ID: 7427 Discussione: RASSEGNA STAMPA TORRE 21-10-07
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Serena Mari
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domenica 21 ottobre 2007 Ore: 19:33

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ID: 7433 Intervento
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Serena Mari
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domenica 21 ottobre 2007 Ore: 19:33
RATZINGER è il terzo Pontefice a visitare Napoli
Il Papa a Napoli: ''Violenza è camorra ma anche mentalità diffusa''
 Foto a lato: Una simpatica caricatura del Papa con l'Agnello Sacrificale
A Napoli la piaga della violenza è frutto dei delitti della camorra ma è anche diventata una mentalità diffusa. E' questo l'allarme lanciato oggi dal Papa nel corso dell'omelia pronunciata durante la messa celebrata in Piazza del Plebiscito a Napoli, dove, sfidando la pioggia, è radunata una folla di 20 mila persone. Benedetto XVI dedicando un paragrafo importante della sua omelia alle condizioni di Napoli ha ricordato che "per molti vivere non è semplice: sono tante le situazioni di povertà, di carenza di alloggio, di disoccupazione o sottoccupazione, di mancanza di prospettive future". "C'è poi il triste fenomeno della violenza. Non si tratta solo del deprecabile numero dei delitti della camorra, ma anche del fatto che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e nelle periferie nuove e anonime, col rischio di attrarre specialmente la gioventù, che cresce in ambienti nei quali prospera l'illegalità, il sommerso e la cultura dell'arrangiarsi". Di fronte a una simile situazione "quanto è importante allora intensificare gli sforzi - ha aggiunto Ratzinger - per una seria strategia di prevenzione, che punti sulla scuola, sul lavoro e sull'aiutare i giovani a gestire il tempo libero". "E' necessario - ha aggiunto il Pontefice - un intervento che coinvolga tutti nella lotta contro ogni forma di violenza, partendo dalla formazione delle coscienze e trasformando le mentalità, gli atteggiamenti, i comportamenti di tutti i giorni. Formulo questo invito ad ogni uomo e donna di buona volontà, mentre si tiene qui a Napoli l'Incontro tra i leader religiosi per la pace, che ha come tema: 'Per un mondo senza violenza - Religioni e culture in dialogo"'. Nonostante il maltempo, una folla immensa ha abbracciato Benedetto XVI al suo arrivo a Napoli. Alcuni giovani indossando la maglietta con la scritta 'A Maronna ce accumpagna' ('La Madonna ci accompagna'), frase-slogan in dialetto napoletano lanciata dal cardinale Crescenzio Sepe al suo arrivo nella città da arcivescovo 15 mesi fa. E il cardinale Sepe questa mattina era insieme al premier Romano Prodi e il Guardasigilli Clemente Mastella ad accogliere il Papa, giunto in elicottero da Roma, alla Stazione Marittima del porto.Il Pontefice, come nello stile delle sue visite, non resterà molto nel capoluogo partenopeo, oggi blindatissimo. Dovrebbe, infatti, ripartire intorno alle 17.30. Una visita dunque di poche ore ma estremamente significative a Napoli che segna l'ottavo viaggio pastorale di Ratzinger. In mattinata il Papa celebrerà l'Angelus. Poi incontrerà i leader religiosi convenuti nella città per il meeting interreligioso promosso dalla Comunità di Sant'Egidio. In agenda segue il pranzo a cui parteciperanno anche le autorità civili. Mentre intorno alle 16.30, il Papa si trasferirà alla Chiesa Cattedrale, per una visita privata al patrono della città, San Gennaro, dove rimarrà circa un'ora. Poi il suo ritorno. Quella di oggi è la terza visita di un Papa nel capoluogo campano e cade nel 28esimo anniversario della prima visita di Karol Wojtyla. Le due volte precedenti, il 21 ottobre del 1979 e il 9 novembre 1990, infatti, fu sempre Giovanni Paolo II a recarsi a Napoli: nel primo caso, il Papa era di ritorno da una visita al santuario di Pompei; nel secondo caso, invece, si trattò di una lunga visita pastorale ricca di incontri e momenti religiosi. Se per Ratzinger questa è la prima volta da pontefice, diversi sono stati invece i viaggi fatti a Napoli da cardinale, l'ultimo, nel 2004, quando ha presieduto nella cattedrale l'ordinazione episcopale di mons. Bruno Forte arcivescovo di Chieti-Vasto e originario del clero di Napoli.
Fonte www.estense.com
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ID: 7432 Intervento
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Serena Mari
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domenica 21 ottobre 2007 Ore: 16:59
IL PADRE DI MARIO DEL MONACO ERA DI TORRE DEL GRECO
di Francesco Canessa
DI NON SOLO ALBANESE Se il teatro d’opera è il “teatro della memoria” – è bello vedere e ascoltare, ma anche abbandonarsi al ricordo di quanto si è visto e ascoltato – in quella del San Carlo è impresso a grandi lettere il nome di Mario del Monaco, tenore “storico” della seconda metà del ’900 di cui ricorre in questi giorni il venticinquesimo anniversario della scomparsa. Voce di bronzo, autentico baritenore, secondo la denominazione belcantistica, presenza carismatica naturale in scena e alquanto costruita fuori, ove gli piaceva recitare, non sensa una dose di autoironia, lo stereotipo del “divo”. Il San Carlo era appena uscito nel 1946 dalla gestione della British Military Authorities, che l’aveva requisito all’arrivo delle truppe alleate in città, che Del Monaco giovanissimo già vi cantava, su un palcoscenico all’ aperto, costruito nei giardini di Palazzo Reale. Ed entrò nella troupe in partenza per Londra, ove il San Carlo aveva incarico di riaprire con i suoi complessi e i suoi artisti il Covent Garden. Lì si alternò con Beniamino Gigli nella parte di Rodolfo nella Bohéme e al ritorno, nel 1947 eccolo apparire di fila in tre ruoli da escusivo protagonista: Turandot, Ballo in Maschera, Carmen. Da quell’anno e sino a1 1974 comparve quasi in tutte le stagioni, più di cento recite, ancora in Bohéme e poi Fanciulla del West e Andrea Chenier, Ernani e Norma, Fedora e Tosca, Sansone e Dalila, Pagliacci, titoli più volte ripetuti, e la rarità verdiana Stiffelio, impegno che destò l’ammirazione il mondo della lirica. Ed in ben sei diverse edizioni di Otello, il suo cavallo di battaglia, presentato anche all’Arena Fegrea e nella trionfale tournée del San Carlo in Brasile, a San Paolo e Rio de Janeiro. Ma Mario venne a Napoli in molte altre occasioni d’arte, tra cui il Concertone in memoria di Caruso del 1972 al San Carlo, insieme ad altri cinque tenori. Aveva orgogio delle sue origini partenopee (il padre era di Torre del Greco) e un accento assai più corretto degli altri metteva nelle canzoni napoletane, prima fra tutte ‘O sole mio, in cui era trascinante, per lo slancio vocale e l’eleganza del declamato. E a Napoli tornò spesso, anche a carriera terminata. Aveva dalle parti di Mergellina l’ultimo suo amore e il suo medico. Avrebbe meritato che il Teatro e la città lo ricordassero nel suo anniversario, come ha fatto Roma, che ha allestito a Castel Sant’Angelo una mostra che ne racconta l‘arte e la carriera. Qui da noi,invece, nulla!
Fonte www.napoli.com
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ID: 7431 Intervento
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domenica 21 ottobre 2007 Ore: 16:50
I Tammorrari del Vesuvio di Simone Carotenuto. Appena rientrati dal Popkomm di Berlino e già pronti a partire per la suggestiva Siviglia alla conquista della prestigiosa Womex, importantissima vetrina internazionale della musica che si terrà quest’nno dal 24 al 28 ottobre. La Womex conta circa 5558 espositori europei che presentano la loro musica e I tammorrari del Vesuvio sono l’nico gruppo di tammorriata che ha conquistato uno spazio in questa enorme vetrina mondiale. Capitanati da Simone Carotenuto sono stati il gruppo di musica popolare campana rivelazione dell'anno 2007. Il loro ultimo lavoro discografico Aizamme sta Tammorra si èrivelato assolutamente vincente. Il viaggio antologico abbraccia gran parte della Campania, dall’gronocerino al Cilento, dalla Costiera Amalfitana all’rpinia. In un certo senso si tratta di un lavoro sperimentale poiché affianca a brani assolutamente fedeli alla tradizione altri che hanno subito delle influenze musicali di matrice mediterranea e brani che sono assolutamente inediti ma che hanno comunque un forte legame strutturale e melodico con la tradizione Il disco si sta rivelando come uno dei migliori prodotti discografici di recente uscita nel mondo della folk music. Preparato e uscito in sordina Aizamme sta Tammorra che sta conquistando un vasto pubblico, internazionale soprattutto, Germania, Francia, Austria, i nostri vicini d’oltralpe restano ammaliati da questa antologia della musica popolare campana. Al fianco di Carotenuto, Pina Ascione astro nascente e già brillantissimo nel firmamento delle voci femminili, Antonio Mancuso amico e collaboratore ventennale del Cantatore Simone, alchimista d’eccezione di melodie e suoni che nascono e si generano nei suoi strumenti a fiato. Note magnifiche che per uno strano sortilegio sembra conoscano la via che porta all’anima, per solleticarla e renderla viva. Giovanni Vicidomini capace di arpeggiare i pensieri e le parole di chi ascolta con la maestria di chi al posto di una corda sembra accarezzi l’impalpabile bellezza della vita. Le sue corde legano strette buona musica e tradizione pura; suoi anche i pezzi inediti contenuti nel nuovo lavoro discografico. Gianmarco Volpe poliedrico e prezioso, dinamico e creativo. C’è poi Catello Gargiulo che rappresenta il ponte tra vecchio e nuovo, tra chi canta la vita di ieri e chi sta accingendosi a scrivere la propria storia; storia di musica e di passione per la tradizione, oltre a suonare le percussioni le costruisce personalmente.
Fonte www.irpinianews.it/
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ID: 7430 Intervento
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domenica 21 ottobre 2007 Ore: 16:29
Torre del Greco, in Santa Croce Angelo Castaldo
 La Basilica di Santa Croce di Torre del Greco ospita stasera alle 19,30 il concerto dell'organista Angelo Castaldo con la direzione artistica di Giovanni Cipriano. Il poco più che trentenne Castaldo, ha dimostrato la sua passione per la musica, coltivandola sotto la sapiente guida dei Maestri B. Minichini e V. De Gregorio, diplomandosi in Pianoforte, Organo e Composizione Organistica. Ha approfondito poi lo studio del fenomeno musicale ed i suoi influssi nel mondo conducendo studi di musicologia e filologia musicale. E' giornaista pubblicista dal 1993 e critico musicale. Angelo Castaldo ha suonato come organista solista dalla Polonia agli Stati Uniti e dall'Australia alla Finlandia, si è esibito nel 2006 al Concerto di Capodanno nella Cattedrale di Washington (USA). Stasera alla Basilica Pontificia di Torre del Greco in programma musiche di Felix Mendelssohn Bartholdy (1809 – 1847), Marco Enrico Bossi (1861 – 1925), Theodor Dubois (1837 – 1925), Herald Genzmer (1909), Max Reger (1873 – 1916). Non resta che augurare a chi vorrà andare in Basilica, un buon ascolto.
Fonte www.capitoloprimo.it
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ID: 7429 Intervento
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domenica 21 ottobre 2007 Ore: 16:23
Alma-Tadema e i Pompeiani
A Napoli, al Museo Archeologico Nazionale, una mostra celebra il pittore Lawrence Alma-Tadema, maestro dello stile neopompeiano, insieme agli artisti di fine Ottocento che hanno dipinto la "nostalgia dell'antico" "Popolare nuovamente quelle strade deserte, ricomporre quelle affascinanti rovine, infondere nuova vita in quei corpi sopravvissuti, attraversare quell'abisso di diciotto secoli e donare una seconda vita alla Città dei Morti!". Ossia a Pompei. Eccolo l'intimo, inesauribile desiderio di Lawrence Alma-Tadema (1836-1912), il pittore olandese, inglese d'adozione, che in epoca vittoriana ha conquistato fama e prestigio critico proprio riuscendo a soddisfare quell'ambizioso desiderio, facendosi interprete di un "decadentismo" nostalgico del mondo antico.
Alma-Tadema ha saputo attraversare quell'"abisso" di diciotto secoli ricostruendo sulla tela una società scomparsa, con tutta la sontuosa ricchezza o l'ordinaria semplicità dei suoi arredi, oggetti, costumi e abitudini, sempre attraverso il filtro dell'attualità sociale di fine Ottocento. Codificando la quintessenza dello stile neopompeiano. Alma-Tadema, sentenziava Ugo Fleres nel 1883, "si slancia indietro attraverso i secoli e pianta il suo cavalletto nella vera vita pagana", quasi a tradurre in arte la convinzione di Madame de Staël che "a Roma non si trovano altro che resti di pubblici monumenti, e questi non rammentano altro che la storia politica dei secoli passati. Ma a Pompei vi è la vita privata degli antichi, che si presenta tal quale essa era". E a questa vita vera, alla quotidianità di un'epoca grandiosa travolta dalla storia è dedicata la mostra "Alma Tadema e la nostalgia dell'antico", al Museo archeologico nazionale dal 19 ottobre al 31 marzo, sotto la cura di Stefano De Caro, Eugenia Querci, Carlo Sisi, che per la prima volta tenta di ricostruire un panorama dello sviluppo della pittura neopompeiana in Italia, ponendola a stretto contatto con le opere del principale e più riconosciuto cultore del genere.
Notizie utili - "Alma Tadema e le nostalgie del passato", dal 19 ottobre al 31 marzo, Museo Archeologico nazionale, Napoli. La mostra è curata da Stefano De Caro, Eugenia Querci, Carlo Sisi. Orari: dalle 9 alle 19:30. Chiuso martedì. Informazioni: per gruppi, scuole e visite didattiche, tel. 848800288 /+ 39 081 4422149.
Fonte www.repubblica.it
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ID: 7428 Intervento
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domenica 21 ottobre 2007 Ore: 16:11
Torre del Greco, riscoprire il valore del libro con l’Archeoclub d’Italia
 Si è tenuta ieri, 17 ottobre, presso la sala Congressi dell’Hotel Marad (Via B. Croce 20) a Torre del Greco, la presentazione del “I corso di catalogatore volontario di piccoli patrimoni librari”. Sono intervenuti al convegno, oltre al presidente dell’Archeoclub Sede di Torre del Greco, Michela Tappeto, l’Assessore alla Cultura del Comune di Torre del Greco, Anita Sala; il professor Francesco Russo, responsabile della biblioteca Pontificia Facoltà Teologica Italia Meridionale sezione san Tommaso D’Aquino; Giuseppe Sbarra, dirigente Ufficio Stampa del Comune di Torre del Greco. Inoltre, il moderatore Vincenzo Landi, socio dell’Archeoclub, ha coinvolto anche don Francesco Rivieccio e l’ingegnere Flavio Russo presenti in sala. Organizzato dall’Archeoclub d’Italia Onlus Sede di Torre del Greco in collaborazione con il CSV Napoli (Centro Servizi per il Volontariato), questo corso di biblioteconomia si snoderà in 48 ore di lezioni teoriche e pratiche, volte alla formazione di una figura volontaria che sappia organizzare e catalogare un piccolo patrimonio librario. “Dobbiamo salvaguardare il libro come bene culturale- afferma Michela Tappeto- Una volta assimilato questo concetto, c’è bisogno di formare figure professionali in grado di catalogare le piccole raccolte librarie presenti molto numerose sul territorio di Torre del Greco”. Il corso è stato organizzato sulla base dell’esperienza maturata dall’Archeoclub nella sistemazione, recupero e catalogazione dei libri presso la biblioteca comunale di Villa Macrina. “Bisogna far nascere la coscienza che il patrimonio librario è un tesoro da valorizzare” continua il presidente Tappeto. Favorevole all’idea del corso è anche il professore Francesco Russo, anche se ammette che è solo un punto di partenza. “I corsi sono importanti, ma per i libri ci vuole esperienza sul campo- spiega infatti- E’ il bibliotecario che appura lo stato dei libri per poi avvertire il restauratore. Purtroppo le nostre biblioteche versano in uno stato di abbandono sconfortante”. Del resto, lo stato di abbandono a cui è stata soggetta la stessa biblioteca di Torre del Greco, la dice lunga sull’interesse verso i libri. “La storia della nostra biblioteca è come una telenovela!- conferma Sbarra- I ragazzi dell’Archeoclub hanno fatto un lavoro immane, spinti dalla passione, ma purtroppo ora mancano i fondi necessari per una sistemazione fisica più idonea, soprattutto per i volumi antichi”. Il prossimo appuntamento per la prima lezione del corso è per venerdì 19 ottobre, alle ore 16.30, presso la sala Luigi Acampora, chiesa di S. Maria di Portosalvo di Torre del Greco.
Raimonda Granato
Fonte www.capitoloprimo.it
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