A CHI VEDE IL VIDEO IN TESTA A QUESTO ARGOMENTO: Parte della redazione di Torreomnia è tale. Ai bacchettoni pseudo moralisti, in genere "anta" che storcono il naso alle goliardie, blaterando di trasgressione e cattivo gusto reitero con un anti-sermone la citazione di George Bernard Show: "L'uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette giocare".

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Come si fa a censurare il gioco puerile, innocente? Non rispondo, cari ragazzi della redazione, ma riporto quello che mi avete fatto ricordare con questo filmato. In questa bolgia di crudeltà planetaria odierna il vostro scherzo è addirittura innocente, quasi un atto di laica religione. Sono convinto che anche Nostro Signore, con tutto il rispetto e la devozione, sorriderebbe vedendo il filmato, perché i peccati puri, come i ricordi, sono paradisi da cui nemmeno Egli ci può cacciare. Egli sorriderebbe in dialetto torrese e avrebbe tanta speranza per i giovani vesuviani bistrattati e confusi, in questa nostra terra martoriata; molti dei quali, come i miei figli, e tutti coloro che ricusano i compromessi, sono sparsi per il mondo per sopravvivere.
Da Magonza a Torre del Greco conclusione del capitolo quarto:
(...) Quando nella bottega tipografica annuncio qualche pubblicazioncella, la prima cosa che mi chiede la gente è: Ma fa ridere? Il bello è che essa ride pure quando ho creduto di scrivere cose serie. Non sarà per partito preso? Forse anche a Napoli, oggi, si insinua quel proverbio che recita: "Quante volte le bocche ridono ed i cuori non ne sanno nulla". Abbiamo finito col dottrinalizzare pure le risate? Abbiamo fatto del proverbiale buon umore napoletano un’altra elaborazione culturale. Se così fosse, siamo messi male!
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"On Luiì" – dicono sovente gli ex apprendisti tipografi quando s’affacciano all’uscio della mia bottega – "All’alma di colui che a te percosse..." Ed io mi commuovo per stupidaggini del genere, perché tali non sono. Esse sostituiscono i contatti umani d’un tempo, il senso dell’amicizia, oggi sempre più compromessi, per questo tronco la frase dicendo: "Curre, cammina, va a fa’ ’o duvere tuoie". Ed egli docile come un cagnolino riconoscente si avvicina soddisfatto alla "napoletana". Io noto la prima stempiatura, gli incipienti segni della sua dissolta giovinezza. Penso a quando, paternamente, lo dileggiavo dicendo "mesci il caffè", ed egli puerile ed ignaro lo zuccherava. Ah, scarzappulillo, non più imberbe, col tuo pomo d’Adamo che va su e giù, con qualche dente in meno e la consorte incinta ogni nove mesi perché non si decide a fare il maschio. Ricordo quando alle consegne dicevi al cliente moroso che cincischiava nelle tasche inventando mille scuse: "Ma dicite ca nun tenita a «zuppa». Rieccovi a fare ’o "duvere vuoste", come un tempo, con la "napoletana", dove il caffè scende. Ridico mesci, e voi, meno candidi d'una volta, lo versate, dietro un adulto sorriso sornione. Un ex scarzuppulillo centellinò con me quel nettare dell’amicizia e si dileguò per l’ingresso. Un attimo dopo ricomparve: «On Luì – sbottò – me scurdavo ’na cosa importante». Pausa. «Dai, parla», ruppi. E lui «Ammesso e non concesso che io ti dicessi di fare poco il berloffo, tu che faresti?». Grazie, ragazzi, grazie perché mi fate, talvolta, riassaporare la giovinezza. Grazie per aver tollerato i miei sbalzi d’umore dovuti alle vostre inottemperanze e intemperanze, grazie per aver saputo sorridere a qualche mia verbale escandescenza: "Ata fa’ ’e mmane comm’ e piede!"
Luigi Mari |