Le parole studiate da Argenziano sono apparse in un grattacielo di New York.
ID: 9155 Intervento
da:
Luigi Mari
- Email:info@torreomnia.it
- Data:
martedì 15 luglio 2008 Ore: 12:13
Certi studi settoriali per così dire "delicati" andrebbero fatti in sedi e con strumenti adatti, è vero. Ma poi la sapienza la limitiamo solo agli addetti ai lavori? La divulgazione è anch'essa un tabù? Proprio perché Comunità Torreomnia è frequentatissima si può approfittare per mettere a cimento le ipocrisie. Ricordiamo la canzone si fa ma non si dice: l'ipocrisia statalizzata degli anni ruggenti?
"Si fa ma non si dice" anni trenta - Canta Milly Linkata Youtube - Clicca la freccetta per per ascoltare o spegnere - Se si interrompe la musica riclicca la freccetta e aspetta un po' il caricamento - Per vedere il video clicca l'ultimo pulsante a destra
Scusatemi, ma insisto nel dire che la terminologia dialettale volgare sia la più spontanea perché liberatoria, irrazionale, che attinge dall'immediatezza della creazione, quindi vera e trasparente, a parte le tinte forti. A prescindere dal fatto che i genitali siano le parti del corpo animale più complesse, straordinarie e ingegnose che abbia creato Dio, perché tanta reticenza? Solo per un eccesso culturale trasformato in tabù, perpetrato nei secoli? In prima serata o in fasce non protette i media propinano violenza efferata e cruenta nella cronaca dei telegiornali, e, peggio, sotto forma di arte nelle fiction storiche, poliziesche, secondo la più estrema degenerazione della mente umana perversa; e poi nei filmati porno soft, tollerati, è proibitissimo mostrare l'organo maschile, anche di notte, mentre quello femminile col resto degli attributi non ha censura nelle fasce protette. Cosa avrà quest'organo maschile di così obbrobrioso e diabolico, quando, in molte nazioni e negli anni ruggenti, il simbolo fallico di pietra figura in moltissime architetture?
Ma non fu Eva, secondo la tradizione, la promotrice del peccato e la connivente del demonio? Lo stesso demonio che, secondo gli inquisitori d'un tempo, possedeva duplicità genitale presumibilmente accordata dalle streghe. (Vedi libri di testo filosofici universitari). Ho ascoltato a Torre in prima persona nonni e nonne di professionisti affermatissimi e di personalità accreditate blaterare turpiloquio e barocchismi linguistici. Pensa, invece, alla poesia, quasi a un candore puerile, ad un umorismo all'acqua sorgiva di una frase come questa ('sta volta è sicuramente torrese, vasciammarese) usata in risposta ad una minaccia per sostenere una ironica impassibilità:
"E tiritittittì, tireme na vranca i pile e ogni dieci ne fai na nucchetella.
Non eccedo più di questo, e non è mia intenzione usare gli interlocutori come complici, o, peggio, come specchietto per le allodole. Le incongruenze della storia sono fine a se stesse. Sono cattolico praticante ma liberale e non mi risparmio, in coscienza, in buona fede, e senza partitopresismi osservazioni laiche aderenti alla logica comune, perché essa, per contro, è aderente alla realtà storica, pur se imperfetta, che comprende il senso appunto comune del pudore, come orientamento liberale e democratico ed è doveroso rispettarlo. L'argomento può finire qui.
Carissimo Gigi, cca fa troppo cavero pe metterse a sturià tutte i pparole ca tu m'appresienti. Prendo dal Dizionario Torrese quanto già scritto e rimando a settembre l'approfondimento. Mo stongo nferie e ncopp'a muntagna nun tengo strumienti ( e neppure u genio e spruluquià c'a lenga turrese).
abbabbiá: v. tr. Babbiá. Mpapucchiá. Allettare, confondere con chiacchiere. etim. Lat. “babbaeus”, sciocco.
addubbëcàrsë: v. rifl. Assopirsi. Adduóbbico. *Scénnersene nzógna nzógna. *Ernesto Murolo Sole ca scarfa e addòbbeca ‘e malate. *Ferdinando Russo E Camillo, pur'isso addubbechiato, jeva truvanno na pacchiera tosta, 'e chelle ca si tu nce miette 'a mano te pare nu cuzzetto 'e parrucchiano.
adduóbbïcö: s. m. Adduóbbio. Duóbbico. Sonnifero. etim. Lat. “ad+opium”, oppio. *Basile essennote dato l’addobbio, non te puoi addonare ca dorme co tico.
ammazzarutö: agg. Non lievitato. etim. Greco “àzymos”, senza lievito.
nfranzësá: v. tr. Nfrancesare. Contagiare di sifilide. Sporcare. etim. Da “male Franc.”, cioè sifilide, dal poema di Girolamo Fracastoro “Syphilis, sive de morbo gallico”, del 1530. *Cortese Na vota mme n’anchiette no stevale pe’ pavura de Mastro lo Franzese. *Ferdinando Russo. anze, pe di’ cchiù meglio, ait’ ’a sapé ca stongo overamente nfrancesato.
ID: 9152 Intervento
da:
Luigi Mari
- Email:info@torreomnia.it
- Data:
martedì 15 luglio 2008 Ore: 03:36
Salvato' tengo nu sacco i questi a te proporre, ma agge bbisogno i nu poco i tiempe. Parole che se so' sempe sentute a Torre: Nfranzesato (infetto forse dalla Lue francese?) Ammazzarute, (raffermo?) Razzepelluse, (ruvido, screpolato?) Strevz, (irregolare?) Abbabbia', (raggirare?) Addubbecare (sedare?)
Intanto insisto sulle frasi fatte dei torresi che Ti ho accennato altrove:
Chella ca tene annanze, (colui/ei che convive) Tene i vizi da rosamaria/na (?) Pizzolo buono e scelle rotte (Ingordo, ma sfaticato?) Tene 'a faccia i corne vecchie (?)
Poi c'è una serie di frasi volgari di stampo sessuale, che sono intensissime di colore, frutto di una fantasia illimitata ed una irrazionalità ilare. Non è solo un insieme di parole volgari e per qualcuno stomachevoli, ma lo spunto per lo studio di un idioma cromosomicamente legato alla Napoli vicereale e alla lascività che talvolta si coglieva nella commedia dell'arte, che, poi, nei "regimi" successivi si dovette ripiegare con i doppi sensi. Qui andiamo al di là della frase del ragazzotto torrese che si legge nella presentazione della tua "A lenga turrese", il quale per essere solidale con la signora a cui avevano rubato tutta le biancheria brofonchiò: "Se n'hanno accattà tutte attuppaglie p'a fessa" perché qui c'e solo il maleficio di augurare alle donne dei ladri un male localizzato nella parte simbologica della donna come tale. Nelle frasi che intendo io, invece, c'è come motivo comune il sesso solo come peccato e trasgressione. Credo che lo studio del turpiloquio in vernacolo sia un'aspetto inconsueto della ricerca linguistica locale.
Il testo è codificato ydahhw oknapw bw e xxqyydeje yw lqnydewyyw
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