Pupi torresi           pag. 7

 


                       Tore 'e Criscienzo

PER LA PAR CONDICIO

Nome, cognomi, nomignolo di tutti gli altri pupanti napoletani

Dopo detto tutto dei Buonandi mi pare che sia giusto ricordare i colleghi scomparsi, i primi maestri dell'opera dei pupi napoletani che fecero da caposcuola nel XIX secolo.

ABATE MICHELE - attivo tra la seconda metà dell'ottocento inizio novecento, da Caserta si trasferì a S. Maria Capua Vetere.

ABATE CARLO - figlio di Michele, continuò l'attività fino agli anni sessanta, possedeva una tenda Trasportabile con la quale girava per varie piazze, e in più una giostra e giochi d'attrazione.

ABRUZZESE GIUSEPPE - accavallo tra l'ottocento e il novecento, s'impiegò con la società elettrica "IL VOLTURNO", negli anni trenta curò tutti i copioni, dell'opera dei pupi e divenne l'autore delle storie.

CORELLA NICOLA - attivo tra l'ottocento e il novecento, da Napoli si trasferì a Torre Annuziata. CORELLA VINCENZO - figlio di Nicola attivo fino agli anni cinquanta, a Torre Annuziata.

CORELLA AMETEO - figlio di Nicola, attivo fino agli anni cinquanta, con sede a Castellammare di Stabbia.

DE SIMONE GIOVANNI - anche lui della vecchia guardia, conosciuto come "ò masto" ( maestro)

DE SIMONE GENNARO - figlio di Giovanni, detto "Gennaro à Brucatiello". Per la voce rauca che aveva, fu un grande Artista completo di tutto, non aveva pupi e lavorava con chi ce li aveva nel napoletano.

FERRARO GENNARO - "Ferrariello", senza avere i pupi di sua proprietà, attivo dal l'ottocento alla metà del 1900.

FERRARO AMEDEO - figlio di Gennaro, anche lui senza capitale lavorava contro terzo, ci lasciò ch'era sempre giovane negli anni cinquanta.

FERRARO SILVIA - figlia di Gennaro, a lavorato fino all'ultimo teatrino con i pupi napoletani.

FERRIERO GIUSEPPE - (Ò Fricchione) era bravo per l'arte senza pupi di sua proprietà, si alternava scritturandosi con compagnie dei personaggi, anche lui a continuato fino all'ultimo.

DI GIOVANNI LUIGI - capostipite di una famiglia di Marionettisti, conosciuto come "Luigiello ò guaglione", attivo dalla metà del 1800 ai primi anni del 1900.

DI GIOVANNI ANTONIO - figlio di Luigi, specializzato per le marionette a fili, negli anni trenta in un locale DELLA RINASCENTE in Napoli faceva spettacoli per i clienti del negozio.

DI GIONANNI VINCENZO - figlio di Luigi, con pupi di sua proprietà a esercitato fino a tutti gli anni cinquanta.

DI GIOVANNI GIACOMO e SAVERIO altri due figli di Luigi, col fratello Vincenzo anno esercitato fino al 1952.

GIAMBRUNO "padre" - costumista e operatore dell'opera dei pupi.

GIAMBRUNO VINCENZO "figlio" specializzato per marionette a fili, aveva lavorato con la compagnia di Fantocci YAMBO di Firenze.

GIAMBRUNO ARMANDO (fratello di Vincenzo) a lavorato con Ciro Perna di Fratte Maggiore fino a tutti gli anni sessanta.

LA ROCCA GAETANO - (Zi Aitano) caposcuola della metà del 1800.

PERNA CIRO - ( Ò Scutiero) attivo a cavallo 1800 al 1900, con sede a Casoria (NA).

PERNA GIOSEPPE - figlio di Ciro, apriva teatro a Pozzuoli e a Napoli facendo una stagione qua e una la, a esercitato fin tutto la metà del 1900.

PERNA GIUSEPPE - "Va te lava", nipote a Ciro, attivo per più di vent'anni con sede a Ercolano.

PERNA CIRO - figlio di Giuseppe, con una tendopoli per lo spettacolo viaggiante, con sede a

Fratta Maggiore (NA) uno degli ultimi rimasti, è passato a miglior vita ed era sempre giovane.

Termina l'elenco con l'ultimo dei Corelli "NICOLA FURIATO" scomparso nell'ultimo decenne del XX secolo.


Tina De Lorenzo. Le dedicarono il teatro all'aperto di Via Gaetano De Bottis, soppresso negli anni 50

DAI RACCONTI DEL MAESTRO ALFREDO
Già detto che spesso andavo a farli visita e tutti i nostri discorsi erano di teatro e cosa del genere, e dai suoi racconti ne ho presi qualcuno che merita essere pubblicato per la storia del teatro napoletano.

IL DEBUTTO DI TOTÒ'

Durante la prima guerra mondiale, Alfredo Buonandi era militare con mansioni di furiere. Dopo essere stato al fronte con un ospedale da campo, lo destinarono ad un ospedale militare della Capitale, in una fureria con il grado di sergente.
La sera era solito andare al teatro con gli amici, colleghi sottufficiali, così ebbe occasione di conoscere un impresario, capo comico che aveva adottato un ragazzo di nome Antonio Clementi. Il giovane adolescente, per guadagnare la mancia si adoperava a riservare i posti a questi sottufficiali che erano presenti tutte le sere. Una sera il ragazzo gli chiese: "Sergè m'avisseva prestà na divisa da surdato per sabbato sera" (Sergente mi dovreste prestare una divisa da soldato per sabato sera), al chè loro gli chiesero il motivo, la risposta fu "Sabato io debutto in questo teatro e canto una macchietta da soldato" e loro: " veramente? E che canti? Sai cantà tu?, rispose "si canto Totonno se ne va, e poi saccio fa pere è mosse come il De Marco, me laggiò imparato, ogni volte che papà lo scritturava io da dietro le quinte lo seguivo attentamente, me laggiò imparato e faccio come fa lui", gli altri: "Veramente? Staremo a vederti", (i movimenti legnosi della marionetta a colpi di grancassa, prima di Totò sulla scena le faceva il comico eccentrico di varietà napoletano GUSTAVO DE MRCO attivo negli anni fine 'ottocento ai primi del novecento). Fu così che gli prestarono la divisa, il giovanissimo Antonio diete prova del suo talento artistico su di un palcoscenico romano ed ebbe un grosso successo. Il patrigno visto l'interessamento degli spettatori che ridevano e chiedevano il bis in massa, lo fece esibire altre sere. Gli feci confezionare dei vestiti con risvolti a colori vivaci come quelli che indossava sulla scena "il comico del momento", con una sola differenza, la qualità della stoffa, il De Marco li aveva di velluto e risvolti in raso, mentre Antonio li aveva di flanella con risvolti di seta comune. Per qualche tempo ci fu questa situazione poi, arrivò il successo, il resto lo conosciamo un po’ tutti.

Questo racconto mi fu fatto negli anni quaranta, allora sui giornali si leggeva "TOTÒ SI CONTENDE IL TITOLO DI PRINCIPE" per via legale, questo titolo ha carattere cubitale sul MATTINO DI NAPOLI il maestro mi disse: "ma che sta facenne chisto fesse, vo fa sapè è fatte suoie?" (ma che sta facendo questo, va fa sapere i fatti suoi?), io li domandai il perché e lui mi narro la storia appena detto. Fu fatta una causa civile che si concluse nel 1945, con la vittoria del grande Totò, e dall'ora sappiamo del titolo acquisito: il "Principe De Curtis".

RAFFAELE VIVIANI

Un altro personaggio che fece il primo incontro con il pubblico sulle tavole del palcoscenico dove operavano i pupi. Era figlio di un sarto "costumista", il padre cuciva vestiario per gli attori di carne e ossa e per quelli di legno, a "Castellammare di Stabia" dove c'era l'opera dei pupi di Zi Filippo (Filippo Buonandi) a fine settimana abbinava ai pupi un varietà con i dilettanti locali. Un sabato sera fu la volta gel giovanissimo Raffaele, si può immaginare l'età del ragazzo che per l'occasione indosso il frac di un pupo, (il pupo napoletano era alto un metro e aveva 40 di spalle). Il ragazzo cantò una macchietta e fece un gran furore, il pubblico applaudiva entusiasta, il successo fu clamoroso: come dice un proverbio: "il buongiorno si vede dal mattino".

TATO' NU TE LAVA' 'O CAMMESE

È un altro racconto del maestro, un aneddoto della seconda metà del XIX secolo. I fratelli Salvatore e Luigi Buonandi avevano il teatro con i "pupi stabile" nei quartieri Spagnoli di Napoli, tutte le sere chiudevano lo spettacolo con una farsa di Pulcinella recitata da loro medesimo, chi si vestiva con il camicione con la maschera e il coppolone era Salvatore, aveva un solo camicie e lo indossava tutte le sere, dopo più di un mese di recite non si vedeva più il bianco di quel camicie, ogni volta che lo indossava diceva al fratello: "Luì chistu cammese và lavato" (Luigi questo camice va lavato), l'altro che era superstizioso gli rispondeva: "Totò nu te la và 'o cammese" (Salvatore non lavare il camice). La sua superstizione era tale che se si lavava il camice il pubblico si sarebbe allontanato. Tutte le sere, quando si preparava per andare in scena Salvatore diceva al fratello: "stu camese va lavato" l'altro rispondeva di no! Salvatore stanco di ripetere sempre la stessa frase, una sera dopo lo spettacolo senza dire niente al fratello si portò a casa il camice e lo fece lavare dalla moglie, il giorno dopo la sera, guarda caso, non si presentò nessuno a vedere il teatro, i fratelli si guardavano e non sapevano individuare la causa, dopo un po’ dice con calma Salvatore: "proprio stasera che avevo "lu cammese bella bianco", Luigi andò su tutte le furie e ripeteva: "te l'aveve ritto, Tatò non te lavà 'o cammeso!". (te lo diceva non lavarti il camice). Non solo quella sera ma anche le altre non vennero più spettatori e furono costretti a smantellare il teatro e a trasferirsi in un'altra zona della città.

Non so se credere alle superstizione, ma gli uomini di una volta ci tenevano e si riguardavano a non partire per un viaggio ne di Venerdì e ne di Martedì, neppure il costruttore di barche impostava una nuova imbarcazione in uno di quei giorni, il maestro falegname non puliva mai il banco di lavoro con una granata perché portava scalogna e non avrebbe avuto più commesse di lavoro, si limitava a togliere i trucioli dal banco con un pezzo di legno e guai se il ragazzo si serviva di una scopa rischiava d'essere licenziato.