SEZIONE DEDICATA AI BAMBINI TORRESI DAI DUE AI 90 ANNI FIABE CLASSICHE DA ASCOLTARE.
A cura di Veronica Mari della redazione
L’ascolto di una fiaba solletica la fantasia più di una visione filmata. Chiudere gli occhi distesi sul divano e ascoltare, è un relax per grandi e piccini.
MARCO VALERIO
Le fiabe si possono acoltare liberamente in rete. Sonoro riprodotto dall’azienda Marco Valerio. Marco Valerio s.r.l. nasce nell'agosto 2000 a Torino con un progetto imprenditoriale innovativo, nel quale le nuove tecnologie e un'antica esperienza si fondono, nel tentativo, finora riuscito, di ridare significato alla definizione di "editore di cultura". Un editore scrive un libro fatto di mille capitoli, tanti quanti sono i titoli che sceglie di pubblicare. Un percorso culturale che si articola negli anni in un dialogo con gli autori e con i lettori. L'Azienda Marco Valerio vanta infinite soluzioni di editoria.
Repertorio sulle fiabe: La fiaba è un tipo di narrativa originaria della tradizione popolare, caratterizzata da componimenti brevi e centrati su avvenimenti e personaggi fantastici come fate, orchi, giganti e così via. Si distinguono dalle favole, in cui la componente fantastica è generalmente assente, e la narrazione ha un intento allegorico e morale più esplicito. Le favole, sono tradizionalmente pensate per intrattenere i bambini. In Europa esiste una lunga tradizione orale legata alle fiabe, che riveste un grande interesse per la scienza etnoantropologica. Inoltre, diversi autori hanno raccolto fiabe tradizionali o creato nuove fiabe riprendendo creativamente gli stilemi delle fiabe tradizionali. Fra i trascrittori di fiabe più noti della tradizione europea si possono citare Charles Perrault (Francia) e i fratelli Grimm (Germania), e i più recenti Italo Calvino (Italia) e Aleksander Afanasiev (Russia). Fra gli inventori di fiabe più celebri ci sono invece il danese Hans Christian Andersen, l'italiano Collodi (inventore di Pinocchio) e il britannico James Matthew Barrie (Peter Pan). Le fiabe sono state tramandate a voce di generazione in generazione per lunghi secoli e chi narrava le fiabe spesso le modificava o mescolava gli episodi di una fiaba con quelli di un'altra, dando a volte origine ad un'altra fiaba. Esse hanno un'origine popolare: descrivono la vita della povera gente, le sue credenze, le sue paure, il suo modo di immaginarsi i re e i potenti e venivano raccontate da contadini, pescatori, pastori e montanari attorno al focolare, nelle aie o nelle stalle; non erano considerate, come ora, solamente racconti per bambini, ma rappresentavano un divertimento anche per gli adulti ed avevano grande importanza per la vita della comunità. Le fiabe raccontano alcuni aspetti del reale, con una veste di storiella puerile e con un infallibile lieto fine: il "Pollicino" abbandonato nei boschi, la "Cenerentola" segregata dalla matrigna e schiavizzata, la "Biancaneve" che scappa e si rifugia nel bosco possono essere visti come esempi della quotidianità del XIX e XX secolo. Tutte le fiabe del mondo hanno caratteristiche analoghe: 1. i personaggi, l'epoca e i luoghi sono indicati genericamente e non sono descritti (si dice "C'era una volta...", "In un paese lontano...", ma non si dice né dove né quando) 2. i fatti che si presentano nel racconto sono fatti impossibili e i personaggi inverosimili (molti fatti narrati possono accadere solo per magia e molti personaggi non possono esistere nella realtà) 3. si rappresenta sempre un mondo nettamente distinto in due (i personaggi sono o buoni o cattivi, o furbi o stupidi e non esistono vie di mezzo,
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BIANCANEVE E I 7 NANI

L'INTREPIDO SOLDATINO DI STAGNO

IL BRUTTO ANATROCCOLO

IL GATTO CON GLI STIVALI

IL PIFFERAIO MAGICO

POLLICINO

IL PRINCIPE RANOCCHIO
 la ragione sta sempre da una sola parte) 4. i motivi sono sempre ricorrenti (gli elementi e gli episodi sono spesso presenti anche in altre fiabe) 5. c'è sempre un lieto fine (i buoni e i coraggiosi vengono premiati, le ragazze povere diventano principesse, i giovani umili ma coraggiosi salgono sul trono) 6. c'è sempre una morale, anche se non è espressa chiaramente come nella favola, che insegna a rispettare gli anziani e la famiglia, ad onorare le autorità, ad essere coraggiosi per migliorare le proprie condizioni di vita. Il linguaggio della fiaba è quello dei narratori del popolo, in genere molto semplice e a volte un po' sgrammaticato, ma ricco di modi di dire e di formule popolari. Viene solitamente utilizzato il discorso diretto perché le battute del dialogo permettevano al narratore di cambiare la voce e di tener viva l'attenzione di chi ascoltava. Sono frequenti e quasi obbligatorie le ripetizioni ("Cammina, cammina...", "Cerca, cerca...", "Tanto, tanto tempo fa...") e le triplicazioni perché raccontare tre volte lo stesso fatto, aveva lo scopo di allungare la storia, di renderla più chiara, di prolungare la sensazione di mistero. Le formule d'inizio e le formule di chiusura sono sempre le stesse ("C'era una volta...", "In un paese lontano...", "Così vissero felici e contenti..."), numerose le formule magiche e le filastrocche. Come nella pubblicità, la ripetizione e la ridondanza permettono una migliore penetrazione dei contenuti ed una più persistente memorizzazione, ma prima di questo corrispondono ad un'esigenza propria della didattica infantile.
 A cura di Veronica Mari della redazione
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