1959, 1990 e 2009 tre volte tappa Vesuvio in 100 anni di storia del Giro
Continua la serie di
storie dedicate ad alcune tappe significative del Giro d’Italia 2009.
Oggi si parla del Vesuvio, l’ultimo arrivo in salita
dell’edizione del Centenario. Il Vesuvio è una salita cattiva, una
di quelle che non ha molto da invidiare ai passi alpini. Una salita che può
sconvolgere ancora la classifica, nonostante in molti sostengano che dal
BlockHaus in poi, la maglia rosa non cambierà.
Dodici
chilometri e mezzo, i primi tre facili, poi, dal terzo chilometro, comincerà
la “samba”. Pendenze raramente inferiori al 7% e che spesso si
mantengono oltre l’8%, toccando anche il 10,9%. Non è una salita continua,
i tratti per il recupero ci sono ma gli ultimi tre chilometri non mollano mai
e saranno i più significativi dell’intera ascesa.
Quante volte
il Giro d’Italia ha fatto arrivo sul famoso vulcano della Campania?
Non molte ma quanto basta per scrivere un pezzetto di storia.
La prima volta fu nel 1959, esattamente cinquantanni
fa. Erano gli anni di Anquetil e Gaul. I due si trovarono faccia a
faccia per sfidarsi in quell’annata dove il Vesuvio veniva proposto come
cronoscalata di otto chilometri. Gaul aveva preso la
maglia rosa sul passo toscano che di nome fa Abetone, togliendo
la supremazia ad Anquetil. La situazione non cambiò fino alla cronoscalata del Vesuvio.
Parve evidente la
superiorità dello scalatore lussemburghese, vincitore di quella settima tappa
contro il tempo. Gaul fu padrone della corsa fino a Rovereto (14° tappa),
perse la maglia ai danni di Anquetil a Bolzano, quest’ultimo parve il vero
favorito quando vinse la cronometro di Susa, a due giorni dal termine. Ma
mancava ancora una tappa in salita, quella che faceva arrivo a
Courmayeur.
Gaul attaccò sul Piccolo San Bernardo mandando in crisi Anquetil e
guadagnando al traguardo ben nove minuti. L'angelo della montagna poteva
finalmente vendicarsi dello sgarbo della pipì subito due anni prima.
Per ritrovare il Vesuvio al Giro d’Italia, bisogna aspettare trentun
anni. 1990, l’anno di Gianni Bugno, in tutti i sensi. Questa volta è una tappa
effettiva, la terza nonchè primo arrivo in salita di quella edizione. Bugno è di
fatto già in rosa dopo la vittoria nel cronoprologo di Bari. Vinse Eduardo
Chozas, scalatore spagnolo che visse la sua giornata di gloria mentre Bugno
metteva i primi mattoni in vista di Milano, che lo avrebbe visto sul gradino più
alto del podio.
A differenza dei due precedenti arrivi, quest’anno il Vesuvio
è collocato alla fine del Giro. Presumibile che non passerà inosservato, ci sarà
selezione, le forze per alcuni cominceranno a mancare, per certi potrebbe essere
l’ultima possibilità di mettere in difficoltà gli avversari, di certo, solo una
volta in cima al Vesuvio potremmo dire chi sarà il vincitore finale del Giro del
Centenario.