CARNALITA'
Quando si è innamorati, quando nel gioco del piacere sessuale prevale quella passione che diventa più forte dell’innamoramento e dell’amore stesso, quando la carnalità alimenta quel fuoco che divorano il tuo io e l’unico desiderio che provi e quello della fusione corporea, interviene allora quella ricerca spasmodica di prendere e dare quel piacere quel godere senza più regole, senza riguardo.

Perché travolge sino ad annullarsi allorché lo trovi dolce perché ti piace.

Quel gioco incontrollabile ti da la forza, lo domini e nello stesso tempo ne sei vittima e vorresti senza chiederlo di più, di più, di più fino ad esaurire quelle forze fisiche e pure quelle della umana ragione.
Poi, soddisfatta l’ultima tua cellula del tuo corpo, finalmente trovi dolce l’unico momento più vero dell’infinito rapporto, dove forse, se un po’ d’amor c’era poi lo vivi nell’abbandonarti esausto, senza un briciolo di forza se non quella dell’ultima carezza s di un corpo stanco, annientato dalla forza sfrenata della carnalità soddisfatta.
L’autore

Il vassoio viennese
di Maria Froncillo Nicosia

Enzo Mazza, per la seconda volta, tradisce la sua tavolozza piena di splendidi colori, per riempire la sua pagina intatta col bianco e nero del- la parola. Gia, nel lungo racconto di ”Villa Devis”, egli ci aveva regalato in una forma quasi poetica, uno spaccato del suo vissuto, pieno di ricordi. Su... questo bel ”vassoio viennese” ecco ora ci offre le memorie di una giovinezza piena di sradicamenti e di viaggi, come se proprio con questa scrittura cosi piena di puntigliosa rievocazione, egli volesse denuda- re la sua anima per esplorare e poi conoscere il suo passato di inquieto nomadismo. I suoi personaggi ci portano per mano in luoghi lontani, pieni di affascinanti situazioni, sempre sul filo di una narrazione quasi tormentosa, lucida e tesa, come sempre avviene quando esploriamo il nostro passato. La vita di Stefano, il protagonista di questa storia e profondamente condizionata, in tutte le fasi della sua crescita, dalla presenza quasi dominante delle figure femminili che, come in un film della memoria, si svelano ai nostri occhi, attraverso l’attenta rievocazione di Stefano, nel- 1’immagine della nonna, della madre e poi, via via in quelle delle don- ne da lui amate. La giovane Bea, che suscita i primi sogni e tutti quei trasalimenti legati all’età quasi adolescenziale del protagonista, Sonia, la giovane venezuelana che irrompe nella vita di Stefano con una travolgente passione ma che, come un’impetuosa onda, trascina

poi, con se per sempre il tormentoso progetto d’amore del suo giovane amante.
E poi, Hellen, che entra nella vita di Stefano, quasi in punta di piedi, per riportarvi la speranza.

Ma la riconquista della serenità, giunge nel cuore di Stefano solo quando egli decide, ancora una volta, di partire, ma solo per andare alla ricerca di se. In questa parte della narrazione si affollano tutti i ricordi che, da quelli dell’infanzia, pieni di presenze salvifiche, come quelle di Padre Mattone, arrivano fino a noi, nella commossa descrizione degli amici della giovinezza, molte volte rievocati in tante situazioni vissute insieme.
Cosi, nel suo giardino segreto, Stefano ripercorre tutte le tappe della sua vita. E in questa rivisitazione del suo passato di eterno nomade, anche noi viaggiamo con lui, ci fermiamo davanti al Bambino di Praga, esploriamo la struggente bellezza della Villa San Michele di Axel Munthe, ritorniamo nei misteri di Napoli, patria mai dimenticata del protagonista, attendiamo trepidamente anche noi, il miracolo del sangue disciolto. Ed e proprio su queste pagine che Enzo Mazza ci regala le emozioni più indimenticabili. In questo suo tornare all’infanzia, scopriamo anche noi, come se rinascessimo alla vita che attraverso l’immagine di una fragile ed umile rosa, che ”... le persone che abbiamo amato, anche se non sono più fisicamente presenti, son sempre nel nostro cuore e che anche se non le puoi vedere, loro sanno trovare mille modi per risponderci”.
Maria Froncillo Nicosia