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Prof. CARMELA PARLATO
di Torre del Greco
Ex Docente in Lettere a Riposo, poetessa, scrittrice
 

LA PENSIONE

Questo pezzo della Prof. Parlato di Torre del Greco è un po’ ermetico, ma se ne scorge subito il concetto espresso con una punta di satira sottilissima. L’autrice cita Carlo Emilio Gadda come ausilio alla annosa complessità del problema pensioni in Italia rimarcando il mezzogiorno, la questione meridionale mai risolta.   

Gadda utilizza funzionari meridionali, in genere dell’area irpino-sannitica, perché rappresentano una via di mezzo tra la borghesia lombarda o romana, a seconda dei casi, e i <<peones>> cioè i proletari, visti come esponenti di una classe pretenziosa e avida.
La borghesia vi svolge un proprio ruolo coatto, vale a dire obbligato, di persone maldicenti e avide, che puntualmente si sbagliano nel giudicare le persone. I borghesi si lasciano strumentalizzare dai <<peones>>, come la signora Calducci in “Quer pasticciaccio…” o la madre del protagonista ne “La cognizione del dolore…” Mentre il bambino della poltromamma di A. Savino inventa neologismi per offendere senza farsi  comprendere, G. inventa i neologismi ricavati dal dialetto o dal latino per rendere più comprensibile il contesto sociale dei personaggi e la loro stessa personalità.
Soffre nel dipanare la matassa, cioè <lo gliommero>, perché già l’ha dipanata in partenza e gli altri sono colpevoli di essersi omologati alla categoria di persone che egli ritiene esse siano. Nel caso di Gaetano Palumbo Manganones, ex  combattente fra Maradagal e Parapagal la sua colpa  consiste nell’essersi finto sordo.
<<Come si fa a provare che un sordo di guerra non è un sordo?>>
Il colonnello Di Pasquale prende tempo, è stimolato tre volte a trovare la soluzione, come ufficiale, come medico e come oriundo italiano. Il Palombo aveva fatto domanda di venir dimesso dall’ospedale, per un 30 o 40 giorni, dovendo accasarsi…Dopo averlo tenuto in osservazione e fatto illudere scrivendogli su di un foglietto che l’indomani gli avrebbe concesso una licenza di circa un mese, il colonnello si commuove perfino davanti al profluvio di ringraziamenti espresso con baci ripetuti sulle mani.
Di Pasquale lascia scivolare sulle gote ma poi gli tende un tranello con un volgersi di botto e una secca domanda  “Che vulite?” e ancor più quando gli fa tendere dal furiere la licenza e foglio di viaggio di soli 15 giorni. <<Ma mi aveva promesso un mese>>, riuscì a dire il Palombo. 
E di Pasquale si voltò come l’avesse morsicato un aspide. Spinto dal senso dello Stato, non può fare a meno di pensare a quante pensioni false paga il governo e alle quali lui non può porre mano come al Palumbo la cui pensione rimane al governo.

Carmela Parlato