ID: 8115 Intervento
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camillo scala
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giovedì 24 gennaio 2008 Ore: 17:24
ID: 7888 Intervento
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camillo scala
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sabato 15 dicembre 2007 Ore: 13:46
E' deceduta anni l'armatrice torrese Maria Laura Cafiero
«Il mondo armatoriale italiano - ha detto il presidente della Confitarma, Nicola Coccia - perde oggi uno dei suoi protagonisti» Stamani è deceduta l'armatrice Maria Laura Cafiero. Nata a Torre del Greco nel 1941, primogenita di Salvatore Cafiero, ha cominciato ad avere un ruolo importante nell’azienda paterna agli inizi degli anni ’70 e dal 1982, alla morte del padre, ha assunto la guida di un gruppo di società che si è sviluppato nel settore del rimorchio portuale e che successivamente ha diversificato le sue attività soprattutto affermandosi ai vertici mondiali nel settore ad alta tecnologia delle navi per l'assistenza alle piattaforme petrolifere. «Il mondo armatoriale italiano - ha sottolineato il presidente della Confederazione Italiana Armatori (Confitarma), Nicola Coccia - perde oggi uno dei suoi protagonisti. Con lei se ne va una grande signora dello shipping italiano e con grande tristezza, mi rendo portavoce del profondo cordoglio della Confitarma e delle 250 aziende aderenti alla nostra Confederazione della quale Maria Laura Cafiero era un importante esponente». Il Gruppo Cafiero Mattioli, sotto la presidenza di Maria Laura Cafiero, si è articolato in quattro società: Ca.Fi.Ma Spa, la holding cui fanno capo la Scinicariello Ship Management, la Augusta Offshore (supply vessels) e la Capieci (rimorchiatori). La Cafima U.K. si occupa delle deep sea vessels. In totale la flotta gestita è composta di 45 unità che impiegano complessivamente 730 unità lavorative. Nel 2001 Maria Laura Cafiero è stata la prima imprenditrice napoletana ad essere nominata cavaliere del lavoro dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Nel 2002 è divenuta presidente del consiglio di amministrazione dell’Editoriale del Mezzogiorno, società editrice del “Corriere del Mezzogiorno” di Napoli e Bari del Gruppo RCS Quotidiani, distribuito con il “Corriere della Sera”. Nel 2005 è stata eletta presidente del Gruppo del Mezzogiorno dei Cavalieri del Lavoro e nel 2006 ha ricevuto il premio Marisa Bellisario da inforMare.
Note: La signora Maria Rosaria Maliardo, moglie di Luigi Mari, ha vissuto la sua infanzia insieme alle sorelle Cafiero Laura (deceduta) Paola, Bruna e Sandra in Via Curtoli, 20 (sede attuale dell'Antiquariato Torlo). Una famuglia di "signori" di nome e di fatto. Qualche aneddoto: Il Comandanre Salvatore Cafiero possedeva una delle poche automobili che allora circolavano per Torre. I genitotori di Maria Rosaria Maliardo-Mari avevano il compito di smontare le ruote la sera e rimonrtarle la mattina per evitare il furto, visto quello che costavano allora, e venivano generosamente ricompensati. I Cafiero giocavano a ping-pong con i notabili di Torre. Ogni pallina che cadeva e veniva riportata su veniva ricompensarta con 10 lire. Spesso le palline venivano buttate giù a posta per attuare la propria generosità visto che la famiglia a pian terreno ne aveva bisogno. E la carrozzella. Solo d'estate i Cafiero montavano su di una piccola carrozzella e scendevano verso il centro Torre. La curiosità di tutto il quartiere era dove fossero diretti con quel veicolo raro per Torre. L'allora bimba Maliardo-Mari incuriosita un giorno li seguì a piedi. I Cafiero se ne accorsero e l'accolsero con se. La carrozzella si fermò giù ad una Litoranea semideserta con appena un paio di strutture di accoglienza balneare. E furono bagni di mare con eleganti monocostumi per tutta l'estate e l'estate dopo e ancora dopo.
ID: 7834 Intervento
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camillo scala
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domenica 9 dicembre 2007 Ore: 14:59
Per tutti i marittimi torresi sparsi nei porti del mondo devoti all'Immacolata abbiamo con modesti mezzi immortalato ciò che a loro avrebbe fatto piacere vedere , per pochi attimi siamo stati i loro occhi e le loro orecchie solo ed esclusivamente per regalare virtualmente la gioia di emozionarsi e di commuoversi. Sul sito marittimi o attraverso torreomnia cliccando marittimi.foto e video IMMACOLATA Grazie doncamillo
ID: 7789 Intervento
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camillo scala
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lunedì 3 dicembre 2007 Ore: 14:15
La fiaccolata dei marittimi torresi per dire "NO" al precariato.
Con qualche minuto abbondante di ritardo, sulla tabella di marcia prevista dall'organizzazione,dovuto in parte al ritardo del primo cittadino e in parte dalla questione vessilli e stendardi (di parte) felicemente risolta, facendo prevalere il buon senso che consigliava di riporre il tutto di nuovo negli armadi ,è partita con il Sindaco in testa (senza fascia tricolore) ed alcuni consiglieri comunali la fiaccolata dei marittimi torresi per denunciare le problematiche della categoria. Si è partiti dalla mitica Piazza Santa Croce scenario storico di quella rivolta dei marittimi torresi del 1959,una pagina di storia indelebile e pregnante di contenuti di una città e di un popolo che quando vuole non si fa "cadere le braccia" certo da allora sono passati, quasi 50 anni, ma la triste storia dei marittimi è rimasta, se non peggiorando, sempre la stessa. Un lungo corteo composto e silenzioso è scivolato in un silenzio innaturale tra le principali vie cittadine mentre a mò di solidarità i negozianti al suo passaggio spegnevano le luci e abbassavano le saracinesche, facendo rimanere solo la fioca e traballante fiammella delle fiaccole che come voci in sussulto chiedevano: garanzie per il futuro e per le loro famiglie;chiedevano la stabilizzazione dei precari sia dell'armamento privato che della flotta pubblica e chiedevano sopratutto ai sindacati e alle istituzioni di non essere abbandonati per non scomparire del tutto. Composto, ordinato e civile il corteo di uomini ,donne e bambini è ritornato laddove era partito, per poi sciogliersi in modo pacifico e tranquillo,non prima di alcune parole di congedo e di ringraziamento da parte degli organizzatori, alle istituzioni e a quanti vi avessero partecipato, che con la loro presenza rappresentavano, una tangibile risposta a quanti si erano augurati e sperato in un flop. Ora bisogna sperare che chi ha il compito di ascoltare e di agire per conto nostro, sappi nelle opportune sedi portare avanti le problematiche che i marittimi torresi in silenzio hanno denunciato. Unico neo, se ci è permesso dire "ci sarebbe piaciuto che davanti al corteo ci fosse almeno uno striscione con su scritto "MARITTIMI TORRESI" Sul sito dei marittimi c'è il video della manifestazione e alcune foto non eccelse della manifestazione.
INOLTRE SUL SITO DEI MARITTIMI C'E' IL GIORNALE CURATO DA CAMILLO SCALA.
Video inviato a You Tube a cura della redazione di TORRE (D'A) MARE
doncamillo
ID: 7782 Intervento
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camillo scala
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domenica 2 dicembre 2007 Ore: 21:27
Sul sito dei marittimi in Torreomnia ampi servizi, foto e video della fiaccolata dei marittimi, inoltre a breve sempre sul sito on line TORRE NEWS aggiornato al 3/12/07
ID: 7750 Intervento
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camillo scala
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giovedì 29 novembre 2007 Ore: 22:33
Bangladesh,il cimitero delle navi
Nei primi anni '70, la demolizione delle navi era un'operazione industriale altamente meccanizzata che veniva eseguita nei cantieri navali di Gran Bretagna, Taiwan, Messico, Spagna e Brasile. Ma con l'aumentare dei costi per sostenere gli standard relativi ad ambiente, salute, sicurezza, la demolizione navale si è sempre più spostata verso gli stati poveri dell'Asia. Per ottenere massimi profitti, gli armatori spediscono le loro carrette del mare nei cantieri di India, Bangladesh, Pakistan, Cina, Filippine e Vietnam, dove la tutela della salute dei lavoratori e la sicurezza sono praticamente ignorati e gli operai cercano lavoro in modo disperato.Nel cantiere di Potenza Beach, nel porto di Chittagong, si trovano quasi 20 navi l'una accanto all'altra in varie fasi di smantellamento. Sbadigliano, mostrando i loro corpi sventrati e versando inquinamento sulle rive sabbiose. I lavoratori sono esposti a numerosi rischi: cadute, incendi, esplosioni e vengono a contatto con diversi tipi di sostanze chimiche tossiche."Troppo spesso le navi che i miei operai demoliscono contengono sostanze che li danneggiano," dice un capo cantiere. "Ma se la navi non vengono demolite, perdiamo il lavoro. Per questo dobbiamo farlo comunque." I circa 1500 operai dei cantieri di Chittagong guadagnano a malapena 2 dollari al giorno per distruggere le carcasse di acciaio. La maggior parte di loro non indossa indumenti di protezione. Molti non possiedono neanche guanti per proteggere le mani dai tagli causati dalle enormi lastre di metallo. Come in altri cantieri di demolizione del sud dell'Asia, la poca tecnologia che vi si trova è spesso rudimentale. Ci sono testimonianze di cavi che saltano in aria e di esplosioni inaspettate.Il Bangladesh è fortemente dipendente dall'industria di demolizione navale per l'approvvigionamento interno di acciaio e non si preoccupa di applicare alcuna restrizione all'industria in nome della sicurezza ambientale e dei lavoratori. Non esiste alcun corpo di controllo equipaggiato per far valere le norme basilari di sicurezza ambientale o per assicurare la protezione dei circa 30mila lavoratori direttamente coinvolti nella demolizione navale. Chittagong è oggi il secondo più grande centro per questa industria dopo Alang in India. Nonostante sia difficile ottenere dati precisi, pare che il numero di incidenti e vittime al cantiere di Chittagong sia il più alto di tutta la regione. La cintura costiera di circa 20 km a nord di Chittagong, dove le navi vengono demolite, è pesantemente inquinata da numerosi versamenti di petrolio. La maggior parte dei pescatori della regione hanno cambiato lavoro, sono emigrati o hanno trovato un'occupazione alternativa nel cantiere. Chi è responsabile per questa situazione ?"E'inutile parlare dei problemi riguardanti l'industria di demolizione navale. Questo Paese ha due enormi compiti che richiedono l'impiego di tutte le risorse disponibili: la costruzione della democrazia e la lotta alla povertà", dichiara un giornalista di Chittagong.Nel lungo periodo, la speranza è che gli standard minimi per il rispetto dell'ambiente e delle condizioni di lavoro vengano imposti dall'organizzazione marittima delle Nazioni Unite, la IMO. Ma chi coprirà i costi delle migliori condizioni di lavoro e degli sforzi per l'ambiente? I demolitori, i costruttori di navi, i proprietari o il governo?Ci troviamo di fronte a un forte aumento del numero di navi da distruggere: circa 700, un numero che potrebbe tra l'altro raddoppiare entro la fine del 2005. Il problema deve essere affrontato il prima possibile: un incremento delle demolizioni significa un aumento dei danni ambientali e dello sfruttamento dei lavoratori in Paesi come il Bangladesh. Oltre il 90 per cento delle 700 navi che ogni anno vengono fatte a pezzi finisce sulle spiagge di India, Pakistan e Bangladesh. Migliaia di operai lavorano per fare a pezzi le imbarcazioni e ricavarne ritagli di metallo. La maggior parte di queste sono state costruite negli anni '70, prima che molte sostanze pericolose venissero bandite. Allora venivano utilizzate grandi quantità di amianto, vernici contenenti cadmio, ossido di piombo e anticorrosivo al cromato di zinco, e tinture contro le incrostazioni fatte di mercurio e arsenico.Le carrette del mare conservano anche un'ampia gamma di altri rifiuti tossici come PCB, stagno tributilico e diverse migliaia di litri di petrolio. Le petroliere trattengono fino a 1000 metri cubi di petrolio residuo. In Europa, questi materiali sono soggetti a controlli speciali e a regole molto rigide. Sulle spiagge aperte di Chittagong, nel Bangladesh sud occidentale, invece, le vecchie imbarcazioni vengono fatte a pezzi in condizioni di lavoro disumane. I demolitori del Bangladesh sono tra le forze lavoro meno pagate del mondo, ma dicono di essere comunque disposti ad affrontare i pericoli. La maggior parte dei cantieri opera con un margine di profitto molto basso. Ogni parte della nave viene riciclata, fino alla campana di ottone, e altri pezzi vengono venduti come souvenir. Le lamiere di acciaio sono trasformate in aste di ferro che vengono poi riutilizzate nell'edilizia.Il sostentamento di migliaia di persone dipende dalla demolizione delle navi, un lavoro troppo sporco e faticoso per il mondo sviluppato. Che per quanto sottopagato e pericoloso, rimane il modo più efficiente per disfarsi del numero crescente di carrette del mare che nessuno vuole più.Dal sito dei marittimi torresi
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