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Argomento presente: « AMICI DI TORREOMNIA: SI PARTE!!! »
ID: 9510  Discussione: AMICI DI TORREOMNIA: SI PARTE!!!

Autore: Pasquale Infausto  - Email: inpa77@libero.it  - Scritto o aggiornato: domenica 5 ottobre 2008 Ore: 19:13

Domani devo partire in crociera a lavorare come pianista solista e accompagnatore
ci vediamo presto un saluto a tutti gli amici di Torre Omnia
a presto
Pasquale!!!!!!!!!!!!!



Pasquale Infausto della redazione, pianista
 
 

ID: 9514  Intervento da: Luigi Mari  - Email: info@torreomnia.it  - Data: domenica 5 ottobre 2008 Ore: 19:13







Non si può dire che l'amicizia vera esiste più tra gli animali che tra gli uomini. Internet mostra sia animali inferiori che mangiano i figli, come i gatti, che quelli superiori chiamati uomini che scuoiano cani vivi. Animali superiori o animali inferiori si tratta sempre di bestie. Clicca sul gatto.


Pasquale Infausto della redazione mi ha dato l’imput per trattare l’argomento spinoso dell’amicizia. E’ chiaro che si tratta di una discussione generale e non mirata anche se la frase di Pasquale che ha introdotto questo argomento nel titolo è:”AMICI DI TORREOMNIA”.
Non si tratta neppure di avere una visione leopardiana della vita, cioè un fatto soggettivo, perché sarà ciascun lettore a confrontare e a confrontarsi.
Basterà che il fruitore di questa tesi penserà che la problematica sull’amicizia riguarda solo “gli altri” allora questa drammatica riflessione diventa realtà.



o

L'amicizia in rapporto ad Internet
Caustico discorso di Luigi Mari (a sinistra) letto da Speaker

Clicca la freccetta per per ascoltare o spegnere e regolare il volume del brano


L’AMICIZIA
E' UN'UTOPIA.

Peggiore in e con Internet


QUESTO E' IL TESTO SCRITTO E PUOI ASCOLTARLO SOPRA


L’AMICIZIA è stata ancora più compromessa con l'avvento della rete. Tutti intellettuali presunti o pseudo, una volta da dopolavoro comunale, oggi mirmicolanti moscerini di internet pensiamo che il proprio sito sia il migliore del mondo tra i miliardi di siti in rete. Oggi esce dalla mischia chi pubblica con furbizia un cartaceo, ma non sa che la gente non lo leggerà mai, specie se "culturale" e specie in Italia, al quarto posto nella classifica europeea dei lettori. Una volta migliaia di scrittori e miliardi di lettori, oggi miliardi di scrittori e migliaia di lettori.
Ciò ha compromesso l’associazionismo e ha esasperato l’individualismo isolando ciascuno di noi dietro uno scudo chiamato monitor, consolidando l’utopia dell’amicizia. Questa sorta di isolamento ha reso l’amicizia virtuale che passa tra i cavi telefonici.
Mai come adesso i rapporti di amicizia si allacciano per complicità, cioè una forma di strumentalizzazione dell’altro, per soddisfare il proprio egoismo e la propria avidità. E quando la complicità cessa, l’amicizia svanisce, come diceva Reverdy.
Tutti ci lamentano perché gli amici veri non esistono. Noi ci lamentiamo degli altri, e gli altri si lamentano di noi.
Questo significa che l’amicizia, sebbene ardentemente desiderata, è contraria alla natura umana o almeno accade in casi straordinariamente eccezionali.
Per nostra natura gli uomini siamo dominati da due passioni prepotenti:
l’egoismo per se stessi e l’invidia verso gli altri. Ci danniamo perché “gli amici” non ammirano il nostro potere espressivo che è dannatamente oggettivo, e ci rodiamo il fegato subendo il lavoro degli altri quasi sempre migliore del nostro, visto la pluralità di materia espressiva.

Così subiamo e buttiamo zavorra nella rete Internet come pesci morti che nessuno li cerca.
Ma queste “passioni”, come l’avidità e il protagonismo psicologico che sfociano nell’invidia, che veramente muovono il mondo, sono l’opposto dell’amicizia, la quale richiederebbe altruismo e generosità e vera collaborazione secondo un senso etico e morale classico, ma quasi utopico.
Dunque gli uomini non possono essere amici. L'uomo per appagare i suoi bisogni, i desideri o per superare le sue difficoltà ha bisogno di un altro, ma non vuole che egli capisca che lo vuole usare.
Noi uomini chiamiamo amicizia una società di interessi, uno scambio di bisogni infermi, un commercio spirituale deleterio, insomma, in cui la propria avidità Per nostra natura gli uomini siamo dominati da due passioni prepotenti:
l’egoismo per se stessi e l’invidia verso gli altri. Ci danniamo perché “gli amici” non ammirano il nostro potere espressivo che è dannatamente oggettivo, e ci rodiamo il fegato subendo il lavoro degli altri quasi sempre migliore del nostro, visto la pluralità di materia espressiva. Così subiamo e buttiamo zavorra nella rete Internet come pesci morti che nessuno li cerca.
Ma queste “passioni”, come l’avidità e il protagonismo psicologico che sfociano nell’invidia, che veramente muovono il mondo, sono l’opposto dell’amicizia, la quale richiederebbe altruismo e generosità e vera collaborazione secondo un senso etico e morale classico, ma quasi utopico.
Dunque gli uomini non possono essere amici. L'uomo per appagare i suoi bisogni, i desideri o per superare le sue difficoltà ha bisogno di un altro, ma non vuole che egli capisca che lo vuole usare.
Noi uomini chiamiamo amicizia una società di interessi, uno scambio di bisogni infermi, un commercio spirituale deleterio, insomma, in cui la propria avidità spera di potere guadagnare a tutti i costi senza riuscirci allo scopo di appagare il principale problema esistenziale dell’uomo, la consapevolezza psicologicamente devastante del destino biologico di finibilità.

Luigi Mari





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