Puoi anche Tu inserire qui
un nuovo
argomento

  Torna all'indice
Comunità

Puoi anche Tu intervenire a questo argomento o invia un post alle e-mail private

Argomento presente: « IL GATTO NERO - Racconto. »
ID: 7836  Discussione: IL GATTO NERO - Racconto.

Autore: Vito D'Adamo  - Email: Viad37@online.de  - Scritto o aggiornato: lunedì 10 dicembre 2007 Ore: 23:44


Racconto di Vito D'Adamo


Il quadrante luminescente della sveglia era la luna piena. Lorenzo lo fissò, meravigliandosi che la luna fosse finita proprio sul comodino con il colore caldo delle sue cifre e alle dodici.
Ed ecco: s’era svegliato la prima volta, desto solo tanto da capire che aveva ancora alcune ore da riposare delle sei, sei e mezza, che gli toccavano ogni notte. Si rigirò nel letto, si stiracchiò un tantino, avvertendo il corpo un po’ dolente, appena una sensazione di pesto, specie alle gambe; e le molle, vecchiotte, cigolarono.
Improvvisamente raccapricciò. Il gatto nero, non un gatto nero qualsiasi ma quel gatto nero, entrò nella stanza. Lorenzo ne avvertì subito la presenza, non quella da gatto nero, insolita e allarmante; e non era neppure un gatto nero quello che s’era intrufolato nella camera. Anzi, niente e nessuno era entrato, ma egli sapeva che era lì ed attendeva che si manifestasse. Intuiva anche chi o cos’era e prese le sue precauzioni: “Calma”, impose a sé stesso, preparandosi a sostenere e a rintuzzare l’assalto dell’intruso. Pronto a credere che il letto si sarebbe mosso, magari rovesciato, che avrebbe ballato o saltato, o che gli sarebbe stato strappato di dosso il piumino, cose di questo genere, finì per trovare teatrali le sue supposizioni e seppe che non sarebbe successo nulla di tutto ciò. La lotta, se lotta aveva da essere, sarebbe stata porta su di un altro piano, sconosciuto e, quindi, molto inquietante. Si fece mentalmente il segno della croce: In Nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, in latino, come le circostanze richiedevano. Era pronto. “Bene”, pensò; ma non parlava, trasmetteva parole. L’interlocutore gli leggeva nel pensiero solo quella parte che normalmente si sarebbe tradotto in parole se il dialogo fosse stato normale, non più di quanto si volesse esprimere.

- E Gesù disse ai suoi discepoli: “Andate e scacciate i demoni”. Cito a memoria.
- Matteo, capitolo nono, versetto ventisette e passi relativi dei sinottici. E tu saresti un suo discepolo? Con quello che hai dentro?
- Senti chi parla! Ma di quel che ho dentro risponderò solo al mio Signore. Adesso mi limito ad avvertirti e mi preparo a respingerti.
- Non hai niente e nessuno da respingere. Sto andandomene: sono capitato qui per caso.
- Vade retro, Satana, allora e ad ogni buon conto.
- Vado, vado. Ma aggiòrnati. Questa formuletta è buona forse per altri e per altre circostanze.
- In nomine Domini Nostri Jesu Cristi.
Lentamente tutto si dissolse. Il gatto nero uscì e non era mai entrato in quella stanza calda e silente. Renzo scivolò ancora nel sonno, piano, senza accorgersene, proprio come s’era svegliato, una delle due o tre discontinuità croniche, che intervenivano a ripartire l’arco del suo riposo notturno.
Ora la luna piena segnava le due e venti e c’era ancora da riposare, se non da dormire, per più di due ore, costatazione che gli diffuse benessere nel corpo piacevolmente pesante; e riaffiorò confuso alla mente la ricostruzione del sogno che aveva fatto nel corso dell’ora precedente. Non che ricordasse, seppure nebulosamente, quel che aveva sognato. Era certo solo di aver sognato e che non doveva essere stato spiacevole, questa volta. Non sognava quasi mai e si ripromise di ricostruire le reminiscenze interrotte. Ma l’amico dei tempi andati, Piff, fantasma evocato quella notte, più non riapparve nel nero, che colmò il suo riposo da quella seconda battuta d’arresto; e quando guardò la luna per la terza volta, una luna enorme, gli sembrò molto vicina, mentre gli indicava crudele e precisa le cinque meno sette, sei minuti, ora d’alzarsi, momento sempre eroico. Gli balenò in mente di accentuarne l’eroismo: alzarsi ora, fermando la suoneria prima che scattasse il trillo di vibrazione avveniristica, che non aveva mai fine se non per sfioramento. Ma il trillo gli risuonò risoluto nel cervello, un suono alla militare, comunque eccessivo, che Renzo mise subito a tacere con un colpo sul pulsante, mentre il rancore per essere stato proditoriamente svegliato gli permaneva dentro.
Lorenzo era sufficientemente sveglio, ora, e la luna si ridimensionò sul comodino, riprendendo la forma e le funzioni di sveglia elettrica dal quadrante come una luna piena, color salmone, color champagne, a seconda se eri in dormiveglia o se completamente t’eri svegliato.
“E che alla luce del giorno è tutta bianca”, pensò.

- Papi, svegliati-, gli susurrò la figlioletta, quietamente destandolo. Al solito, se la ritrovò nel letto, al riparo di Sandra, che dormiva profondamente, stanca, mai soddisfatta appieno di sonno e di riposo - tre figli, un marito, la casa, i turni di lavoro! -. Veniva dalla sua stanzetta la notte, in punta di piedi per non svegliare i genitori e per non essere rimproverata, pure se con l’amorosa dolcezza, che la circostanza richiedeva, ad intrufolarsi fra loro, quando un brutto sogno, turbandola, la destava. Bisbigliato che ebbe quelle parole, Micetta già dormiva e Renzo badò a ricoprirla, ch’era come un capriolo, mai ferma, né da desta, né da dormiente, né di giorno e non di notte.
Eccola, dunque, già assopita e ben coperta, accanto a Sandra, con i lunghi capelli sparsi sul guanciale e via, era proprio una bella bimba.
“Che Dio ce la conservi sempre”, pregò.
Prese dal cassetto slip e canottiera di bucato e, uscendo, accostò la porta della camera da letto, ché Sandra e Micetta dormissero ancora, indisturbate dai piccoli rumori che Lorenzo avrebbe inevitabilmente prodotto.
S’affacciò nella stanzetta dei figli, che dormivano nel letto a castello; sotto il più grande, Marino, sempre scoperto - e gli tirò su le coperte -; e sopra il minore, Damiano, coperto fino alla fronte, al solito. Lasciò la porta socchiusa, ché le porte delle camere da letto dovevano rimanere sempre aperte, un’abitudine che avevano preso sin da piccolissimi ed ora, cresciuti e presto puberi, era rimasta. Ne conseguivano problemi tardoserali o notturni di qualche entità, per turbamento dell’intimità coniugale.
- Ti prego, caro, non adesso: i ragazzi sono ancora svegli. Su, buono, Renzo … amore!
Questo influiva sui loro rapporti di coppia e a volte rendevano i due nervosi e scontenti. Più tardi, poi, erano come morti da stanchezza e ad attendere s’addormentavano. Così, spesse volte, tutto sfumava.
Accese il fornello sotto la caffettiera, preparata da Sandra la sera prima per l’espresso antelucano del marito; mise nella tazzina un cucchiaino di zucchero e, nell’attesa, entrò nel bagno. Intanto il caffè, filtrato, spandeva il suo aroma nel cucinino, attraversava la stanzetta d’entrata e s’infiltrava irresistibile per tutta la casa.
Quando il caffè fu pronto e bollente, se ne versò nella tazzina, girò col cucchiaino, cominciò a sorbirlo: buono, buono, buono, ed accese la prima sigaretta della giornata, aspirandone appieno il fumo. Fumava e sorseggiava il caffè, gustando il tutto, senza pensare a niente, ancora un po’ assonnato. Cominciò a “girare” all’ultimo sorso e a metà sigaretta.
“Bisogna che oggi sbrighi tutte le faccende che non m’è riuscito a concludere ieri”, si disse: scrivere alla madre; telefonare a familiari ed amici; disdire l’appuntamento per sabato pomeriggio coi Fiorenti; contattare Maria, segretaria dell’associazione italiana, per la riunione di venerdì sera; avvisare Remo che Antonio non era disponibile e l’appuntamento era rinviato a prossima occasione; riuscire finalmente a fare il primo tagliando della nuova auto; riscuotere un assegno; e certo molte altre cose dimenticava. Ah, sì: giocare al “Lotto am Samstag - il sistemino, escogitato sul calcolo delle probabilità, cominciava a farsi interessante - e passare a tagliarsi i capelli.
Un programma molto nutrito e se non molto impegnativo, certo indifferibile. ”Il tempo, trovare il tempo per ogni cosa”, pensava. Il tempo per tutto, senza essere costretti sempre a rinviare.

Albeggiava e l’appartamentino, - ma tutto lo stabile -, era silenzioso se non per i rumoretti, prodotti da Giuseppe, e caldo. C’erano margheritoni ocra in un vasetto di vetro sulla tavola in cucina. Il vasetto poggiava su di un centrino rosso, orlato d’agrifogli verdi, e c’erano la tazzina da caffè, vuota ormai, il cucchiaino e il portacenere, nel quale Giuseppe schiacciò il primo mozzicone della giornata.
Si sporse dalla finestrella, che s’apriva direttamente sulle tegole rossobrune del tetto spiovente, inclinata e della quale bisognava sollevare l’imposta per guardare fuori. Aspirò una boccata d’aria ossigenata, che gli riempì i polmoni fresca e voluttuosa e guardò verso la torre medievale, fondata sul cocuzzolo della collina dirimpetto, in mezzo agli alberi sempreverdi, dalla cima avvolta da un residuo sfilaccio di nebbia, al campanile slanciato, altissimo sulla chiesa, costruita con pietra d’arenaria rossa; e, a sinistra, la fila delle case, che formavano un morbida curva, lungo la strada, che s’arcuava verso destra. Gli piaceva quella curva armoniosa, impeccabilmente disegnata, e gli piacevano le case; era un bel vedere, alto sui tetti - un tetto rosso ed uno bruno, s’alternavano i colori delle tegole -, in una prospettiva ben costruita. Gli procurava come un senso di pulizia.
Poi prese a recitare il suo Pater noster quotidiano, respirando l’aria mattutina. Ci metteva l’anima dentro, anche se alle volte era distratto e ancora assonnato. Quella mattina era fresco e ben riposato, o quasi, e si soffermò sulle parole “non ci indurre in tentazione” per via dell’incubo notturno, o cos’altro fosse stato. Non gli mandasse più di quegli incubi, il Signore, non lo tentasse più con la paura e lo liberasse dal male con la sua famiglia e gli uomini tutti, anche i greco-ortodossi e i musulmani, che stavano combattendosi a Cipro. Si considerò infantile, pensando a questo; ma sapeva che, tutto sommato, era meglio così. Si riscattò pensando che sia santificato il Tuo Nome voleva dire, in effetti, sii Tu santificato, identificazione del nome con l’essere.
Andò, quindi, a consultare la Bibbia, donatagli da don Santino Basile, il missionario italiano, dubitando che il passo di Matteo, citato con pronta sicumera dal diabolico interlocutore notturno, corrispondesse per davvero. Cercò e ridacchio entro di sé: il passo in questione non concordava affatto.
Ma bene, ma bravo, l’imbroglione! Sconfitta completa, dunque. Il buffone! Ma che pretendeva ora, Lorenzo, che fosse nel certo quel povero diavolaccio, proposto ai suoi incubi dalla visione del film “L’esorcista”, alla presentazione del quale aveva assistito sere addietro alla televisione? Così, non ci pensò più.
Prese a radersi. Poi, come colto da folgorazione, mise fuori la testa dalla finestrella del bagno ed eccolo lì, sapeva ch’era lì, il gattaccio nero, più grosso che non fosse nel giuoco della luce incipiente, come e dove era al solito acquattarsi di primo mattino, nel prato, sotto una siepe, pronto a balzare addosso a passerotti e sorcetti. Notte interessante, quella: aveva avuto un incubo e sognato. Forse due sogni aveva fatto, cosa che gli capitava di rado con la stanchezza che si ritrovava perpetuamente addosso, la sera, i pensieri suoi particolari ed i molti problemi, affrontati, risolti o differiti che fossero.
- Bisogna che oggi concluda tutte le faccende che non m’è riuscito a sbrigare in questi ultimi giorni -, si disse: scrivere alla madre; ai familiari; disdire l’appuntamento per sabato pomeriggio coi Fiorenti; confermare a Maria, segretaria dell’associazione italiana, la riunione di venerdì sera; avvisare Remo che Antonio non era disponibile e che si sarebbero visti a prossima occasione; riuscire finalmente a fare il primo tagliando della nuova auto; riscuotere un assegno; e certo molte altre cose dimenticava. Ah, sì: ricordarsi di giocare al “Lotto am Samstag”. Il sistemino escogitato, basato sul calcolo delle probabilità, cominciava a farsi interessante. E passare a tagliarsi i capelli.
Un programma molto nutrito e se non molto impegnativo, certo indifferibile. ”Il tempo, trovare il tempo per ogni cosa”, pensò. Il tempo per tutto, senza essere costretti sempre a rinviare.



Vito d'Adamo torrese doc dalla Germania
(Continua)

Ciao, buona domenica a tutti e un abbraccio da NONNOVITO.

 
 

ID: 7846  Intervento da: Vito D'Adamo  - Email: Viad37@online.de  - Data: lunedì 10 dicembre 2007 Ore: 22:23

Grazie, ragazzi: siete impagabili!
Dai primi di dicembre. le notti della Foresta Nera sono con strugente effetto - l'attesa dell'Avvento - costellate di luci, che splendono dagli "Alberi di Natale", presenti dappertutto: minuscoli, piccoli, grandi, enormi abeti sempreverdi. Cercherò di darvene idea con qualche foto. Qui ci tengono molto a questi addobbi, fanno a gare perché siano sempre migliori. La neve non è ancora comparsa: e questo ritardo allarma non poco, non concependosi Natale senza neve, come è accaduto per diversi anni, ultimamente; e i buoni autoctoni non sapevano dove battere la testa, come festeggiare.
Bene, solo una nota, questa volta. Alla prossima, dunque, con tanta simpatia da
NONNOVITO.


ID: 7843  Intervento da: la redazione  - Email: info@torreomnia.it  - Data: lunedì 10 dicembre 2007 Ore: 17:22

Non potevamo trascurare Nonno Vito, dopo aver visto dove vive zio Angelo Guarino fa d'uopo, per dirla con Totò, fare omaggio ad un'altra colonna portante doltralpe di Torreomnia.
Proprio oggi la sorella di Vito ha ritirato in Tipgrafia la collezione di francobolli donatagli da Franco Penza.


Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Haslach, la località dove vive Vito D'Adamo, torrese di Via Purgatorio.


HASLACH (note prelevate dalla rete)

Situata della valle Kinzigtal vecchia città, 27 km da Offenburg, 37 km da Freiburg, 60 km da Strassburg. Nella località: supermercato, negozi, macelleria, panetteria, ristorante, museo. Collegamenti: stazione ferroviaria in loco. Haslach vanta un bel centro storico posto sotto tutela e vietato alla circolazione, con numerosi negozi e ristoranti. L'antica miniera di argento "Segen Gottes"nella frazione Haslach-Schnellingen è una delle miniere storiche più note della Selva Nera e può essere visitata. Possibilità di gite a Offenburg, Strasburgo e Friburgo o nelle località più conosciute della Selva Nera. Per gli arrivi in aereo: aeroporto Strassburg (SXB) 60 km, Friedrichshafen (FDH) 160 km, Zürich (ZRH) 190 km.
Località Haslach in estate Piscina. Passeggiate. Piste ciclabili.


Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Haslach, la località dove vive Vito D'Adamo


La regione Foresta nera Germania

La Foresta Nera costituisce l’angolo sud-ovest della Germania e si estende su una lunghezza di 160 km che portano da Pforzheim a nord fino a Waldshut all’estremo sud. La piu alta cima della Foresta Nera raggiunge 1166 m (Hornisgrinde) a nord e 1493 m (Feldberg) a sud. La Foresta Nera c una regione di vacanze eccellente, sia per coloro che amano vacanze attive e sportive, sia per coloro che cercano calma e distensione. L’offerta di attivitr sportive e divertimenti c varia: passeggiate, escursioni, sport invernali, sport nautici e anche escursioni con corsi di geologia e di storia.


Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket


Haslach, la località dove vive Vito D'Adamo. Noto una certa differenza con le strade di Torre...

I post successivi conterranno filmati di Haslach e quelli di una grande altra città della Germania meridionale: Monaco, ma in occasione della più grande festa tedesca: October Fest.

In Torreomnia:
www.torreomnia.it/Personaggi/personaggi_forum/dadamo_vito/dadamovito1.htm


Puoi anche Tu intervenire a questo argomento o invia un post alle e-mail private

 Ogni risposta fa saltare la discussione al primo posto nella prima pagina indice del forum. L'ultima risposta inviata, inoltre, che è la seconda in alto a questa pagina "leggi", aggiorna sempre pure data e ora della discussione (cioè il messaggio principale),
pur se vecchio.

T O R R E S I T A'

Autore unico e web-master Luigi Mari

TORRESAGGINE