Fonte www.agenziaradicale.com




A cura della redazione

 
 

ID: 7414  Intervento da: la redazione  - Email: info@torreomnia.it  - Data: giovedì 18 ottobre 2007 Ore: 14:40

ULTIMORA TORRE DEL GRECO
Muore Michele Cozzolino, 31 anni, di Torre del Greco per incidente sul lavoro

Un operaio della Ceit, impegnata nei lavori di riconversione a carbone della centrale Enel di Torre Valdaliga Nord al centro di polemiche, è deceduto a causa della caduta di un tubo. L'uomo, Michele Cozzolino, 31 anni, di Torre del Greco, dopo l'impatto con un tubo "Innocenti" caduto da circa 70 metri di altezza, è caduto in terra privo di vita. Inutili i soccorsi. Il cantiere è stato subito bloccato dagli stessi operai e il pm Alessandra Provazza ha aperto una indagine per omicidio colposo. L'operaio lascia la moglie incinta ed un bambino di 7 anni: si era stabilito da anni a Civitavecchia con i genitori, le tre sorelle ed un fratello.

Fonte www.roma-citta.it


ID: 7408  Intervento da: Salvatore De luca  - Email: info@tipografiamari.it  - Data: mercoledì 17 ottobre 2007 Ore: 21:53

VESUVIO L'ERUZIONE CHE VERRA'?

di Roberto Santucci

Nel numero di settembre della rivista National Geographic, ha fatto molto scalpore l’articolo “Vesuvio, l’eruzione che verrà”, in cui vengono raccontate, nei minimi particolari, le conseguenze su cose e persone di un eruzione devastante del Vesuvio, mettendo in dubbio sia la validità del piano di emergenza approntato dalla protezione civile, sia la capacità di previsione di un evento eruttivo e, cosa che ha destato la maggiore preoccupazione, la possibilità di un ravvicinatissimo evento catastrofico.
Per capire quanto ci fosse di vero in queste considerazioni napoli.com ha fatto visita all’Osservatorio Vesuviano, l’Ente che si occupa del monitoraggio del vulcano e da cui partirà, eventualmente, il primo allarme in caso di ripresa dell’attività eruttiva.

Importante, innanzitutto, conoscere brevemente in cosa consiste un’eruzione; in questo ci viene in aiuto la Dottoressa Enrica Marotta, vulcanologa.

Quali sono i principali tipi di eruzione e in cosa consiste questo evento?

Le eruzioni vulcaniche si verificano quando un magma (sostanza naturale che deriva dalla fusione parziale o completa di materiale roccioso) raggiunge la superficie esterna del pianeta. Le eruzioni possono essere di vario tipo ma in prima approssimazione esse si suddividono in “effusive” ed “esplosive”.
Le eruzioni di tipo effusivo si verificano tramite l’espulsione di un magma come un continuo liquido a viscosità variabile (la lava) che fluisce lungo la superficie. Esempio di tali eruzioni sono le colate dell’Etna. Le eruzioni di tipo esplosivo si manifestano tramite la violenta espulsione di miscele di gas e materiale solido o parzialmente fuso, derivante dalla frammentazione di magma a causa della espansione esplosiva dei volatili in esso contenuti o a causa dell’istantanea vaporizzazione di acqua con cui esso può venire a contatto (come ad es. acqua di falda o superficiale).
Per effetto di una eruzione esplosiva si forma una colonna magmatica composta essenzialmente da gas, brandelli di magma e frammenti di roccia che, a seconda della intensità del fenomeno, può raggiungere altezze variabili da poche centinaia di metri a decine di chilometri. I frammenti costituenti questa colonna si depositano al suolo (e formano rocce piroclastiche) essenzialmente secondo tre meccanismi: per caduta dopo aver percorso traiettorie balistiche, nelle immediate vicinanze del centro eruttivo; per caduta gravitativa dalla parte alta della colonna spinta dal vento; e da correnti piroclastiche prodotte dal collasso della colonna, che si muovono al suolo ad alta velocità come se fosse una valanga ma ad alta temperatura.
Un esempio di eruzione fortemente esplosiva (detta pliniana) è quella vesuviana del 79 d.C., nota per aver distrutto completamente le città di Pompei ed Ercolano e danneggiato seriamente altri centri come Oplonti e Stabia, lasciando un segno indelebile nella mente dei contemporanei.
Possiamo a questo punto passare ad approfondire le considerazioni della rivista scientifica americana, con il Direttore dell’Osservatorio vesuviano, il Dott. Marcello Martini.

Abbiamo visto che ci sono vari tipi di eruzione, qual’è quella a cui si riferisce il National Geographic?

Per comodità specifichiamo che si definiscono eruzioni stromboliane quelle caratterizzate da piccole esplosioni con emissioni di brandelli di lava, mentre tra quelle esplosive, e più pericolose, ricadono quelle pliniane (da Plinio, vittima dell’eruzione del 79 D., secondo la descrizione accurata del nipote Plinio il Giovane in una lettera a Tacito) e subpliniane. Queste due tipologie di eruzione sono identiche dal punto di vista dei fenomeni ma diversa è la portata.
Nell’articolo del National Geographic e più indietro nella ricerca scientifica che è alla base di quell’articolo, si è posta l’attenzione su una eruzione particolare, quella detta “di Avellino” che è una delle maggiori che il Vesuvio abbia espresso.

Perché porre l’attenzione proprio su quella? E’ possibile che si possa riproporre?

Perché sono state ritrovate nella zona del nolano impronte di persone in fuga, scheletri o addirittura villaggi dell’età del bronzo che dimostrano la potenza dell’eruzione del 1780 A.C. e che assumono un’alta valenza scientifica; la notizia fece il giro del mondo e quindi si cercò di approfondire e caratterizzare meglio quella specifica eruzione, ma tengo a precisare che quella dell’eruzione di Avellino è comunque una fenomenologia estrema e non rappresenta quelli che sono gli eventi che sono maggiormente presenti.
Nella storia del Vesuvio si sono susseguite eruzioni Pliniane, ma sono abbastanza rare se le andiamo confrontare con tutta le serie di fenomeni aggiuntivi che abbiamo riscontrato; inoltre i vulcani non sono sistemi stabili, che ripropongono fedelmente nel tempo gli stessi fenomeni, ma hanno una loro evoluzione in tempi, ovviamente geologici, non rapportabili a decine di anni ma a migliaia o decine di migliaia di anni.

Nell’articolo sembra indicarsi un’eruzione di tipo pliniano, come quella di 3780 anni fa, come la più probabile.

L’articolo, effettivamente, si indirizza in quel senso, ma in realtà gli autori del lavoro scientifico precedente l’articolo non hanno proprio voluto indicare questo, c’è stata un po’ di forzatura nel proporre quella descritta come la probabile eruzione, anche perché il concetto di prendere a riferimento un evento estremo va ben ponderato in decisioni di tipo tecnico. Se volessimo considerare la sicurezza totale, ad esempio, su un volo, ci si potrebbe chiedere perché i controlli su un aereo si effettuano dopo un tot di ore di attività e non ogni volta che atterra.
Quindi il concetto di usare quella fenomenologia estrema come parametro per impostare la massima sicurezza funziona solo in linea di principio ma non dal punto di vista pratico.

Qual è il tipo di eruzione è stata presa in considerazione dalla Protezione Civile per stilare il piano di emergenza?

L’eruzione del 1631, una subpliniana, è quella che, per portata, più si avvicina allo scenario utilizzato dalla Protezione Civile per delineare le zone che sarebbero soggette a maggior rischio immediato, la distinzione è stata fatta in tre aree fondamentali:
- Quella che ha il rischio il più grosso dovuto ai flussi piroclastici è quella dei comuni vesuviani, la cosiddetta zona rossa;
- La seconda zona, quella gialla, ha caratteristiche di minore criticità, soggetta alla caduta di cenere ed altri materiali e prevista su base statistica prendendo a riferimento sia la massima emissione di materiale relativamente ad un evento subpliniano, sia considerando i venti prevalenti che soffiano sulla regione;
- La terza zona, quella nolana, è soggetta ad un certo rischio dovuto non tanto e non solo ai depositi di materiale di ricaduta, quanto, soprattutto, anche ai trasporti dovuti a dei fanghi; questo perché durante i fenomeni vulcanici spesso si verificano alterazioni climatiche, con piogge insistenti, che unitamente a un deposito che è inevitabilmente poco stabile, creano colate di fango alquanto pericolose.

Il ruolo del Monte Somma?

Le simulazioni numeriche realizzate dall’INGV per vedere, con quel tipo di eruzione subpliniana, su che area vanno ad incidere i vari fenomeni e soprattutto i flussi piroclastici, ci hanno dimostrato che, effettivamente, il Monte Somma gioca un ruolo di contenimento, soprattutto per il materiale di maggiore densità presente nei flussi. Inoltre costituisce una barriera per le colate laviche, un fenomeno di minore pericolosità per l’uomo ma altamente distruttivo per i manufatti.

Un altro punto importante dell’articolo del NG è la possibile vicinanza temporale del prossimo evento, considerando il fatto che le eruzioni devastanti si sono succedute ad intervalli di circa 2000 anni, non sembra aleatoria questa considerazione?

E’ abbastanza aleatoria, in quanto di eruzioni pliniane ce ne sono state diverse ma non moltissime considerando un lasso di tempo piuttosto lungo; se andiamo a prendere, poi, un intervallo in cui il Vesuvio ha mostrato una certa stabilità di comportamento abbiamo un periodo di 4000 anni e in questo lasso di tempo le eruzioni pliniane sono state 2, fare una statistica su due casi è molto forzato; ci sono stati anche eventi intermedi, di tipo subpliniano e molti di tipo stromboliano, inoltre più andiamo indietro nel tempo è più è difficile avere tracce di eventi minori.

Fonte Fonte www.solonapoli.com


ID: 7407  Intervento da: Salvatore De luca  - Email: info@tipografiamari.it  - Data: mercoledì 17 ottobre 2007 Ore: 21:31


RIUSCITA LA PRIMA FESTA DELLA SOLIDARIETA'

presso il complesso degli ex Molini Meridionali Marzoli, in Via Castro n.10, Torre del Greco.
Shalom associazione di volontariato, ha organizzato la I Festa della Solidarietà; giornata di sensibilizzazione sui temi del volontariato e della solidarietà. L'iniziativa realizzata nell'ambito delle attività di promozione del Centro Servizi per il volontariato di Napoli e Provincia, è patrocinato dal Comune di Torre del Greco, Assessorato alla Cultura, con la partecipazione delle associazioni di volontariato dell'ambito sociale NA16, comprendente i Comuni di Torre del Greco ed Ercolano.

Programma

- Apertura stand espositivi delle associazioni e degli enti del terzo settore.
- Accoglienza delle V classi delle scuole superiori di Ercolano e Torre del Greco.

Musica - Murales - Pittura su legno - Animazione per bambini e ragazzi

Momento conclusivo della mattinata con gli interventi di: Pasquale Incoronato, Parroco e presidente dell’associazione “La locanda di Emmaus”;
I volontari in Servizio Civile dell’associazione Shalom adv Onlus
Dott. Giuseppe Cutolo, Presidente dell’associazione Shalom adv Onlus

Riapertura degli stand delle associazioni
- Degustazione di specialità gastronomiche (a cura dell’ente proponente, con la partecipazione delle associazioni e l’ausilio dei volontari in servizio civile).

Incontro dibattito su “Volontariato e politiche sociali”.

Fonte www.capitoloprimo.it


ID: 7406  Intervento da: Salvatore De luca  - Email: info@tipografiamari.it  - Data: mercoledì 17 ottobre 2007 Ore: 20:13


I VIDEO DI TORREOMNIA INVIATI A YOUTUBE VENGONO INSERITI IN SITI PRESTIGIOSI COME:

www.toky.it/video_amatoriali_player.asp?video=QJqzKHlt1qQ&v=torreomnia

Riprese con pellicola 8 mm. da Luigi Mari della festa dell'Immacolata. Rientro del Carro.
Guarda video qui
Torre del Greco 1976 - Immacolata 1
Riprese con pellicola 8 mm. da Luigi Mari della festa dell'Immacolata. Rientro del Carro.
Guarda video qui
Oggetti d'arte che si mangiano - 3
Paolo Fulgente, l'artista che fa sculture con farina, zucchero e cioccolato

Guarda video qui
Oggetti d'arte che si mangiano - 2
Paolo Fulgente, l'artista che fa sculture con farina, zucchero e cioccolato
Guarda video qui
Oggetti d'arte che si mangiano - 1
Paolo Fulgente, l'artista che fa sculture con farina, zucchero e cioccolato
Guarda video qui
La città di torre del Greco
Torre del Greco, la Patria del Corallo alle falde del Vesuvio.
Fonte: YouTube.com
Guarda video qui
Il Porto di Torre del Greco
Torre del Greco, la Patria del Corallo alle falde del Vesuvio
Guarda video qui
Scuola cammei corallo Torre del Greco -- 2
Filmati sulla lavorazione di manufatti pregiati a Torre del Greco, ne3ll'Istituto d'Arte.
Guarda video qui
Lavorazione cammei corallo Torre del Greco -- 1
Filmati sulla lavorazione di manufatti pregiati a Torre del Greco, la Patria del Corallo.

Guarda video qui
Scavi Villa Sora - Torre del Greco -- 2
La villa romana ritrovata nel sottosuolo di Torre Greco tra Vesuvio e mare.
Guarda video qui
Scavi Villa Sora Torre del Greco -- 2
La villa romana ritrovata nel sottosuolo di Torre Greco tra Vesuvio e mare.
Guarda video qui
Scavi Villa Sora Torre del Greco - 1
La villa romana ritrovata nel sottosuolo di Torre greco tra vesuvio e mare.
Guarda video qui
Turris-Benevento 1997 -. Torre del Greco - 1
Promozione della Turris In C1.
Guarda video qui
Stelle della moda 2005 a Torre del Greco 2
Manifestazione di moda maschile e femminile nel 2005 a Torre del Greco alla Torre di Bassano.

Immagine a lato: uno dei migliaia di motti di Torreomnia

Guarda video qui
Stelle della moda 2005 a Torre del Greco 1
Manifestazione di moda maschile e femminile nel 2005 a Torre del Greco alla Torre di Bassano.
Guarda video qui
Scudetto Napoli 1990 a Torre del Greco 3
Festeggiamenti avvenuti a Torre del Greco per lo scudetto vinto dal Napoli.
Guarda video qui
Scudetto Napoli 1990 a Torre del Greco 2
Festeggiamenti avvenuti a Torre del Greco per lo scudetto vinto dal Napoli.
Guarda video qui
Scudetto Napoli 1990 a Torre del Greco 1
Festeggiamenti avvenuti a Torre del Greco per lo scudetto vinto dAl Napoli.
Guarda video qui
Presepe Vivente 1997 - Torre del Greco - 2
La rappresentazione della nascita di Gesù a Betlemme con personaggi reali di Torre del Greco - S. Maria La Bruna.
Guarda video qui
Presepe Vivente 1997 - Torre del Greco - 2
La rappresentazione della nascita di Gesù a Betlemme con personaggi reali di Torre del Greco - S. Maria La Bruna.
Ercolano: riapre lo Sciuscià e festeggia 10 anni
19 ottobre - 19 ottobre Musica Live

TUTTI I VIDEO SONO DELL'ARCHIVIO TORREOMNIA VAI:

www.toky.it/video_amatoriali_player.asp?video=QJqzKHlt1qQ&v=torreomnia


ID: 7405  Intervento da: Salvatore De luca  - Email: info@tipografiamari.it  - Data: mercoledì 17 ottobre 2007 Ore: 19:56


INSEDIAMENTI ROM ABUSIVI – Denunciato un torrese

Un giovane bosniaco e uno di Torre del Greco (Napoli), risultati gia' espulsi dal Comune di Civitanova, sono stati denunciati.
Durante il fine settimana blitz dei carabinieri di Civitanova Marche nell'ex camping "Le Giare", per prevenire insiediamenti abusivi di nomadi. Identificate una ventina di persone che si erano accampate in condizioni poco umane in quell'area.
CIVITANOVA MARCHE - Durante il fine settimana blitz dei carabinieri di Civitanova Marche nell'ex camping "Le Giare", per prevenire insiediamenti abusivi di nomadi.
Identificate una ventina di persone che si erano accampate in condizioni poco umane in quell'area. Tra gli identificati, molti rumeni, ma anche alcuni bosniaci e dei campani.

Fonte www.gomarche.it


ID: 7404  Intervento da: Salvatore De luca  - Email: info@tipografiamari.it  - Data: mercoledì 17 ottobre 2007 Ore: 19:28


PICCOLI PATRIMONI LIBRARI

Il giorno 17 Ottobre 2007 alle ore 16.30 presso la sala Congressi dell'Hotel Marad Via B. Croce 20 a Torre del Greco ci sarà la presentazione del "I CORSO DI CATALOGATORE VOLONTARIO" DI PICCOLI PATRIMONI LIBRARI" organizzato da Archeoclub d'Italia Onlus Sede di Torre del Greco in collaborazione con il CSV Napoli (Centro Servizi per il Volontariato).
Il Corso si pone come obiettivo la formazione di una figura volontaria che sappia organizzare e catalogare un piccolo patrimonio librario .
L'idea è nata sulla base dell'esperienza da noi acquisita con l'attività svolta in Biblioteca Comunale nonché dalla valutazione fatta sulla presenza di tante raccolte librarie presenti sul Territorio ma non organizzate.
Le lezioni saranno tenute da alcuni soci Archeoclub di Torre del Greco e da due docenti della Biblioteca Apostolica Vaticana che porteranno le loro esperienze nel campo.
Il corso, gratuito ed aperto a tutti previa iscrizione, avrà durata di 48 ore e si svolgerà in parte nei locali della Biblioteca Comunale, in parte al Circolo Nautico e nei locali della Chiesa di S. Maria di Portosalvo dalle ore 16.30 alle ore 19.30.
Alla fine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza.

Fonte: comunicato stampa


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