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Argomento presente: « CIRO DI CRISTO ADDIO! »
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ID: 6944  Discussione: CIRO DI CRISTO ADDIO!

Autore: Antonio Di Cristo  - Email: antoniodicristo@tele2.it  - Scritto o aggiornato: domenica 5 ottobre 2008 Ore: 23:10

CIRO DI CRISTO – VILLA SORA – TORRE DEL GRECO

 


Riceviamo questa e-mail in redazione: (testuale)

Da Aniello Langella
Data: Venerdì 31 agosto 2007 9,44
A: nessuno
Oggetto: Ciro di Cristo

Questa mattina, triste per me, sono stato raggiunto da una telefonata di un caro amico.
Il contento della telefonata:
si è spento due giorni fa nella sua casa di Portici il Professore Ciro Di Cristo.

La tristissima notizia che mi addolora. Gli ho voluto bene e l'ho stimato per la sua grande forza. Ha sempre lottato per la causa giusta. Ha sempre amato la vita per le cose belle che offriva la sua terra.
Ciro è stato per me fonte di ispirazione e modello. Autore di innumerevoli preziosi lavori storici e archeologici, Ciro lascia un vuoto grandissimo. Con lui si spegne a Torre del Greco la figura del vero storico-ricercatore.

I funerali si svolgeranno questa mattina presso i Salesiani di Portici alle ore 10.00



Aniello Langella



 
 
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ID: 6975  Intervento da: Penza Francesco  - Email: francopenza@interfree.it  - Data: lunedì 3 settembre 2007 Ore: 16:36

LO STORICO CIRO DI CRISTO


DIAMO PER IL MOMENTO ALCUNI CONTRIBUTI INFORMATIVI, A VOLO, SULLA BUONANIMA DEL CARISSIMO PROF. CIRO DI CRISTO

Ciro Di Cristo, nato a Torre del Greco il 17 Luglio 1925, da studente della facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, ha seguito i corsi d'esame di Letteratura Italiana del Prof. Giuseppe Toffanin, di Letteratura Latina del prof. Francesco Arnaldi, di Archeologia del prof. Domenico Mustilli, di Antichità, Pompeiane ed Ercolanesi del prof. Amedeo Maiuri; si è laureato con tesi in quest’ultima disciplina, relatore lo stesso Maiuri.
E' stato professore ordinario (ora a riposo) di materie letterarie nella Scuola Media torrese "C.Battisti”.
Apassionato cultore di letterature classiche, storia e archeologia locali, fornito di una vasta biblioteca domestica, compie studi, e ricerche personali e conserva vari suoi saggi dattiloscritti su tali, materie. E’ attivo con scritti giornalistici e conferenze.

Di lui sono stati pubblicati: Dalle ”Nuove Edizioni”di Napoli: ”Torre del Greco: storia, tradizione e immagini” (guida storico-artistica, 1985) e dall'Amministrazione comunale di Torre d.el Greco ”L'olocausto del Comandante del C.T. "F. Nullo" Costantino Borsini e del marinaio torrese Vincezo Ciaravolo” (episodio della II Guerra Mondiale, 1988) e ”Rivendiocati a Torre del Greco pregevoli reperti archeologici” (l989) ove egli relaziona di aver fatto riconoscere come rinvenuti nel territorio di tale Città la statua dell’Ercole col cervo e due affreschi che sono al Museo Archeologico di Palermo e una statuetta marmorea di putto con uccello che è al Museo Nazionale di Napoli.
Ha inoltre composto vari volumi dattiloscritti fra cui: ”Latina carmina, con testi carmi latini del poeta cittadino Giovanni Mazza (1480 versi), relativa traduzione, capitoli introduttivi, schemi metrici latini, numerosissime note esplicative di lessico, letteratura, storia, art e, archeologia, mitologia, volume che è stato visionato e vivamente apprezzato, fra gli altri, dalla ”Fondazione Latinitas” della Città del Vaticano, dall’Istituto Nazionale di Studi Romani in Roma. dalla "Sodalitas Latina Neapolitana" di Napoli da docenti di lingua latina dell’Università di Saarbrucken, (Germania), dalla Rivista, ”Domus Latina” di Bruxelles, (Belgio);

”Scoperte archeologiche in Torre de1 Greco” con la storia e la descrizione dei rinvenimenti di edifici ed opere d’arte di età romana sul territorio dal Seicento fino ai più recenti lavori di scavo di Villa Sora intrapresi dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei nel 1989; ”Arti, meastieri e relative corporazioni a Pompei attraverso la documentazione monumentale ed epigrafica” (tesi di laurea”).; ”Giacomo Leopardi fra Napoli e Torre del Greco” in cui si parla del soggiorno del poeta recanatese nel nostro territorio e del su rapporto di amicizia con l'avvocato napoletano Antonio Ranieri; L'eruzione vesuviana del 79 d. C. nella documentazione letteraria e Archeologica" (acquisito dalle Biblioteche e della Soprintendenza Archeologica di Pompei e di Napoli) "Lungo la Strada Regia da Napoli a Torre del Greco", profilo storico e descrizione di monumenti "Le iscrizioni commemorative della Basilica di S. Croce in Torre del Greco" (Raccolta epigrafica); ed ancora "Torre del Greco: Guida storico-artistica" che è una seconda stesura dell'omonimo volume pubblicato nel 1985, riveduto, accresciuto e aggiornato e che qui si presenta.

LA STORIA DI TORRE VISTA DA DI CRISTO

IN PRINCIPIO ERA SOLO ERCOLANO COL SUO TERRITORIO.
L'ERUZIONE VESUVIANA DEL 79 D.C.

Al centro del golfo dominato dal Vesuvio era, nell’età antica, Ercolano, piccola città a 6 miglia romane a sud-est di Napoli, su un promontorio vicino al mare, delimitato da due fiumicelli originariamente centro degli Osci, popolazione italica stabilitasi in Campania, subì nel VI sec .a C. l’egemonia dei Greci che da Cuma dominavano tutta la costa del golfo con Pozzuoli, Napoli, Pompei e prese il nome greco di Heràklion, in onore di Eracle o Ercole.
In tale periodo ebbe la pianta topografica di una città greca con il sistema della "limitatio” creato dall’architetto Ippodamo di Mileto consistente in un tracciato di strade che s'incrociano orizzontalmente (decumani) e verticalmente (cardini) in modo da dividere gli isolati delle case in rettangoli uguali disposti in ordine 1’uno accanto all’altro. Conquistata alla fine del secolo V con tutta la Campania dai Sanniti discesi dagli Appennini, passò poi, nella II guerra sannitica, ai Romani che si espandevano verso sud, nel 326 o nel 308 e si chiamò latinamente Hrculaneum. Ribelle a Roma insieme a Pompei, Stabia e Sorrento nella guerra sociale promossa dagli Italici per ottenere la cittadinanza romana, venne conquistata nell’89 da un legato di Silla. Innalzata alla, dignità, di municipio e ricevuta una colonia romana, la città prosperò col commercio e con la pesca.
I più agiati e illustri personaggi, attratti dalla bellezza del paesaggio e dalla mitezza del clima, la la preferirono come località di soggiorno: sorsero così, fuori la cerchia delle mura urbiche, lungo la strada consolare costiera che da Napoli conduceva Oplonti, (oggi Torre Annunziata N.d.R.) a Pompei e a Nocera, numerose ville palazzi, terme, borgate. Le ville, come ci documentano affreschi vedutistici rinvenuti negli scavi, s’innalzavano presso il mare o su ameni balsi, disoponevano di grandi terrazze, verande, belvederi, alcove verso l'ampia veduta del golfo, avevano portici e Corridoi, giardini e boschetti adorni di statue e fontane. Ebbe anche l’imperiale famiglia Giulio-Claudia una ”villa in herculanensi pulcerrima” posta presso il mare, a vista dei naviganti, che - come ci informa Seneca, De ira III, 21- Caligola fece distruggere perché ivi era stata relegata a Tiberio a sua madre Agrippina. E gli edifici si accomunavano a quelli stanziati lungo tutta la costa, da Miseno al promontorio di Minerva (Punta della Campanella).
Questi edifici erano tanti che al geografo greco Strabone approdante dal mare diedero l’impressione di tutta una sola ed estesa città.(Geogr. V). Ma allo splendore seguì la rovina. Nel 62 o 63 d. C., durante il regno di Nerone, un violento terremoto faceva crollare in gran parte Ercolano, come Pompei, e arrecava gravi danni a Nocera, Stabia, Napoli, Pozzuoli.
Era il 24-25 Agosto del 79, regnando Tito, dopo diverse scosse sismiche, fra boati e scotimenti, il Vesuvio, rimasto quieto da tempo immemorabile tanto da non essere considerato nemmeno un vulcano, si sventrava e dava luogo ad una gigantesca eruzione.
Testimone oculare ed egli stesso fuggiasco fu lo scrittore Plinio il Giovane che in quei giorni dimorava a Miseno e fece dello straordinario evento la descrizione vera e drammatica in due lettere inviate allo storico Tacito: una grossa nube somigliante ad un pino si era levata dal Vesuvio e lasciava cadere cenere e lapilli, mentre suo zio Plinio il Vecchio, famoso naturalista e comandante della flotta militare di stanza a Miseno, deciso ad osservare il fenomeno da vicino e a soccorrere una certa Matrona Rectina e la popolazione si mosse con delle navi verso la costa vesuviana; ma, ostacolato dalle avverse condizioni, deviò verso Stabia, dove, soffocato dalla pioggia di cenere ardente e dalle esalazioni di zolfo morì insieme a tanti fuggiaschi.
Pompei, Oplonti, Stabia venivano sepolte da una pioggia di pietre pomici, sabbia vulcanica e cenere, mentre un’ingente massa di detriti accumulatasi intorno al cratere e sulle pendici del Vesuvio, mescolandosi alle acque che, assorbite allo stato di vapore si accompagnano sempre ad ogni convulsione vulcanica, formando un immenso torrente fangoso, discese con furia lungo la china del monte dalla parte di Ercolano e travolse al suo passare i campi, le ville e la città stessa sommergendola ed elevandosi fino ad un’altezza di 20-30 metri. L’intero territorio vesuviano rimaneva profondamente sconvolto e delle città si perdette il sito.

Ciro di Cristo

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ADDIO CIRO!
Ciro Di Cristo ci lascia nel dolore di una umanità assente ad ogni messaggio di bontà!
Nel 1965 conobbi Ciro sulla redazione de La Torre. Nell'ultimo semestre di vita del Comm. Sorrentino, Ciro ed io riempivamo le colonne del periodico, fino a quando l'avv. Accardo ne diventò responsabile. E andammo via per incompatibilità con il neo-direttore, il quale godeva nel "rifare" gli articoli, secondo propria grammatica.
Ciro, per una forma di ipoacusia congenita, si isolava nel suo mondo e meditava, scriveva, studiava con l'umiltà di sempre e con la sua forma ricercata.
Condoglianze sentite alla sua famiglia e ai suoi fratelli, compagni di avventura giornalistica.



Franco Penza



ID: 6968  Intervento da: Vito D'Adamo  - Email: Viad37@online.de  - Data: domenica 2 settembre 2007 Ore: 16:43


Ciro Di Cristo non è più.
Una notizia assai triste, anche per me, che non lo conoscevo; e che di suo non ho altra presenza, oltre al volume: “Torre del Greco”, dal quale egli, da compiuto e severo Autore, aveva ripassato di propria penna le parole errate.
Aggiungo la mia partecipazione al lutto, che ha colpito la famiglia e la comunità torrese.



Vito D'Adamo torrese dalla Gerrmania



ID: 6964  Intervento da: la redazione  - Email: info@torreomnia.it  - Data: domenica 2 settembre 2007 Ore: 12:15

CONDOGLIANZE


Una rappresentanza della redazione si associa al dolore che ha colpito la famiglia e gli amici del Prof. Ciro Di Cristo in rispetto del suo senso etico e culturale della vita e per il suo amore sviscerato per la nostra città.



ID: 6963  Intervento da: Carlo Boccia  - Email: carloboccia@virgilio.it  - Data: domenica 2 settembre 2007 Ore: 11:38

il mio dispiacere per la morte del Prof. Ciro Di Cristo che ho ammirato tutta la vita per il suo impegno sulla storiografia torerese.
Vive condoglianze alla famiglia.



Carlo Boccia


ID: 6962  Intervento da: Ciro Adrian Ciavolino  - Email: ciroadrian@libero.it  - Data: sabato 1 settembre 2007 Ore: 20:18

Era la settimana scorsa, mi intrattenevo al tavolo di un bar col preside Gennaro Di Cristo, passò da lì Ciro Di Cristo, era l'ora solita che lo vedeva percorrere Via Vittorio Veneto per andare alla circumvesuviana, viveva certamente non con felicità in un paese vicino. Ci parlò da quella distanza incolmabile che lo divideva da noi e che ormai gli perdonavamo, da tanti anni, la sua sordità che lo teneva lontano ma ci era vicino, lo amavamo per la sua cultura e per la sua passione per la storia della nostra città. Ci rassicurava che il suo libro ultimo sarebbe stato al più presto pubblicato a cura del'Amministrazione Comunale.
Quando tre giorni orsono, verso sera ho visto l'unico manifesto in via Veneto che annunciava la sua morte, ho ricordato il nostro recente incontro e tutti gli anni della sua presenza sulla scena culturale di Torre del Greco.
Il giorno dopo, quello dei funerali, il manifesto era già coperto. c'è pessimo uso delle affissioni mortuarie, ognuno fa il proprio comodo.
Ho telefonato ad un amico lontano. Anch'egli lo amava e lo stimava tanto.
Ciro Di Crsto è' stato mio collega di scuola, l'ho avuto per molti anni vicino.
Gli volevamo bene.



Ciro Adrian Ciavolino



ID: 6961  Intervento da: francesco raimondo  - Email: ciccioraimondo@fastwebnet.it  - Data: sabato 1 settembre 2007 Ore: 19:47

Ho letto con sorpresa della improvvisa dipartita dell'amico prof. Ciro Di Cristo. Sapevo della sua ultime preoccupazioni circa le difficoltà che incontrava nel portare avanti la pubblicazione di una sua ultimo lavoro avente come oggetto la storia del nostro territorio a partire dall'antichità classica. Non pensavo che non l'avrebbe vista realizzata! E' accaduto a Lui quello che capitò a mio padre. Fu mia cura poi di realizzare quella sua fatica. Mi auguro che avvenga lo stesso per il lavoro del caro amico Ciro. Mi auguro cioè che questo suo ultimo impegno storico sia realizzato in volume e che esso si affianchi a quelli già realizzati da altri intellettuali e riguardanti la nostra storia. E in effetti nel momento che esprimo ai familiari del prof. Ciro Di Cristo il mio cordoglio per l'improvvisa dipartita tengo a porre in evidenza che essa non rappresenta solo un vuoto in seno agli affetti familiari ma anche nella nostra società che perde un concittadino ricco di cultura, di esperienza e di amore patrio doti che in questi momenti difficili sono esempio per tutti. Ciro Di Cristo non sarà dimenticato.



Francesco Raimondo



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