ID: 7695 Intervento
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camillo scala
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doncamillo57@libero.it
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venerdì 23 novembre 2007 Ore: 13:44
Tutta la concentrazione è sul salvataggio. Resta da accertare se erano imbarcati torresi 23 novembre 2007 - La nave da crociera ‘Explorer’ sta affondando nelle acque dell’Antartide, non lontano dalle isole South Shetlands a largo delle coste argentine. A lanciare l’allarme, stamattina, è stata la Guardia costiera della Gran Bretagna. Tutti i 100 passeggeri e i 54 membri dell’equipaggio hanno lasciato la nave a bordo di scialuppe di salvataggio.
“Sappiamo che l’Explorer è entrato in collisione con qualcosa” ha affermato il responsabile di una stazione della Guardia costiera britannica. La dinamica della collisione e l’oggetto che l’ha provocata (con ogni probabilità un iceberg) restano ancora da chiarire. Quel che è certo è che la motonave costruita nel 1969, 2.400 tonnellate di stazza e battente bandiera liberiana, dopo l’urto si è inclinata di 25 gradi. L’attenzione, al momento, è concentrata sulle operazioni di salvataggio: sono coordinate nella città americana di Norfolk, in Virginia, e a Ushuaia, un porto sull’estremità meridionale della Patagonia argentina. Alle operazioni di soccorso, coordinate dalla guardia costiera di Falmounth, partecipano le guardie costiere di Argentina e Stati Uniti. La guardia costiera britannica è stata infatti coinvolta nelle operazioni di soccorso per l’esperienza che vanta in questo genere di situazioni.
Fonte www.noipress.it
(ANSA) - LONDRA, 23 NOV - Nell'Oceano Antartico sono in corso le operazioni di salvataggio di 154 persone a bordo di una nave da crociera che starebbe affondando. I 100 passeggeri e l'equipaggio - ad eccezione del capitano e di un ufficiale - hanno lasciato la 'Explorer' e sono saliti sulle scialuppe di salvataggio, aspettando l'arrivo dei soccorsi. La nave si trova non lontano dalle isole South Shetlands e alle operazioni di soccorso partecipano le guardie costiere di Argentina e Stati Uniti.
 A cura di Camillo Scala
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ID: 7694 Intervento
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camillo scala
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doncamillo57@libero.it
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venerdì 23 novembre 2007 Ore: 13:10
ATTUALITA' - ALTRA TRAGEDIA DEL MARE Resta da accertare se erano imbarcati torresi23 novembre 2007 - Dramma del mare in una zona remota dell'Antartico: una nave specializzata in crociere di lusso, la 'Explorer', con a bordo 100 passeggeri e 54 membri dell'equipaggio, è stata evacuata in fretta e furia dopo che ha incominciato a imbarcare acqua e a inclinarsi in seguito all'urto con un iceberg. Con l'eccezione del capitano e del primo ufficiale, tutte le persone a bordo hanno abbandonato la 'Explorer' e sono salite sulle scialuppe di salvataggio.Un gruppo di navi - sotto il coordinamento della guardia costiera britannica - è stato prontamente dirottato in quella zona e verso le 11:00 ora italiana ha iniziato a recuperare i naufraghi in balia di quel mare freddo. Secondo la compagnia marittima canadese Ga Adventures, proprietaria della 'Explorer', che è stata costruita nel 1969, ha una stazza di 2.400 tonnellate e batte bandiera liberiana, "tutti i passeggeri sono incolumi". L'allarme è scattato stamattina alle 06:24 ora italiana e oltre alla guardia costiera britannica - coinvolta per la grande efficienza che vanta in questo genere di operazioni - si sono mobilitate per i soccorsi anche le autorità marittime di Argentina, Cile e Stati Uniti. La nave ha colpito l'iceberg mentre navigava al largo delle isole South Shetlands, al sud dell'Argentina. L'urto ha aperto una falla di dimensioni ridotte (25 per 10 centimetri) ma sufficiente per farla inclinare di 25 gradi e metterla a rischio di affondamento. La 'Explorer' è specializzata in crociere di lusso nelle acque dell'Antartico, con terminale il porto argentino di Ushuaia. Una settimana di navigazione (compreso il volo di andata-ritorno tra Ushuaia e Buenos Aires) costa in media più di seimila euro a testa. Questi 'Antartic Tours' per vacanzieri danarosi comprendono spesso anche uno stop alle isole Falkland-Malvine, al centro della guerra del 1982 tra Argentina e Gran Bretagna.

Camillo Scala
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ID: 7688 Intervento
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giovedì 22 novembre 2007 Ore: 16:17
Alle vittime torresi della Moby Prince
Ieri abbiamo ricordato una tragedia di 50 anni fa, un'altra tragedia che non ha ancora una verità è quella del Moby, proprio ieri Il Mattino aveva qualcosa in proposito: I familiari delle vittime: verità sulla Moby Prince. «Succedono ancora troppe cose strane. Sulla tragedia della Moby Prince non si riesce proprio a fare chiarezza. Sono 17 anni che attendiamo la verità e invece ogni volta che si torna a parlare di quella sciagura, lo si fa solo per aspetti negativi. Sembra un’autentica congiura». Sono lapidarie le parole di Loris Rispoli, presidente del comitato Moby Prince 140, che mette assieme i familiari delle 140 vittime della collisione avvenuta nelle acque antistanti il porto di Livorno il 10 aprile 1991. Le stesse che ogni anno si ritrovano proprio in terra toscana per ricordare quelle esistenze spezzate, alla ricerca di una ragione per la più grande tragedia della marineria italiana. E ora, un nuovo giallo si aggiunge al mistero: l’aggressione subita a Pisa da Fabio Piselli, ex parà della Folgore ed esperto in spionaggio elettronico.
L’uomo sostiene di essere stato aggredito da quattro persone in seguito alla decisione di seguire indagini personali sulla morte del cugino, Massimo Pagliuca, anch’egli ex parà e provetto sommozzatore, e componente della Defence intelligence agency presso l’ambasciata americana che si trova al confine tra Pisa e Livorno, e subito dopo la collisione accompagnò a Camp Derby l’addetto militare dell’ambasciata. La sera del 10 aprile ’91, tra le vittime anche 21 marittimi campani: sette di Ercolano, cinque di Torre del Greco, tre di Caserta, due di Napoli e San Giuseppe Vesuviano, uno di Castellammare e uno di Avellino. Campano anche l’unico superstite, il mozzo Alessio Bertrand, giovane di Ercolano che però da tempo ha lasciato la propria terra d’origine. Da quel maledetto giorno solo ipotesi, ricostruzioni mai veramente confutate da fatti reali. Anche un processo, con condanne lievi e soprattutto senza reali colpevoli: «Una vicenda - prosegue Rispoli - sulla quale la Corte d’Appello di Firenze ha evidenziato numerose incongruenze. Poi sono arrivate le ipotesi di presunti traffici di armi nella zona del porto livornese, fatte dall’avvocato Carlo Palermo, che difende alcuni familiari, e che hanno portato nell’ottobre dello scorso anno la procura di Livorno a riapre il caso. Da allora però nessuna novità che abbia potuto svelare lo scenario della tragedia». E una novità si è avuta la scorsa settimana, quando del caso si è nuovamente tornato a parlare per l’aggressione subita da Fabio Piselli, in un primo momento indicato come consulente del caso Moby Prince, che aveva contattato proprio l’avvocato Palermo per fissare un appuntamento con un possibile testimone dell’ incidente in mare. L’uomo si sarebbe imbattuto in questo nuovo, presunto personaggio-chiave della vicenda legata al traghetto della Navarma indagando in maniera del tutto personale sul decesso del cugino Massimo Pagliuca, morto affogato al largo dell’isola di Capraia nel 2004. Indagini serrate - secondo quanto si apprende - che avrebbero portato Piselli a imbattersi in questa persona che invece avrebbe avuto da raccontare qualcosa di scottante sulla sera del mistero del 10 aprile 1991, quando poco dopo le 22 la Moby Prince fu divorata dal fuoco senza che nessuno riuscisse a fare nulla. Una sera con tanti perché e troppi buchi neri: di quel tragico viaggio iniziato a Livorno alle 22 e 03 e mai ultimato con l’arrivo a Olbia restano solo ombre. A bordo, l’equipaggio di 65 persone agli ordini del comandante Ugo Chessa e 75 passeggeri.
 Quello che è avvenuto al largo dello scalo toscano non è mai stato chiarito, e ancora oggi sono tante le interpretazioni e le ipotesi. Torre del Greco. «Quella del Moby Prince è una vicenda amara per la nostra città. La speranza, a quasi 17 anni da quel tragico 10 aprile, è che si possa fare finalmente chiarezza sulla sciagura, per dare risposte concrete ai familiari della vittime», dice il sindaco di Torre del Greco, Ciro Borriello. Cinque furono i morti della città del corallo: «Incontro spesso i familiari dei marittimi torresi morti sul Moby Prince - afferma - Nei loro occhi, pur a distanza di così tanto tempo, non leggo rassegnazione. Cercano la verità, una verità che vuole tutta l’Italia, prova ne sia la volontà di riaprire il caso dopo anni di silenzio». Un silenzio a cui non hanno partecipato proprio i componenti del comitato Moby Prince 140, che ogni anno si riuniscono a Livorno per ricordare con un corteo e una cerimonia pubblica quella tragica serata: «Nel corso della commemorazione dei defunti - dice Borriello - ho incontrato i genitori di alcuni ragazzi morti nel 1991. Ponevano l’accento proprio su questa manifestazione, alla quale il nostro Comune da alcuni anni ha deciso di non partecipare più. Li ho visti seriamente dispiaciuti del fatto che a quella manifestazione mancasse proprio il nostro labaro. Per questo ho deciso di ripristinare la partecipazione di una nostra delegazione alla prossima cerimonia in programma nel 2008». I familiari delle vittime torresi della Moby Prince hanno strappato anche un’altra promessa al sindaco: «Si lamentavano - conclude Ciro Borriello - del fatto che il monumento dedicato ai loro cari e presente al cimitero, fosse in uno stato di degrado. Si tratta di fare alcuni piccoli lavori, ma è giusto che questi interventi siano effettuati al più presto. Per questo abbiamo già previsto di stanziare una cifra adeguata in bilancio». Loris Rispoli non si arrende. Il presidente di Moby Prince 140, il comitato che raccoglie i familiari di tutte le vittime della tragedia avvenuta nel 1991 nella acque antistanti il porto di Livorno, commenta in maniera lapidaria la vicenda dell’aggressione di Piselli: «Una faccenda troppo strana - afferma - sulla quale anche la questura di Pisa ha deciso di andarci cauta. Tanto che per il momento si indaga solo per il danneggiamento dell’auto dell’uomo, da quello che apprendo dai giornali data alle fiamme da chi avrebbe aggredito Piselli».
 Nutre più di un dubbio sulla ricostruzione del fatto avvenuto la scorsa settimana Rispoli, e non lo manda a dire: «In un caso o nell’altro, siamo di fronte a una situazione gravissima. Se il fatto è vero, è l’ennesima pagina oscura di una tragedia con troppi nodi ancora da sciogliere. Se invece tutto fosse stato un po’ montato, avrebbero avuto l’unico effetto di distogliere ancora una volta l’attenzione sui motivi della tragedia». Il presidente del comitato dei familiari delle vittime del traghetto della Navarma non vuole sentire parlare di traffico d’armi: «Attenzione - dice - non dico che nella zona non potevano esserci imbarcazioni con armi a bordo. Ma di qui a dire che quella tragedia è frutto di un tentativo per distogliere l’attenzione su quelle imbarcazioni ce ne passa. Avrebbero potuto dare fuoco a un magazzino, senza mettere a rischio la vittima di decine di persone». Rispoli addossa ad altri le responsabilità. «Quel traghetto aveva troppi problemi quella sera: era partito con un solo radar funzionante anziché dei tre tre. Aveva problemi accertati a timone, elica e alla radio. Senza dimenticare le responsabilità della Capitaneria: se ci fossero state distinzioni tra le rotte di stazionamento e quelle di entrata e uscita, quella tragedia non sarebbe avvenuta».

Camillo Scala
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