Torre del Greco è una
città con caratteristiche metropolitane. Essa prima che
globalizzata si è europeizzata già da tempi non sospetti.
Emblematicamente polietnica per via del mare e del corallo,
oltre al benessere, è inevitabilmente coesa al malessere
dell'occidente. E' una cittadina economicamente conforme
al business capitalistico industriale europeo, malgrado la
sperequazione del reddito nelle sue mura.
La conflittualità è alla base della compromessa logica e
razionalità tradizionale. Vediamo Torre del Greco: Chiese e covoni bancari oggi sono
legati da un tessuto connettivo sociale infermo nella mente di
tutti. Morti
sull'asfalto a catena; corruzione capillare; sindrome
spasmodica della competizione; gioco patologico statalizzato per
inseguire chimere; deleteri falsi,
valori propinati dai media conducono diritti all'incomprensione
e alla solitudine pur vivendo in un mondo sovraffollato.
I contatti umani virtuali fanno il resto.
Personalità meno forti possono non reggere pressioni tali,
ed è proprio la
società sempre ben presente come causa del suicidio (percentuali
alte nel nord Europa "civile-industriale").
"Il Suicidio" di
David Émile Durkheim è un libro pubblicato il 1897, oltre
un secolo fa, ed è di un'attualità sconcertante.
Inizialmente Durkheim,
traccia a priori le linee secondo le quali il suicidio sia un fenomeno
influenzato dalle condizioni organico-psichiche dell’individuo e
della natura dell’ambiente fisico, dalle situazioni climatiche.
Soprasseduto, così, queste ipotesi superficiali, Durkheim ritorna in seno
alla sua teoria, secondo la quale il suicidio sia un fenomeno
fortemente connesso a situazioni extra soggettive che riguardano la
società, i suoi ambienti e i suoi gruppi, dove l’uomo si
riscontra quotidianamente. Infatti, secondo la legge sociologica
generale ricavata da Durkheim, in ragione del grado
d’integrazione di tali gruppi sociali di cui fa parte
l’individuo, il suicidio varia in maniera inversa.
Tale stato
d’integrazione di un aggregato sociale non fa che riflettere
l’intensità della vita collettiva, e così più tale aggregato
assume sembianze sociali, costituendo un gruppo compatto e
solidale, più l’individuo è forte nella sua lotta preservandosi
dal suicidio. E gli individui più fragili?
Nella società moderna è caratteristico il suicidio anomico, un’ultima tipologia di suicidio. La
sua frequenza tende ad aumentare in periodi di crisi economica
o, inaspettatamente, in fase di strema prosperità, a causa della
mancanza di riferimenti, norme e valori
socialmente condivisi.
Dal punto di vista psicologico, questo tipo di
suicidio, è motivato generalmente dalle delusioni e dalle
frustrazioni causate dai rapporti sociali. Ci troviamo di fronte
ad un tipo di suicidio differente dagli altri, perché differente
è, appunto, il ruolo della società, la cui peculiarità sta nel
disciplinare l’individuo.
La società è sempre ben presente come causa del suicidio.
Dunque nel primo caso di suicidio, la società è
disgregata in parte o anche nel suo insieme, lasciandosi
sfuggire l’individuo, che non scorge più una ragione per
rimanere in vita, rimasta ormai, senza oggetto e significato.
Nella seconda ipotesi dl suicidio la società è fin troppo presente,
schiaccia l’uomo, lo induce ad uccidersi; l’unico che per i suoi
aspetti si differenzia dai precedenti è il suicidio anomico. La
società in questo caso ha un ruolo peculiare come causa estrema.
L’uomo ha bisogno di riferimenti e valori, di forze che lo
trattengano in vita, ma la società glie le nega, obbligandolo a
perdersi nel vuoto.
Durkheim è giunto a termine del suo lavoro ottenendo i risultati
fino ad allora teorizzati, cioè facendo risalire le cause del
suicidio alla società profondamente deformata.
Durkheim tende, allora, una soluzione, risolvere il problema
dalla radice, creare una società in grado di stabilire una ferma
moralità e solidarietà, piccoli presupposti per grandi
risoluzioni.
Le pionieristiche ricerche di Durkheim hanno aperto
vasti ambiti di studio. Le scienze umane tendono ancora oggi,
forse per sensi di colpa o comodità, a
considerare il suicidio come un fenomeno molto complesso, in cui
intervengono fattori biologici e psicologici oltre che sociali.
L’atto, ad esempio, è spesso preceduto da stati di depressione
profonda. Cause legate alla personalità o alle circostanze
possono essere il bisogno di sfuggire a situazioni
intollerabili, la visione della vita come una inesorabile fonte
di sofferenza che solo la morte può placare.
Questi sono i sentimenti che emergono più frequentemente dai
messaggi lasciati dai suicidi perché essi stessi non si sono
accorti delle insidie sociali, subdole e silenti.
Le ricerche non hanno comunque mai abbandonato la lettura sociale
del fenomeno: come Durkheim aveva suggerito, la società
ha, quindi, un ruolo determinante nell’aumento dei suicidi.