LO STORICO CIRO DI CRISTO DIAMO PER IL MOMENTO ALCUNI CONTRIBUTI INFORMATIVI, A VOLO, SULLA BUONANIMA DEL CARISSIMO PROF. CIRO DI CRISTO
 Ciro Di Cristo, nato a Torre del Greco il 17 Luglio 1925, da studente della facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, ha seguito i corsi d'esame di Letteratura Italiana del Prof. Giuseppe Toffanin, di Letteratura Latina del prof. Francesco Arnaldi, di Archeologia del prof. Domenico Mustilli, di Antichità, Pompeiane ed Ercolanesi del prof. Amedeo Maiuri; si è laureato con tesi in quest’ultima disciplina, relatore lo stesso Maiuri. E' stato professore ordinario (ora a riposo) di materie letterarie nella Scuola Media torrese "C.Battisti”. Apassionato cultore di letterature classiche, storia e archeologia locali, fornito di una vasta biblioteca domestica, compie studi, e ricerche personali e conserva vari suoi saggi dattiloscritti su tali, materie. E’ attivo con scritti giornalistici e conferenze.
 Di lui sono stati pubblicati: Dalle ”Nuove Edizioni”di Napoli: ”Torre del Greco: storia, tradizione e immagini” (guida storico-artistica, 1985) e dall'Amministrazione comunale di Torre d.el Greco ”L'olocausto del Comandante del C.T. "F. Nullo" Costantino Borsini e del marinaio torrese Vincezo Ciaravolo” (episodio della II Guerra Mondiale, 1988) e ”Rivendiocati a Torre del Greco pregevoli reperti archeologici” (l989) ove egli relaziona di aver fatto riconoscere come rinvenuti nel territorio di tale Città la statua dell’Ercole col cervo e due affreschi che sono al Museo Archeologico di Palermo e una statuetta marmorea di putto con uccello che è al Museo Nazionale di Napoli. Ha inoltre composto vari volumi dattiloscritti fra cui: ”Latina carmina, con testi carmi latini del poeta cittadino Giovanni Mazza (1480 versi), relativa traduzione, capitoli introduttivi, schemi metrici latini, numerosissime note esplicative di lessico, letteratura, storia, art e, archeologia, mitologia, volume che è stato visionato e vivamente apprezzato, fra gli altri, dalla ”Fondazione Latinitas” della Città del Vaticano, dall’Istituto Nazionale di Studi Romani in Roma. dalla "Sodalitas Latina Neapolitana" di Napoli da docenti di lingua latina dell’Università di Saarbrucken, (Germania), dalla Rivista, ”Domus Latina” di Bruxelles, (Belgio);
 ”Scoperte archeologiche in Torre de1 Greco” con la storia e la descrizione dei rinvenimenti di edifici ed opere d’arte di età romana sul territorio dal Seicento fino ai più recenti lavori di scavo di Villa Sora intrapresi dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei nel 1989; ”Arti, meastieri e relative corporazioni a Pompei attraverso la documentazione monumentale ed epigrafica” (tesi di laurea”).; ”Giacomo Leopardi fra Napoli e Torre del Greco” in cui si parla del soggiorno del poeta recanatese nel nostro territorio e del su rapporto di amicizia con l'avvocato napoletano Antonio Ranieri; L'eruzione vesuviana del 79 d. C. nella documentazione letteraria e Archeologica" (acquisito dalle Biblioteche e della Soprintendenza Archeologica di Pompei e di Napoli) "Lungo la Strada Regia da Napoli a Torre del Greco", profilo storico e descrizione di monumenti "Le iscrizioni commemorative della Basilica di S. Croce in Torre del Greco" (Raccolta epigrafica); ed ancora "Torre del Greco: Guida storico-artistica" che è una seconda stesura dell'omonimo volume pubblicato nel 1985, riveduto, accresciuto e aggiornato e che qui si presenta.
LA STORIA DI TORRE VISTA DA DI CRISTO
IN PRINCIPIO ERA SOLO ERCOLANO COL SUO TERRITORIO. L'ERUZIONE VESUVIANA DEL 79 D.C.
Al centro del golfo dominato dal Vesuvio era, nell’età antica, Ercolano, piccola città a 6 miglia romane a sud-est di Napoli, su un promontorio vicino al mare, delimitato da due fiumicelli originariamente centro degli Osci, popolazione italica stabilitasi in Campania, subì nel VI sec .a C. l’egemonia dei Greci che da Cuma dominavano tutta la costa del golfo con Pozzuoli, Napoli, Pompei e prese il nome greco di Heràklion, in onore di Eracle o Ercole. In tale periodo ebbe la pianta topografica di una città greca con il sistema della "limitatio” creato dall’architetto Ippodamo di Mileto consistente in un tracciato di strade che s'incrociano orizzontalmente (decumani) e verticalmente (cardini) in modo da dividere gli isolati delle case in rettangoli uguali disposti in ordine 1’uno accanto all’altro. Conquistata alla fine del secolo V con tutta la Campania dai Sanniti discesi dagli Appennini, passò poi, nella II guerra sannitica, ai Romani che si espandevano verso sud, nel 326 o nel 308 e si chiamò latinamente Hrculaneum. Ribelle a Roma insieme a Pompei, Stabia e Sorrento nella guerra sociale promossa dagli Italici per ottenere la cittadinanza romana, venne conquistata nell’89 da un legato di Silla. Innalzata alla, dignità, di municipio e ricevuta una colonia romana, la città prosperò col commercio e con la pesca. I più agiati e illustri personaggi, attratti dalla bellezza del paesaggio e dalla mitezza del clima, la la preferirono come località di soggiorno: sorsero così, fuori la cerchia delle mura urbiche, lungo la strada consolare costiera che da Napoli conduceva Oplonti, (oggi Torre Annunziata N.d.R.) a Pompei e a Nocera, numerose ville palazzi, terme, borgate. Le ville, come ci documentano affreschi vedutistici rinvenuti negli scavi, s’innalzavano presso il mare o su ameni balsi, disoponevano di grandi terrazze, verande, belvederi, alcove verso l'ampia veduta del golfo, avevano portici e Corridoi, giardini e boschetti adorni di statue e fontane. Ebbe anche l’imperiale famiglia Giulio-Claudia una ”villa in herculanensi pulcerrima” posta presso il mare, a vista dei naviganti, che - come ci informa Seneca, De ira III, 21- Caligola fece distruggere perché ivi era stata relegata a Tiberio a sua madre Agrippina. E gli edifici si accomunavano a quelli stanziati lungo tutta la costa, da Miseno al promontorio di Minerva (Punta della Campanella). Questi edifici erano tanti che al geografo greco Strabone approdante dal mare diedero l’impressione di tutta una sola ed estesa città.(Geogr. V). Ma allo splendore seguì la rovina. Nel 62 o 63 d. C., durante il regno di Nerone, un violento terremoto faceva crollare in gran parte Ercolano, come Pompei, e arrecava gravi danni a Nocera, Stabia, Napoli, Pozzuoli. Era il 24-25 Agosto del 79, regnando Tito, dopo diverse scosse sismiche, fra boati e scotimenti, il Vesuvio, rimasto quieto da tempo immemorabile tanto da non essere considerato nemmeno un vulcano, si sventrava e dava luogo ad una gigantesca eruzione. Testimone oculare ed egli stesso fuggiasco fu lo scrittore Plinio il Giovane che in quei giorni dimorava a Miseno e fece dello straordinario evento la descrizione vera e drammatica in due lettere inviate allo storico Tacito: una grossa nube somigliante ad un pino si era levata dal Vesuvio e lasciava cadere cenere e lapilli, mentre suo zio Plinio il Vecchio, famoso naturalista e comandante della flotta militare di stanza a Miseno, deciso ad osservare il fenomeno da vicino e a soccorrere una certa Matrona Rectina e la popolazione si mosse con delle navi verso la costa vesuviana; ma, ostacolato dalle avverse condizioni, deviò verso Stabia, dove, soffocato dalla pioggia di cenere ardente e dalle esalazioni di zolfo morì insieme a tanti fuggiaschi. Pompei, Oplonti, Stabia venivano sepolte da una pioggia di pietre pomici, sabbia vulcanica e cenere, mentre un’ingente massa di detriti accumulatasi intorno al cratere e sulle pendici del Vesuvio, mescolandosi alle acque che, assorbite allo stato di vapore si accompagnano sempre ad ogni convulsione vulcanica, formando un immenso torrente fangoso, discese con furia lungo la china del monte dalla parte di Ercolano e travolse al suo passare i campi, le ville e la città stessa sommergendola ed elevandosi fino ad un’altezza di 20-30 metri. L’intero territorio vesuviano rimaneva profondamente sconvolto e delle città si perdette il sito.
Ciro di Cristo
@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ ADDIO CIRO! Ciro Di Cristo ci lascia nel dolore di una umanità assente ad ogni messaggio di bontà! Nel 1965 conobbi Ciro sulla redazione de La Torre. Nell'ultimo semestre di vita del Comm. Sorrentino, Ciro ed io riempivamo le colonne del periodico, fino a quando l'avv. Accardo ne diventò responsabile. E andammo via per incompatibilità con il neo-direttore, il quale godeva nel "rifare" gli articoli, secondo propria grammatica. Ciro, per una forma di ipoacusia congenita, si isolava nel suo mondo e meditava, scriveva, studiava con l'umiltà di sempre e con la sua forma ricercata. Condoglianze sentite alla sua famiglia e ai suoi fratelli, compagni di avventura giornalistica.

Franco Penza
|