LO SPARVIERO E LA COLOMBA di Nunzia Marino…E così rimasi rapita dalle note del preludio della Traviata, che come frecce mi ferivano delicatamente l’animo, che godeva nello stesso istante del dolore che provocavano. Lo sguardo vagava quasi a trovare nel vuoto le forme di quelle note, quando verso la finestra vidi qualcosa di bianco trasparente tremare, ma dai lembi strappati: una colomba bianca pronta a spiccare il volo. Agile, gaia, volteggia, sbanda, ma tuba, perché? Ha un segno proprio sul cuore. Profondo. Chi è stato? Batte nervosamente le ali, riprende il volo, vuole posarsi, ma non si posa. Cosa vede, cosa sente, cosa fa? Quante cose può raccontare al suo ritorno. Ma vola, vola per ore, giorni, mesi, anni, sempre sola e lontano. Quelli che la incontrano la definiscono selvaggia, altri la evitano, sentono odore di solitudine.
 Nell’immagine a lato: la colomba
Ella ha tentato più volte di far capire a qualcuno il dolore in petto da tempo e che non vuole più volare da sola. All’improvviso ecco uno sparviero. Il preludio sta per finire, le ultime note stanno morendo. La colomba emette un gemito, un sospiro quasi continuo; il suo volare è senza meta, batte le ali nervosamente. Diventa mesta, geme, sospira, si copre il capino con le ali. In quel nido un’altra colomba è ferita, da chi? Una ferita inguaribile. Le altre portano tutte il segno della ferita della compagna, indelebilmente: la maldicenza. Ma la colomba dal bruno capino spicca il volo. Vola lontano, in alto, ma è sempre spaurita e triste e geme. Durante il volo, incontra altre colombe e ognuna ferma, interroga, parla con un battere nervoso di ali. Per molto tempo vola senza posa. Molti echi le arrivano, inviti, sospiri, gioie, canti. Si ferma, osserva il segno della ferita, scuote il capo, e, racchiusa nella sua solitudine, vola, vola lontano e sola. Ma è selvaggia, qualcuno dice. Vola sempre sola. Sembra cercare qualcuno, si è accorta che le manca qualcosa. Ma perché non cerca di crearsi un nido? Forse è triste, perché sola. Qualcuno deve pur sapere cosa vuole con quel suo solitario volo. Strano, posa su un tronco d’albero abbandonato su una spiaggia.
 Nell’immagine a lato: lo sparviero
E’ sera, è stanca di volare. All’improvviso un tuffo al piccolo e spaurito cuore: lo sparviero diventa realtà. Non ha più coraggio di fuggire. Stranamente s’intrattiene e parla con lui a lungo, anche lui ha le sue pene, ma egli, forte e coraggioso, invita la colomba a costruire il nido con lui. Vivranno insieme. E così lo sparviero alla colomba disse:”Andiamo in fondo, dove nessuno ci vede, ci spia e ti reggerò quando saremo in alto mare!” Zampa nella zampa. Bruciati dalla sabbia cocente trovano refrigerio appena toccata la sponda, una dolce tensione s’impossessa di essi. “Non essere triste, guarda quanto è grande il mare, senti come è caldo il sole e azzurro il cielo, ma più grande sei tu in questo istante”. La sua ala cinge il corpo, che freme senza potersi liberare. “Non tremare, stai buona, ancora un attimo, stringiti forte a me!” Un lieve capogiro. Cosa è? Anche io colomba solitaria sono capace di’amare? La ingenuità innervosì il sole, che si gelò e si oscurò per un istante. E l’onda pettegola, prepotente e saggia, sciolse l’idillio…

Nunzia Marino-Penza della redazione |