Puoi anche Tu inserire qui
un nuovo
argomento

  Torna all'indice
Comunità

Puoi anche Tu intervenire a questo argomento o invia un post alle e-mail private

Argomento presente: « CAZZ ANNIATO, A VASCOTTA, ECC »
ID: 9149  Discussione: CAZZ ANNIATO, A VASCOTTA, ECC

Autore: salvatore argenziano  - Email: salvatore.argenziano@fastwebnet.it  - Scritto o aggiornato: martedì 15 luglio 2008 Ore: 12:13


Le parole studiate da Argenziano sono apparse in un grattacielo di New York.


Cazzanniáto.

Non è na malaparola ma un piatto (diciamo così) della gastronomia antica torrese.
Lo mangiavano i marinai delle coralline, nelle lunghe giornate di pesca, senza soste. Il poeta torrese Edgardo Di Donna lo racconta con questi versi:

Iammo ’nnanze a ggallette
fatte a “Cazzo anniato”
e na zuppa ’e fasule
sulo doppo piscato.

In che consiste l’originale cazzanniáto:
Una zuppa di gallette bagnate in acqua di mare, con aceto e un filo d’olio. Questo piatto era colazione pranzo e cena sulle coralline, quando non si riusciva a pescare qualche pesce nella sosta notturna. È la variante sciatta, anniata, della capunata, un piatto della gastronomia meridionale nella versione marinara.

La capunata marinara è fatta con gallette (il pane per le lunghe permanenze in mare, biscottato e quindi privo di quella umidità capace di produrre muffe) o biscotti di pane bagnati, con acciughe, cipolle, pomodori freschi a fette, peperoni verdi, olive, basilico e aglio, il tutto condito con olio, aceto, sale e pepe. Nel gergo dei marinai torresi era detta pure u pullastiello, con riferimento al capone, il cappone presente nel nome capunata.
Di eccezionale in tutto ciò c’è soltanto il nome.

Perché cazzanniato?
Ho sentito anche contorcimenti linguistici per cui anniato starebbe per annegato, con riferimento alla bagnatura della galletta in acqua salata. Ma nel dialetto torrese come pure nel napoletano, il termine annegato è detto affunnato e mai appare un riscontro di anniato.

D’altro canto anniá significa negare e anniato negato ma anche incapace a svolgere determinati compiti.
Chillo è proprio nu cazzo anniato sta per “quello è proprio un incapace”. Estensivamente l’anniato è lo sciatto, il trascurato, chi fa cosa senza la dovuta cura e attenzione. Chella femmina è proprio na nniata. Qui la parola anniata subisce la perdita della /a/ iniziale (deglutinazione) che diventa articolo femminile, giungendo alla forma a nniata per la sciatta l’incapace. Molto spesso la nuora è na nniata per la suocera.

E nniato sarebbe il pasto fatto con le gallette, consumato tra na vuciàta e l’altra, due o tre ore, quanto durava una calata, una pescata, a spingere le barre del vuócio, l’argano, in un estenuante girotondo.

Per il sostantivo, fino a che non dovessero emergere altre motivazioni, propendo per un valore dispregiativo dato al pasto.
Che se magna oggi? Nu cazzo ’i niente, nu cazzanniato!.


Le parole studiate da Argenziano sono finite presso le Antenne TV di Monte Faito



Vascotta, vascuotto e palatella

La vascotta è un pezzo di pane dalla forma allungata.
Sinonimi e simili della vascotta sono: palata, palatella, palatone, panella, marsigliese, cazzuttiéllo, filone, sfilatino, tortano, pagnotta, pagnuttino, rusetta, ecc.

Della parola “vascotta” non mi riesce di trovare riferimento nei vocabolari della lingua napoletana e presso gli amici linguisti napoletani e campani. Sembrerebbe completamente ignorato questo termine fuori di Torre.
Unico riferimento nel dialetto sarnese con la variante “mascotta”.
Così pure il termine vascuotto è poco noto nel napoletano, sostituito dal termine fresella. Vascuotto in Campania è un termine generico di biscotto e i vascuttini sono pure i biscottini dolci.

Per l’etimologia di vascotta escluderei un riferimento a “bis+cotta”, (etimologia valida per vascuotto, > bascuotto, > vescuotto, = bis+cotto) cioè cotta due volte e propenderei per una derivazione dalla particolare destinazione iniziale di questa forma di pane, atta alla produzione dei vascuotti.

Vascuotti
Pane biscottato che si ricava proprio dalla vascotta; dopo una prima cottura, la vascotta, preventivamente incisa, viene tagliata a fette e queste vengono poi riposte in forno e biscottate.

Basile:
Dio manna li vescuotte a chi n’ha diente».
Cortese
Ma dove songo, aimé? Musa, soccurzo,
Ca co poco vescuotto so' 'nmarcato,
E so' co lo golìo già tanto curzo
Che dintro no gran maro so' 'ngorfato.
Cortese
E se magnasse vescuotte e rapeste
Me pareriano papare e galline,
Ca chella che da vero vòle bene
De strazie d'ommo mai non sente pene.

Palata
La palata è sinonimo della vascotta ma a Torre, sembra che anticamente non fosse usato questo termine.
Pietro Loffredo (Una Famiglia di Pescatori di Corallo), a proposito dell’anno di carestia, 1764, riferisce quanto segue:
“Poichè solo in Napoli si paneggiava e si dispensavano certi pani, ai quali si diedero il nome di Palatelle, i borghesi di altri comuni intorno a Napoli, per averne, dovevano presentarsi a quella Giunta ogni giorno, mediante un attestato del Governatore o Sindaco comunale; il bisognoso doveva dichiarare così gl'individui componenti la sua famiglia che necessitava di pane; in tal modo otteneva tante «palatelle» quanti erano gl'individui, nella casa, e ciò mediante il pagamento di grane 24 (Moneta in rame del valore di 0,01 di ducato.); il peso delle palatelle era poi di un rotolo (Peso di 890 grammi)”.

Durante la rivolta di Masaniello (1646), per la carenza di farina, il peso della “palata” fu ridotto di due once ma il prezzo restò invariato.

Pompeo Sarnelli
e così decenno, perché non erano ancora venute le vevanne, afferraje no quarto de na palata de pane, ed aprenno chella voccuzza che l'arrivava nfi' all'aurecchie ne fece no voccone, sbotanno l'uocchie comm'a gatta frostèra.

Antonio Lubrano
La specialità è il palatone, un sigaro gigante che al centro è grande quanto un cocomero.
Tagli una delle due estremità del palatone, il culurcio , e subito ti investe uno sbuffo di profumo.



Ing. Salvatore Argenziano, a lenga de turrise

 
 

ID: 9155  Intervento da: Luigi Mari  - Email: info@torreomnia.it  - Data: martedì 15 luglio 2008 Ore: 12:13

Certi studi settoriali per così dire "delicati" andrebbero fatti in sedi e con strumenti adatti, è vero. Ma poi la sapienza la limitiamo solo agli addetti ai lavori? La divulgazione è anch'essa un tabù? Proprio perché Comunità Torreomnia è frequentatissima si può approfittare per mettere a cimento le ipocrisie.
Ricordiamo la canzone si fa ma non si dice: l'ipocrisia statalizzata degli anni ruggenti?

"Si fa ma non si dice" anni trenta - Canta Milly
Linkata Youtube - Clicca la freccetta per per ascoltare o spegnere - Se si interrompe la musica riclicca la freccetta e aspetta un po'
il caricamento - Per vedere il video clicca l'ultimo pulsante a destra


Scusatemi, ma insisto nel dire che la terminologia dialettale volgare sia la più spontanea perché liberatoria, irrazionale, che attinge dall'immediatezza della creazione, quindi vera e trasparente, a parte le tinte forti.
A prescindere dal fatto che i genitali siano le parti del corpo animale più complesse, straordinarie e ingegnose che abbia creato Dio, perché tanta reticenza? Solo per un eccesso culturale trasformato in tabù, perpetrato nei secoli?
In prima serata o in fasce non protette i media propinano violenza efferata e cruenta nella cronaca dei telegiornali, e, peggio, sotto forma di arte nelle fiction storiche, poliziesche, secondo la più estrema degenerazione della mente umana perversa; e poi nei filmati porno soft, tollerati, è proibitissimo mostrare l'organo maschile, anche di notte, mentre quello femminile col resto degli attributi non ha censura nelle fasce protette. Cosa avrà quest'organo maschile di così obbrobrioso e diabolico, quando, in molte nazioni e negli anni ruggenti, il simbolo fallico di pietra figura in moltissime architetture?

ImageChef.com - Custom comment codes for MySpace, Hi5, Friendster and more

Ma non fu Eva, secondo la tradizione, la promotrice del peccato e la connivente del demonio? Lo stesso demonio che, secondo gli inquisitori d'un tempo, possedeva duplicità genitale presumibilmente accordata dalle streghe. (Vedi libri di testo filosofici universitari).
Ho ascoltato a Torre in prima persona nonni e nonne di professionisti affermatissimi e di personalità accreditate blaterare turpiloquio e barocchismi linguistici.
Pensa, invece, alla poesia, quasi a un candore puerile, ad un umorismo all'acqua sorgiva di una frase come questa ('sta volta è sicuramente torrese, vasciammarese) usata in risposta ad una minaccia per sostenere una ironica impassibilità:

"E tiritittittì, tireme na vranca i pile e ogni dieci ne fai na nucchetella.

Non eccedo più di questo, e non è mia intenzione usare gli interlocutori come complici, o, peggio, come specchietto per le allodole. Le incongruenze della storia sono fine a se stesse. Sono cattolico praticante ma liberale e non mi risparmio, in coscienza, in buona fede, e senza partitopresismi osservazioni laiche aderenti alla logica comune, perché essa, per contro, è aderente alla realtà storica, pur se imperfetta, che comprende il senso appunto comune del pudore, come orientamento liberale e democratico ed è doveroso rispettarlo.
L'argomento può finire qui.

Luigi Mari



ID: 9154  Intervento da: salvatore argenziano  - Email: salvatore.argenziano@fastwebnet.it  - Data: martedì 15 luglio 2008 Ore: 09:11

Carissimo Gigi, cca fa troppo cavero pe metterse a sturià tutte i pparole ca tu m'appresienti.
Prendo dal Dizionario Torrese quanto già scritto e rimando a settembre l'approfondimento.
Mo stongo nferie e ncopp'a muntagna nun tengo strumienti ( e neppure u genio e spruluquià c'a lenga turrese).

abbabbiá: v. tr. Babbiá. Mpapucchiá. Allettare, confondere con chiacchiere.
etim. Lat. “babbaeus”, sciocco.

addubbëcàrsë: v. rifl. Assopirsi. Adduóbbico. *Scénnersene nzógna nzógna.
*Ernesto Murolo
Sole ca scarfa e addòbbeca ‘e malate.
*Ferdinando Russo
E Camillo, pur'isso addubbechiato,
jeva truvanno na pacchiera tosta,
'e chelle ca si tu nce miette 'a mano
te pare nu cuzzetto 'e parrucchiano.

adduóbbïcö: s. m. Adduóbbio. Duóbbico. Sonnifero.
etim. Lat. “ad+opium”, oppio.
*Basile essennote dato l’addobbio, non te puoi addonare ca dorme co tico.

ammazzarutö: agg. Non lievitato.
etim. Greco “àzymos”, senza lievito.

nfranzësá: v. tr. Nfrancesare. Contagiare di sifilide. Sporcare.
etim. Da “male Franc.”, cioè sifilide, dal poema di Girolamo Fracastoro “Syphilis, sive de morbo gallico”, del 1530.
*Cortese
Na vota mme n’anchiette no stevale
pe’ pavura de Mastro lo Franzese.
*Ferdinando Russo.
anze, pe di’ cchiù meglio, ait’ ’a sapé
ca stongo overamente nfrancesato.

strè(v)uzö: agg. Strano, straniero, curiuso.
etim.Lat. “extra usum”, inusitato.
*Achille Serrao.
n’ata jurnata strèuza
i’ cu’ e nnaserchie fredde-.


ID: 9152  Intervento da: Luigi Mari  - Email: info@torreomnia.it  - Data: martedì 15 luglio 2008 Ore: 03:36

Salvato'
tengo nu sacco i questi a te proporre, ma agge bbisogno i nu poco i tiempe.
Parole che se so' sempe sentute a Torre:
Nfranzesato (infetto forse dalla Lue francese?)
Ammazzarute, (raffermo?)
Razzepelluse, (ruvido, screpolato?)
Strevz, (irregolare?)
Abbabbia', (raggirare?)
Addubbecare (sedare?)

Intanto insisto sulle frasi fatte dei torresi che Ti ho accennato altrove:

Chella ca tene annanze, (colui/ei che convive)
Tene i vizi da rosamaria/na (?)
Pizzolo buono e scelle rotte (Ingordo, ma sfaticato?)
Tene 'a faccia i corne vecchie (?)

Poi c'è una serie di frasi volgari di stampo sessuale, che sono intensissime di colore, frutto di una fantasia illimitata ed una irrazionalità ilare.
Non è solo un insieme di parole volgari e per qualcuno stomachevoli, ma lo spunto per lo studio di un idioma cromosomicamente legato alla Napoli vicereale e alla lascività che talvolta si coglieva nella commedia dell'arte, che, poi, nei "regimi" successivi si dovette ripiegare con i doppi sensi.
Qui andiamo al di là della frase del ragazzotto torrese che si legge nella presentazione della tua "A lenga turrese", il quale per essere solidale con la signora a cui avevano rubato tutta le biancheria brofonchiò: "Se n'hanno accattà tutte attuppaglie p'a fessa" perché qui c'e solo il maleficio di augurare alle donne dei ladri un male localizzato nella parte simbologica della donna come tale. Nelle frasi che intendo io, invece, c'è come motivo comune il sesso solo come peccato e trasgressione.
Credo che lo studio del turpiloquio in vernacolo sia un'aspetto inconsueto della ricerca linguistica locale.

Il testo è codificato
ydahhw oknapw bw e xxqyydeje yw lqnydewyyw

Decodificalo tramite il link qui sotto, troverai il box codifica-decodifica.
www.torreomnia.it/forum/leggi.asp?id=8720


Puoi anche Tu intervenire a questo argomento o invia un post alle e-mail private

 Ogni risposta fa saltare la discussione al primo posto nella prima pagina indice del forum. L'ultima risposta inviata, inoltre, che è la seconda in alto a questa pagina "leggi", aggiorna sempre pure data e ora della discussione (cioè il messaggio principale),
pur se vecchio.

T O R R E S I T A'

Autore unico e web-master Luigi Mari

TORRESAGGINE