Autore:
Penza Francesco
- Email:francopenza@interfree.it
- Scritto o aggiornato:
lunedì 3 marzo 2008 Ore: 09:10
ID: 8286 Intervento
da:
Vito d'Adamo
- Email:vda27@online.de
- Data:
lunedì 3 marzo 2008 Ore: 09:10
Estendo il giudizio positivo e d'incoraggiamento a proseguire, espressi per Franco, all'anico Salvatore. Che ricchezza nella "lenga" nostrana! (Bis)nonnovito.
ID: 8284 Intervento
da:
camillo scala
- Email:doncamillo57@libero.it
- Data:
lunedì 3 marzo 2008 Ore: 00:54
Il poeta francese è bravo e non si discute ma i due nostri traduttori Penza e Argenzano rispettivamente in napoletano e in torrese evidenziano quanto queste "lengue"siano poeticamente all'altezza della situazione Complimenti doncamillo
ID: 8222 Intervento
da:
Penza Francesco
- Email:francopenza@interfree.it
- Data:
sabato 16 febbraio 2008 Ore: 11:40
I critici più attenti, hanno affrontato, a tempo debito, il caso Prévert, e, dopo averlo analizzato acutamente, hanno stampato i loro salomonici giudizi un fenomeno casuale, anche se di sana marca intellettualistica, ben lontano dalle rivoluzioni di un Valéry, o di un Reverdy, e chiaramente inferiore e meno coraggioso degli Apollinaire e degli tluard, di cui è discepolo per sangue e per interessi. Nella foto a lato: Prevèrt
E quindi è comprensibile in quale clima di sospetto venga a trovarsi la prima pubblicazione italiana dedicata a questo poeta francese contemporaneo. La critica, in genere, è stata discorde sull'opera di Prévert, soprattutto nel nostro paese. L'antiletterarietà ha agito come incentivo (e Prévert, in verità, era cresciuto e s'era nutrito alle fonti tradizionali più vive, che in fondo sono rivoluzionarie, della letteratura francese); a questa ingiusta menomazione s'era venuto ad aggiungere il rapido e facile successo popolare che, come si sa, è cattivo e deleterio alleato nel mondo delle lettere. Nato nell'alcova del surrealismo, amato e ripudiato per la sua innocente sincerità, temuto per la sua polemica anarcoide, glorificato per le sue esperienze di arte complementare (si legga: cinematografo), distratto e distruttore delle alchimie poetiche dei nostri giorni, Prévert ha vinto la sua battaglia proprio con le armi dei suoi avversari. Quando, nel 1946, apparve la sua prima raccolta di poesie, la più celebre (Paroles), si gridò al miracolo. E non da parte della letteratura engagée che già era al corrente della poesia di Prévert per averla letta sottomano o in diverse occasioni tra le pagine delle riviste letterarie sin dal 1930; il miracolo aveva altre radici: questo brettone, uomo scontroso e amabilissimo nello stesso tempo, servendosi degli ingredienti dei suoi immediati predecessori e filtrandoli attraverso la sua natura tutta particolare, apriva il capitolo di una poesia "nuova " che accomunava (e non per una comunanza di voce o di moduli letterari) Michaux, Ponge e René Char. Si è detto, da qualche parte, che questa rivoluzione poetica, e soprattutto quella prevertiana, fu tutta esterna, marginale. Forse perché di facile accesso? O per aver tradito la limpidezza di un discorso accademico e tradizionale con un ritorno alla poesia orale, una poesia "da dirsi" più che "da scriversi," di cui la Francia ha sempre vantato esempi validissimi? Questo potrebbe far pensare ad una "avventatezza" di Prévert, ad una superficialità nelle sue composizioni. Ma in Prévert l'elaborazione, crediamo, si intuisce anche nelle composizioni che a prima vista possono apparire dei giochi di facile struttura e di sicuro risultato, e qui è più che naturale che tornino alla mente alcune pagine dei surrealisti. Prévert si affida alle parole (e le parole al suo umore) con studiata audacia; l'impiego di una sostituzione verbale. - una specie di scrittura meccanica di surrealistica memoria - che porta ad accostamenti brutali, polemici, blasfemi, è più saggio di quanto possa apparire.
Jacques Prevert nasce a Neuilly-sur-Seine nel 1900 ed in Bretagna trascorre diversi anni della sua infanzia. Giovanissimo conosce André Breton, Raymond Queneau e i surrealisti ed entra a far parte di questo gruppo; interessato dall'arte populista. Negli anni tra il 1932 ed il 1937 si dedica attivamente al teatro, e scrive testi messi in scena dal "Groupe Octobre", una compagnia teatrale di sinistra. Lavora anche nel cinema e nel mondo della musica; i testi delle sue prime canzoni, musicate da Joseph Kosma, verranno interpretate da cantanti famosi come Julette Grèco e Yves Montand. Nel 1938 si trova ad Hollywood per continuare la sua attività nel campo cinematografico. Scrive il soggetto per un film di M. Carnè, il celebre 'Porto delle nebbie, interpretato da J. Gabin. Gli anni dal 1939 al '44 sono caratterizzati da una discreta attività cinematografica, ma nel 1945 riprende l'attività teatrale con la rappresentazione di un balletto cui collabora anche P. Picasso. E' del 1945 la celebre raccolta di poesia 'Parole'. Nel 1947 sposa Janine Tricotet, da cui aveva avuto una figlia, Michèle. Tra il 1951 ed il 1955 escono altre sue raccolte e nel 1955 è pubblicata 'La pioggia e il bel tempo' In quegli anni comincia a dedicarsi ad un'altra attività artistica, quella dei collages, che due anni dopo esporrà alla galleria Maeght e scrive due saggi: 'L'univers de Klee' e 'Joan Mirò'. Nel 1963 pubblica 'Histories et d'autres histories' e nel 1972 esce la raccolta 'Choses et autres' seguita, nel 1976, da 'Arbres'. Morirà a Parigi l'11 aprile 1977 stroncato da un cancro al polmone.
Dott. Franco Penza della redazione
ID: 8221 Intervento
da:
Vito d'Adamo
- Email:vda27@online.de
- Data:
sabato 16 febbraio 2008 Ore: 10:14
Bravo, Franco, complimenti! Continua e persisti: " 'a lenga" campana regge senz'altro al confronto. Ciao a tutti. Nonnovito.
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